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Riccardo Bruno per il Corriere della Sera
Dovremmo tutti trasferirci ad Aosta. Per «qualità della vita», secondo il rapporto annuale del Sole 24 Ore, sbaraglia tutte le rivali. Premesso che ogni classifica va presa con una buona dose di elasticità (dieci giorni fa era al ventiduesimo posto per Italia Oggi ), la fotografia del buon vivere in Italia dà una risposta chiara. E senza troppe sorprese.
Si sta meglio al Nord (la calabrese Vibo Valentia chiude al 110° posto) e nei piccoli centri piuttosto che nelle grandi città. Eccezione per Milano (seconda), ma Roma, tredicesima, è leader nella spesa dei turisti e per numero di Onlus.
Aosta svetta grazie a parametri come il valore patrimoniale immobiliare (102 mila euro in media a testa), la sicurezza (7 rapine ogni 100 mila abitanti) o l' integrazione (il 9% degli stranieri ha acquisito la cittadinanza lo scorso anno).
Corrado Neyroz, dell' Hermitage di Cervinia, una delle perle alberghiere tra le Alpi, è cauto («Basta un dato anomalo per far sballare le classifiche»), ma nota anche lui segnali di miglioramento. «Nel settore turistico c' è una crescente vivacità, nuovi hotel che aprono, altri che vengono ristrutturati, capitali che arrivano dall' estero».
Il benessere della Valle d' Aosta è trainato anche dalle eccellenze della tavola. Come la fontina, la dop prodotta con molti lavoratori extracomunitari. «Magrebini, rumeni, albanesi - conferma Giuseppe Balicco, allevatore e presidente regionale Coldiretti -. Non si trova più gente del posto,e loro hanno dimostrato di essere competenti e affidabili».
Fabrizio Cassella, rettore dell' Università della Valle d' Aosta, accoglie studenti anche dall' estero. «Possono abbinare sport e studio, in un contesto sano e vivibile, che mette al centro la persona».
Guai però a pensare che la Valle sia un posto da favola.
«La crisi ha colpito duramente, le famiglie in difficoltà sono aumentate - avverte il vescovo Franco Lovignana -.
Basta vedere chi viene alle nostre mense, o le richieste di aiuto che ricevo ogni giorno».
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