DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA…
"ANDRE', STAI MESSO MALE EH!" - ANDREA SEMPIO ARRIVA ALLA STAZIONE TERMINI DI ROMA INSIEME AL SUO AVVOCATO ANGELA TACCIA E VIENE ACCOLTO COSÌ DA UN PASSANTE (MEJO DELLA CASSAZIONE) - IL 38ENNE E' NELLA CAPITALE PER UNA PERIZIA PSICOLOGICA. LA SUA LEGALE SI LAMENTA: "È GIÀ COSTRETTO AI DOMICILIARI. PER LUI È DIFFICILE USCIRE DI CASA ANCHE PER FARE LA SPESA" - NEL NEGOZIO DI TELEFONIA DOVE LAVORA NON LO VEDONO PIÙ DA TEMPO E I COLLEGHI DICONO "È IN FERIE" (SULLA VETRINA C'È UN CARTELLO PER LA RICERCA DI PERSONALE) - "UNO DEGLI ULTIMI GIORNI CHE L'ABBIAMO VISTO CI HA CHIESTO UN COLTELLO. GLI SERVIVA PER TAGLIARE UNA COSA… CI SIAMO GUARDATI UN ATTIMO TRA COLLEGHI" - IL VERDETTO DEI RIS SULL'IMPRONTA 33 NELLA VILLETTA DELLA FAMIGLIA POGGI: "LA MANO DESTRA È DI SEMPIO"
ANDREA VISTO A ROMA "VOGLIONO INCASTRARMI" E AL LAVORO NON VA PIÙ
Estratto dell'articolo di Paolo Berizzi per “la Repubblica”
Andrea Sempio «è in ferie», dice con molto imbarazzo la collega del negozio di telefonia al centro commerciale di Montebello della Battaglia, 1400 anime nel pavese. In "ferie" a Roma. Il Messaggero ieri lo ha intercettato alle 12.25 alla Stazione Termini mentre era in fila per prendere un taxi.
Sempio è arrivato in treno da Milano insieme a Angela Taccia, una dei due legali che lo difendono e amica di gioventù. «Sono innocente, ogni cosa a suo tempo», ha detto il nuovo accusato per il delitto di Garlasco. Zaino, trolley, jeans, maglione e sneaker: il 38enne impiegato era in trasferta nella Capitale per una perizia psicologica.
ANDREA STEMPIO - MEME SU ANDREA SEMPIO
«Non riesco quasi più a lavorare» ha risposto a chi gli ha chiesto come stesse. «Sembra già costretto ai domiciliari — aggiunge Taccia — con la difficoltà di uscire di casa anche solo per andare a fare la spesa». Il blitz romano ha spezzato per qualche ora la linea di una vita, quella pavese, ormai avvolta nel mistero.
Lasciata la casa di Voghera, non si sa dove abiti Sempio adesso. Si torna dunque al posto di lavoro, a Montebello. Lavora ancora qui? «Sì, certo!». E il caffè a un euro alla "Cafeteria", il bar di fronte allo store: quando, l'ultima volta? «Una settimana prima dell'interrogatorio in procura. Poi basta, più visto, più venuto», giura la barista.
Raccontano i bene informati che Sempio ha lavorato al banco del negozio di cellulari fino a pochi giorni prima della convocazione dei pm, la mattinata degli interrogatori simultanei (lui non ha risposto) insieme a Marco Poggi, fratello di Chiara e amico storico dell'allora 19enne capellone ora indagato per omicidio volontario aggravato dai motivi abietti e futili e dalla crudeltà. Sulla vetrina del negozio c'è un cartello per la ricerca di personale.
Solo un caso? Chissà. «Magari sbaglio — ragiona la barista — ma credo che Sempio non lo rivedremo per un bel po'… ammesso che torni». Nel pavese l'impiegato al centro del più mediatico cold case della recente storia criminale italiana si "nasconde" per provare a togliersi dai riflettori.
Fino a febbraio 2025 la vita scorreva, tra molte difficoltà, lungo l'asse Voghera — dove abitava in un bilocale in affitto a un paio di centinaia di metri dal torrente Staffora e dal Ponte Rossa — e Montebello, ovvero il lavoro al centro commerciale. Dopo le perquisizioni di maggio e le ricerche della possibile arma del delitto nei fiumi, un giorno fuori dalla vecchia e un po' trasandata casa di corte è arrivato un furgone: caricati e portati via dei cartoni. Sempio da quel giorno i vicini non l'hanno più visto. Dov'è adesso? Come vive?
IMPRONTA 33 ATTRIBUITA AD ANDREA SEMPIO - DELITTO DI GARLASCO
Che vita è una vita da Sempio, ora che davvero il mondo pare crollargli addosso? Senza bisogno di indugiare su alcuna morbosità si può ipotizzare che il raggio vitale dell'uomo accusato di avere ucciso Chiara si sia ristretto a tre, anzi, ormai due coordinate. La casa di famiglia a Garlasco, a due passi dalla villetta dei Poggi in via Pascoli. E, forse, l'abitazione del suo avvocato, l'amica storica Angela Taccia. Rimarrebbe poi, appunto, il centro commerciale Montebello. Dove però non è più pervenuto.
Aneddoto di pura e suggestiva banalità raccontato da una delle dipendenti della Cafeteria. «Uno degli ultimi giorni che l'abbiamo visto ci ha chiesto un coltello. Gli serviva per tagliare una cosa… Ci siamo guardati un attimo tra colleghi». Non è tentazione mostrificante: è che la cronaca, in provincia, ingombra. «Ogni tot finisco nel tritacarne. Ma ne uscirò anche stavolta pulito». [...]
IMPRONTA 33, IL VERDETTO DEI RIS "LA MANO DESTRA DI SEMPIO" ALTRI AUDIO IN AUTO LO INGUAIANO
Estratto dell'articolo di Massimo Pisa per “la Repubblica”
IMPRONTA 33 ATTRIBUITA AD ANDREA SEMPIO - DELITTO DI GARLASCO
Otto firme sull'impronta 33. Sette alti ufficiali del Ris, a cominciare dall'attuale comandante a Parma, il colonnello Matteo Donghi, più il dattiloscopista Nicola Caprioli, per "blindare" la traccia attribuita dalla Procura di Pavia ad Andrea Sempio, collegarla definitivamente alla scena del delitto di Chiara Poggi e smontare le considerazioni passate e presenti del generale Luciano Garofano, che dall'Arma uscì nel 2009 ed è stato consulente dell'indagato nel 2017 e fino all'ottobre scorso. Furono i suoi ufficiali a non attribuire quell'orma nel 2007, ed è ancora un suo elaborato, firmato insieme al dattiloscopista Luigi Bisogno, la carta in mano alla difesa.
Contro la quale i pm pavesi, coordinati da Fabio Napoleone e Stefano Civardi, hanno giocato di rimessa. Scontato ma caustico è il supplemento di consulenza dello stesso colonnello Iuliano e del collega Caprioli. Che bocciano l'analisi di Garofano come «palesemente errata, priva di ogni fondamento logico e soprattutto denota una totale mancanza di spirito critico», con metodologia «del tutto insensata» e un uso «anacronistico» delle linee guida.
Vanno oltre gli altri specialisti del Ris guidati da Donghi, tutte firme del settore già applicate alle morti di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Serena Mollicone, Yara Gambirasio e ai corpi senza nome delle Fosse Ardeatine. E tutti concordi nel dire che la "33" è umida di materiale organico: «Vi sono elementi a supporto dell'ipotesi che i contatti all'origine dell'impronta — scrivono — abbiano depositato materiale liquido, che ha successivamente reagito con ninidrina». Il reagente che la arrossì.
La mano destra di quell'Andrea Sempio «preparato, controllato», che recita «una sorta di copione» davanti a giornalisti e telecamere. Quello che tradisce «difficoltà di natura relazionale» e «inventa storie di fantasia». O ancora quello «più spontaneo», senza «freni inibitori comunicativi» che parla facendo «riferimento a eventi effettivamente vissuti». Al sicuro nell'abitacolo della sua auto. Da solo.
IMPRONTA 33 ATTRIBUITA AD ANDREA SEMPIO - DELITTO DI GARLASCO - RICOSTRUZIONE DEI POSSIBILI EVENTI
Fin dal febbraio 2017, due giorni prima di essere interrogato da Mario Venditti, quando diceva: «È successo qualcosa quel giorno, era sempre lì a casa, però caz…, oh, alle nove e mezza a casa». Parole trascritte soltanto adesso dai carabinieri della Omicidi di Milano. Soliloqui che, rispetto alle apparizioni tv, denotano un «ricordo che viene rievocato al fine di abbassare il possibile stato di attivazione emotiva che il contenuto del materiale rievocato gli provocava».
La conclusione della consulenza psico-criminologica del Racis dei carabinieri sul profilo di Sempio, dà un senso a quei discorsi in solitaria: «Rispondere alla necessità di abbassare il livello di stress che i ricordi sollecitano». Con il «ripercorrere degli eventi» che mira a trovare una «spiegazione o giustificazione al proprio agito con il conseguente lenimento dello stato di attivazione stressogena». [...]
LA SCENA DEL CRIMINE - CASA POGGI - GARLASCO
Meno trasparente appare il Sempio televisivo, che ha «sempre mantenuto un assetto controllato, rigido e senza evidenziare scostamenti di colore emotivo», anche mentre «venivano proiettate immagini ad altissimo impatto emotivo raffiguranti le pozze di sangue sulla scena del crimine, le foto della povera Chiara, i vari ambienti della casa teatro dell'efferato omicidio». Insomma, «una sorta di copione accuratamente preparato in precedenza», evitando di pronunciare la parola "omicidio".
L'ossessione sarebbe maturata in camera di Chiara, davanti al pc. Lì dove gli altri storici amici della compagnia, ascoltati il 10 e il 27 marzo scorsi, non andavano mai. Mattia Capra, che entrava solo nel «salottino» per le sfide alla Nintendo: «Sono talmente poche le volte che siamo andati al piano di sopra». [...]
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