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BELGRADO CELEBRA IL SUO “MACELLAIO” – RATKO MLADIC, CRIMINALE DI GUERRA, GENOCIDA, “BOIA DI SREBRENICA”, SARÀ SEPOLTO CON I MASSIMI ONORI DI STATO E MILITARI. IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DI BELGRADO INSINUA CHE, ALL’OSPEDALE PENITENZIARIO DELL’AIA, NON SIANO STATE FORNITE A MLADIC CURE ADEGUATE – IN SERBIA UNA PARTE MINORITARIA (MA INFLUENTE) DELLA POPOLAZIONE RITIENE MLADIC UN EROE DELLA NAZIONE. IL PREMIER ALEKSANDER VUCIC NEGLI ANNI ’90 È STATO MINISTRO DELL’INFORMAZIONE DI MILOSEVIC…
SERBIA: BELGRADO, MLADIC SARÀ SEPOLTO CON ONORI MILITARI E DI STATO
(LaPresse) - Il generale Ratko Mladic, morto ieri all’Aia, sarà sepolto con i massimi onori di Stato e militari. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic, aggiungendo che il luogo di sepoltura sarà deciso dalla famiglia di Mladic. Lo riferisce la radio-televisione serba, riportando dichiarazioni rilasciate dal ministro alla tv K1.
Vujic ha dichiarato che invierà una lettera all’Aia auspicando che venga accertata non solo la causa del decesso di Mladic, ma anche se abbia ricevuto cure adeguate. Il ministro ha affermato che oggi riceverà ulteriori informazioni sulla data in cui la salma di Mladic verrà trasferita in Serbia e ha precisato che tutto dipende dalle procedure burocratiche del Meccanismo dell’Aia.
murale di ratko mladic imbrattato a belgrado foto lapresse
"Spetta solo a loro decidere", ha detto riferendosi alla famiglia che deciderà il luogo di sepoltura, aggiungendo che "è certo che al generale Mladic saranno riservati tutti gli onori militari e di Stato che gli spettano quando si tratterà".
Mladic, famigerato generale serbo-bosniaco, è noto come 'boia di Srebrenica' o 'macellaio di Srebrenica': era al comando delle forze responsabili del massacro di Srebrenica del 1995, in cui furono uccisi più di 8mila uomini e ragazzi musulmani, il primo genocidio in Europa dalla Seconda guerra mondiale. Nel 2017 era stato condannato all'ergastolo dal tribunale Onu per i crimini di guerra commessi durante i conflitti nell’ex Jugoslavia negli anni ’90; era agli arresti dal 2011, dopo molti anni di latitanza.
RATKO MLADIC CON RADOVAN KARADZIC
È MORTO MLADIC, MA NON LA SUA EREDITÀ
Estratto dal “Foglio”
La morte di Ratko Mladic, nel carcere dell’Aia dove scontava l’ergastolo inflittogli dalla Corte penale internazionale per l’eccidio e il genocidio di Srebrenica, spinge a riflettere ancora su quella terribile vicenda, la più tremenda fra quelle che hanno punteggiato le guerre seguite alla dissoluzione della Federazione jugoslava.
La Serbia visse quella trasformazione come un attacco alla propria sovranità nazionale. Questo diede spazio a dirigenti politici e militari che si sentivano investiti di un compito che non tollerava esitazioni.
In particolare, la secessione della Bosnia ed Erzegovina fu considerata un tradimento e le popolazioni musulmane un nemico da distruggere. Questo portò all’infame massacro di Srebrenica, sotto gli occhi, per di più, delle forze di interposizione internazionale, in quel caso olandesi, che non mossero un dito.
I successivi processi, resi possibili quando un cambio di governo in Serbia consentì la consegna degli imputati alla Corte, sancirono condanne esemplari e fecero conoscere nei dettagli la natura disumana delle azioni compiute dalle forze serbe. Ma in una parte della popolazione resta una sorta di reticenza, una minimizzazione che si è manifestata anche in occasione dei vari anniversari della strage.
Purtroppo, anche se è doloroso ammetterlo, non erano solo Mladic e Milosevic a nutrire un’ostilità che arrivava fino all’odio e alla volontà di distruzione nei confronti dei gruppi etnici, nazionali o religiosi che mettevano in crisi la centralità e l’egemonia serba nell’area.
Anche settori assai vasti della popolazione condividevano quei sentimenti: allora in modo, se non maggioritario, comunque largamente diffuso; oggi in settori minoritari che tuttavia mantengono un loro spazio.
Ragionare sul boia di Srebrenica, il cui volto compare anche in un celebre murale della capitale serba Belgrado con gli occhi puntati verso la Bosnia ed Erzegovina, oggi vuol dire riflettere sulle pulsioni che continuano ad agitare le società anche in Europa. Società che, una volta disarmate fisicamente, devono essere disarmate anche culturalmente. E’ più difficile, ma è assolutamente necessario, ancora oggi.
maglietta con ratko mladic foto lapresse
ratko mladic
ratko mladic
ratko mladic 7
Ratko Mladic
Ratko Mladic
ANA MLADIC CON IL PADRE RATKO
ratko mladic 1
ratko mladic 2
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