inchiesta della dda di napoli sulle comunicazioni con i detenuti - 3

LE CARCERI ITALIANE SONO UN COLABRODO: I DETENUTI DALLE CELLE ORGANIZZANO ESTORSIONI E NARCOTRAFFICO - UN’INCHIESTA DELLA DDA DI NAPOLI CONFERMA CHE I CARCERATI COMUNICANO TRANQUILLAMENTE, DALLE CELLE DI MILANO, SIRACUSA E NAPOLI, SIA TRA DI LORO CHE CON L’ESTERNO – UTILIZZANO SMARTPHONE INTRODOTTI IN MILLE MODI (ANCHE CON I DRONI) E COMBATTERE QUESTO FENOMENO È DIFFICILE. COME FARE? CON I JAMMER (APPARECCHIATURE CHE IMPEDISCONO AGLI SMARTPHONE DI TRASMETTERE ONDE RADIO) E CON LE RETI DA PESCA… - VIDEO

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INCHIESTA DELLA DDA DI NAPOLI SULLE COMUNICAZIONI CON I DETENUTI

 

Carlo Tarallo per Dagospia

 

inchiesta della dda di napoli sulle comunicazioni con i detenuti 1

Chiamate in videoconferenza dalle celle delle carceri di tutta Italia, da Opera a Siracusa a Secondigliano. Videochiamate agli affiliati in libertà per organizzare le attività malavitose.

 

Quello che emerge dall’inchiesta della Dda di Napoli, che stamattina ha portato all’arresto di nove persone, è un quadro desolante: in sostanza, dalla galera i detenuti comunicano tranquillamente sia tra loro che con l’esterno, utilizzando smartphone introdotti in mille modi diversi all’interno dei penitenziari, perfino con i droni (che portano anche droga).

 

CELLULARE IN CARCERE

Le persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare, alcune come detto già in carcere, sono gravemente indiziate di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, traffico di stupefacenti, estorsione, lesioni, violenza privata, violenza per costringere a commettere un reato.

 

Reati aggravati dal metodo e dalla finalità di agevolare i clan Mazzarella-D'Amico, Troncone, Ferrara-Cacciapuoti, Gionta, Avventurato, De Luca-Bossa, Minichini.

 

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L’indagine dei Carabinieri della Compagnia di Napoli-Bagnoli e del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria ha svelato la piena operatività dei vertici di diversi clan camorristici napoletani nonostante lo stato di detenzione.

 

Tra le figure chiave, un elemento di spicco del clan Troncone di Fuorigrotta, che da recluso nel carcere di Milano Opera, continuava a ordinare estorsioni sul territorio e a dare ordini ai suoi uomini utilizzando il cellulare. Un altro affiliato allo stesso clan, detenuto a Siracusa, usava invece gli smartphone per svolgere il ruolo di intermediario nella compravendita di cocaina.

 

MICRO CELLULARE IN CARCERE

Le forniture venivano negoziate direttamente con altri detenuti appartenenti a vari cartelli criminali della Campania, tra cui i Mazzarella, i Ferrara-Cacciapuoti, i Gionta, gli Avventurato, i De Luca-Bossa-Minichini e i D'Amico.

 

Come impedire ai detenuti di comunicare con l’esterno attraverso i telefoni cellulari? La soluzione sono i jammer, apparecchiature che impediscono agli smartphone di trasmettere onde radio. “Li stavo chiedendo da 10 anni”, spiega il Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, “finalmente c'è a Secondigliano e presto grazie al Dap ci saranno anche in altri istituti penitenziari italiani.

 

SEQUESTRO DRONI DROGA E CELLULARI NEL CARCERE DI SECONDIGLIANO

Ci sono state anche rimostranze dall'esterno del carcere da parte di persone che lamentavano il mancato funzionamento dei cellulari, anche quando il jammer era spento, segnale evidente che si trattava di proteste strumentali”.

 

E per impedire che attraverso i droni in carcere entri di tutto? Considerato che i droni vengono indirizzati al di sopra delle carceri e poi calano un filo con appeso il materiale, “Si sta pensando di utilizzare le reti da pesca”, dice Gratteri, in modo tale che “tutto ciò che viene calato resta impigliato”.

video girato nel carcere di avellino 3cella carcereinchiesta della dda di napoli sulle comunicazioni con i detenuti 3