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“ANCORA UNA VOLTA LA REALTÀ PRESENTA IL CONTO ALLA PROPAGANDA” – L'EX CAPO DELLA POLIZIA FRANCO GABRIELLI, IN CAMPO AL FIANCO DI ERNESTO MARIA RUFFINI CON IL PARTITO “PIÙ UNO”, INCHIODA GIORGIA MELONI ALLE SUE CONTRADDIZIONI PER L’ATTACCO SGUAIATO ALLA GIP CHE HA DECISO LA SCARCERAZIONE DI YOUSSEF SIHER: “QUELLA TERZIETÀ DEL GIUDICE, TANTO INVOCATA NELLA CAMPAGNA REFERENDARIA SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, È DIFFICILE DA ACCETTARE QUANDO CONTRADDICE LE ASPETTATIVE DI CHI GOVERNA. È QUI CHE EMERGE IL LIMITE DI UN MODO DI GOVERNARE LA SICUREZZA: PRESENTARE OGNI NUOVA NORMA COME RISOLUTIVA E, QUANDO LA REALTÀ SMENTISCE LE PROMESSE, CERCARE QUALCUNO CUI ATTRIBUIRE LA COLPA”
Dall’account Facebook di Franco Gabrielli
ERNESTO MARIA RUFFINI E FRANCO GABRIELLI
Ancora una volta la realtà presenta il conto alla propaganda. E questa volta lo fa attraverso la decisione di un giudice terzo: quella terzietà tanto invocata nella recente campagna referendaria sulla separazione delle carriere, ma evidentemente difficile da accettare quando contraddice le aspettative di chi governa.
Le decisioni giudiziarie si possono criticare e impugnare. Screditare chi le assume significa invece colpire la credibilità delle istituzioni, come ha ricordato l’ANM. E dimenticare che la giustizia è amministrata in nome del popolo italiano, anche quando non asseconda la narrazione della maggioranza.
Matteo Piantedosi Giorgia Meloni
È qui che emerge il limite di un modo di governare la sicurezza: presentare ogni nuova norma come risolutiva e, quando la realtà smentisce le promesse, cercare qualcuno cui attribuire la colpa. Lo abbiamo già visto con il fermo preventivo, celebrato dopo gli incidenti di Torino come misura salvifica e pochi mesi dopo incapace di impedire le violenze in Val di Susa.
Eppure sir Robert Peel, padre della polizia del consenso, ci ha lasciato un insegnamento fondamentale: l’efficacia della polizia si misura nell’assenza di crimine e disordine, non nell’esibizione della forza impiegata per contrastarli.
ERNESTO MARIA RUFFINI - FRANCO GABRIELLI - FOTO LAPRESSE.
Una concezione che pone la fiducia dei cittadini alla base dell’autorevolezza delle istituzioni e che dovrebbe guidare anche chi ha la responsabilità politica della sicurezza: rispondere dei risultati, senza trasformare ogni insuccesso in un attacco a chi esercita una funzione di garanzia.
Perché il consenso raccolto delegittimando le istituzioni può durare una stagione. Le macerie della fiducia pubblica restano. E su quelle macerie saremo tutti meno sicuri.
youssef siher esce dal carcere
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