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C’È UN NUOVO SCAZZO NEL GOVERNO – IL DISEGNO DI LEGGE “CONCORRENZA” ESTENDE LA POSSIBILITÀ DI DEPOSITARE I BILANCI DELLE IMPRESE AI CONSULENTI DEL LAVORO. UNA NORMA CHE FA INCAZZARE I COMMERCIALISTI E NON PIACE A MAURIO LEO, VICEMINISTRO DELL’ECONOMIA MELONIANO, A SUA VOLTA COMMERCIALISTA – SOTTO ACCUSA È MARINA CALDERONE, MINISTRA DEL LAVORO, PER 17 ANNI PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI CONSULENTI, ORGANISMO OGGI GUIDATO DAL MARITO, ROSARIO DE LUCA – LA CALDERONE PROVA A TIRARSI FUORI: IL TESTO È OPERA DEL MINISTERO DELLE IMPRESE DI ADOLFO URSO – LO SCONTRO TRA CATEGORIE È ARRIVATO FIN DENTRO PALAZZO CHIGI, TRA PRESSING DI LOBBY, ORDINI E SINDACATI PROFESSIONALI…
Estratto dell’articolo di Valentina Conte per www.repubblica.it
marina calderone alla camera - foto lapresse
La relazione tecnica fa più danni della norma che mette contro commercialisti e consulenti del lavoro. Perché l’articolo 13 del Ddl Concorrenza è secco, due righe appena. Allarga ai consulenti la possibilità di trasmettere i bilanci delle aziende al registro delle imprese e di attestarne la conformità agli originali.
Ma la relazione si spinge molto più in là. Non si limita a certificare che non ci sono costi per lo Stato. Celebra la misura, capace di «ampliare l’offerta professionale qualificata», ridurre i costi per le piccole imprese e completare la «piena valorizzazione delle competenze fiscali, societarie e concorsuali dei consulenti del lavoro».
E qui scoppia il caso. Il ministero del Lavoro prova a chiamarsi fuori: la norma non è nostra, fanno sapere, il Ddl Concorrenza è del ministero delle Imprese di Adolfo Urso. Ma la ministra Marina Calderone è stata per diciassette anni presidente dell’Ordine dei consulenti. E oggi quello stesso Ordine è guidato dal marito Rosario De Luca. Il M5S parla di conflitto d’interessi. [...]
Solo che dall’altra parte della barricata c’è Maurizio Leo. viceministro dell’Economia, uomo forte del fisco, molto ascoltato da Giorgia Meloni. E commercialista.
rosario de luca marina elvira calderone foto di bacco (2)
[...] lo scontro tra categorie è arrivato fin dentro Palazzo Chigi. Il pressing è forsennato. Lobby, certo. Ma anche qualcosa di più: ordini, consiglio nazionale, sindacati professionali, parlamentari di categoria. Tutti mobilitati.
Elbano de Nuccio, presidente dei commercialisti, ha scritto a Meloni, Mantovano, Nordio, Sisto e Urso chiedendo di cancellare la norma durante l’iter parlamentare. E la lettera solletica corde che Leo conosce bene.
Il deposito del bilancio, scrive de Nuccio, non è «un mero adempimento telematico»: chi lo effettua deve conoscere disciplina societaria e contabile e si assume la responsabilità della conformità dei documenti trasmessi. «Un bilancio non è un file da caricare su una piattaforma», scandisce.
È questo il nervo scoperto. Altro che «adempimento telematico già disciplinato», come dice la relazione tecnica. C’è pure l’attestazione di conformità. I commercialisti ricordano pure tentativi analoghi nel 2022 e nel 2023, caduti nel vuoto dopo il no del ministero della Giustizia.
Dal fronte opposto i consulenti non arretrano. L’Associazione nazionale accusa i commercialisti di «pressione istituzionalmente impropria» e invita il governo a non rinnegare una scelta che, sostiene, ha assunto consapevolmente. Viene fuori poi un precedente. Nel 2019, sotto il governo Conte I, ai consulenti furono riconosciute funzioni ben più pesanti nelle procedure concorsuali, fino agli incarichi di curatore, commissario giudiziale e liquidatore. Perché allora sì l’ampliamento delle competenze e ora no?
MAURIZIO LEO E GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE
A Palazzo Chigi l’imbarazzo resta. Molti sono convinti che quell’articolo 13, infilato da una manina proprio in fondo al Ddl Concorrenza approvato il 23 luglio e bollinato dalla Ragioneria solo nei giorni scorsi, non arriverà vivo alla fine dell’esame parlamentare.
E se bisogna scommettere su chi la spunterà tra Leo e Calderone, i numeri parlano. I commercialisti sono quasi 120 mila contro 26 mila consulenti. Quattro volte e mezzo tanto. E in Parlamento, dettaglio non secondario, anche molto ben rappresentati.
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