DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È…
IL CASO GARLASCO È ORMAI UNA MACABRA SOAP OPERA – PARLA IL GENERALE GIAMPIETRO LAGO, EX COMANDANTE DEI RIS DI PARMA CHE NEL 2017 NON CONSEGNÒ AI LEGALI DI ALBERTO STASI I DATI GREZZI DEL DNA, COMPRESI QUELLI SUI PEDALI DELLA BICICLETTA DEL FIDANZATO DI CHIARA POGGI, CHE AVREBBERO POTUTO SCAGIONARLO: “QUEI DATI NON ERANO UNA MIA PROPRIETÀ DI CUI DISPORRE A PIACIMENTO. CI SONO DELLE REGOLE” – A DOMANDA SU COME SIA POSSIBILE CHE IL DNA SUL PEDALE DELLA BICICLETTA SIA CHIARISSIMO UN GIORNO E INESISTENTE IL GIORNO DOPO, RISPONDE: “QUELLO CHE È SUCCESSO È, AI MIEI OCCHI, SPIEGABILE E PRIVO DI MISTERI. VENGONO EFFETTUATI DIVERSI TENTATIVI ANALITICI MODIFICANDO DIVERSI PARAMETRI PER OTTIMIZZARE L’ESITO” – “ESSERE ETICHETTATI COME FAVOREGGIATORI DI CHISSÀ QUALE OSCURO DISEGNO NON FA CERTO PIACERE. MA NON È LO SHARE IN TV OPPURE IL NUMERO DI LIKE A RENDERE APPROPRIATA UNA DECISIONE”
Estratto dell’articolo di Giusi Fasano per il “Corriere della Sera”
L'ex comandante dei Ris di Parma: «I dati di cui si parla non erano di mia proprietà, io avevo il dovere di custodirli. I Ris? Ho avuto l'onore e l'onere di guidarli per 15 anni, sentire commenti sguaiati mi amareggia. Così come essere etichettato come favoreggiatore di chissà quale oscuro disegno»
Generale Lago, una volta per tutte: ci dice perché non concesse i dati grezzi alla difesa di Alberto Stasi quando le furono chiesti?
«Perché quei dati non erano una mia proprietà di cui disporre a piacimento. Ci sono delle regole, io avevo il dovere di custodirli e così ho fatto».
Ci spieghi meglio.
i pedalini della bicicletta di alberto stasi
«Nel 2017, quando ero comandante del Ris di Parma, la difesa di Stasi mi scrisse chiedendo “tutti i dati”, in particolare quelli grezzi. In quel momento il processo contro Alberto Stasi era chiuso e con sentenza passata in giudicato.
Non c’era nessuna delega in corso per il mio Reparto, nessun procedimento giudiziario aperto. Quindi in sostanza risposi: il Reparto non ha titolo per trattare quei dati. Semplicemente era nostro dovere custodirli e null’altro. Se vi fosse stata un’autorità giudiziaria competente a disporre la cessione di quei dati, il Reparto avrebbe ottemperato».
Chi oggi l’accusa sostiene che poi l’autorità giudiziaria acconsentì e lei però disse comunque no.
«Non è così. La difesa presentò richiesta alla Corte d’Assise d’Appello di Milano. E la Corte non diede alcuna disposizione per la consegna. La Corte, molto diversamente e semplificando, dichiarò inammissibile la richiesta esprimendo “nulla osta” qualora il Ris avesse deciso di rilasciarli. In altri termini non autorizzava alcunché e semplicemente non evidenziava controindicazioni nel caso il Ris avesse agito come richiesto».
E quindi a quel punto poteva darli.
«A quel punto tutto era tornato alla casella di partenza: restava l’assenza di autorizzazione, non c’erano disposizioni nei nostri confronti e quindi tutto come prima: non avevamo titolo a trattare arbitrariamente quei dati. Confondere, o fingere di farlo, un generico nulla osta con una autorizzazione o addirittura una disposizione è una mistificazione della realtà. […]
La difesa di Stasi ha insistito poi più volte.
letizia ruggeri pubblico ministero del processo yara bossetti con giampietro lago dei ris
«Sì. Presentarono una nuova richiesta formale sostenendo che la Corte aveva manifestato orientamento alla disposizione. Scrissi alla presidente della Corte che rispose esprimendo disappunto per non essere stata messa in copia in quella lettera, che pure la coinvolgeva in modo diretto e significativo. Nel merito peraltro veniva con fermezza ribadita la inammissibilità della richiesta della difesa ed escludeva — cito a memoria quel che scrisse la presidente della Corte di Assise — “di aver mai affermato di volere o dovere preliminarmente verificare quanto nuovamente a Lei è stato richiesto ovvero di dover autorizzare alcunché”».
[…]
Ma questi dati grezzi: è prassi allegarli agli atti d’inchiesta o concederli in caso di richiesta?
«Assolutamente no. Nella mia esperienza di biologo ed ufficiale dei carabinieri, prima nella sezione biologia del Ris di Roma e poi al comando del Ris di Parma, ho trattato decine di migliaia di relazioni tecniche.
Avrò visto in tutto 3-4 casi in cui sono stati chiesti e concessi, e mai dopo la sentenza definitiva. Il deposito dei dati grezzi è assolutamente sporadico nei casi in cui, nel contradditorio delle indagini preliminari o in una perizia, le parti ne facciano specifica richiesta. Si tratta di dati complessi e “grezzi” appunto. […]
La feriscono le critiche di oggi sul suo operato di allora?
«Porrei la questione in questi termini: essere etichettati come favoreggiatori di chissà quale oscuro disegno, perché di questo si tratta, non fa certo piacere. Queste falsità però non mi tolgono serenità. Rivendico di aver fatto il mio dovere in modo lineare, trasparente, documentato. Interpretare un ruolo istituzionale è anche questo: assumere posizioni che possono essere impopolari perché il rispetto delle regole impone questo. Non è lo share in tv oppure il numero di like a rendere appropriata una decisione. È la sua correttezza formale e sostanziale. Umanamente dispiace sentire commenti sguaiati e, in qualche caso, offensivi ma ho semplicemente adottato il comportamento che ritenevo e ritengo più appropriato».
In queste ultime settimane alcuni uomini del Ris sono finiti sotto accusa. Sembra quasi che nulla di quello che fecero fu corretto...
«Ho avuto l’onore e l’onere di guidare quel Reparto di assoluta eccellenza per 15 anni. Tutte le persone che ho visto lavorare per anni al mio fianco e che erano competenti, preparate, appassionate, gentili e corrette. Guidarle è stato un privilegio e ho sentito la responsabilità di esserne all’altezza.
Un reciproco e positivissimo circolo virtuoso che ha fatto crescere il Reparto facendolo diventare un punto di riferimento non solo nazionale. Ho avuto il piacere e l’avventura di guidare per un lungo periodo un gruppo di carabinieri che hanno saputo aiutare in concreto la complessa macchina della Giustizia.
Il Ris costituisce, oggi non meno di ieri, un patrimonio prezioso per l’Arma dei Carabinieri e ritengo per il nostro Paese. Sentire certi commenti spesso gratuiti, aggressivi, privi di profondità e di competenza, mi ha amareggiato ma siamo carabinieri e dobbiamo essere capaci di mantenere la rotta e l’equilibrio anche in un contesto ostile».
Si riferisce al suo predecessore, il generale Luciano Garofano?
«Non parlo delle singole persone né delle posizioni individuali. Dico solo che se qualcuno ha elementi per azzardare ipotesi dolose — che sarebbero gravissime — sull’operato di questo o di quello, allora si assuma le responsabilità, vada in Procura e denunci. Infangare la storia, il lavoro, la reputazione di una persona che ha sempre dimostrato impegno, competenza e onestà, è spregevole. Una forma di violenza sleale e vile».
scazzo tra luciano garofano e gli avvocati di alberto stasi a lo stato delle cose 2
Che idea si è fatto della questione del Dna sul pedale della bicicletta chiarissimo un giorno e inesistente il giorno dopo?
«Anche qui: non parlo dei passaggi dell’indagine tecnica che, peraltro, non ho gestito direttamente e di cui ho una conoscenza necessariamente parziale. Mi permetto solo di fare un’osservazione di tipo metodologico.
Quello che è successo è, ai miei occhi, spiegabile e privo di misteri. Una circostanza sostanzialmente ordinaria che qualsiasi genetista forense che conosce davvero questo lavoro non può che confermare: vengono effettuati diversi tentativi analitici modificando diversi parametri per ottimizzare l’esito. E un tentativo che fornisce un esito di scadente qualità o addirittura negativo è una circostanza che non è sorprendente, può accadere e questo non inficia la consistenza dell’esito di qualità superiore».
Che cosa l’ha colpita di più in questi mesi di Garlasco show?
STASI - MEME BY EMILIANO CARLI
«C’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma la cosa che più mi ha colpito è che le poche voci competenti di questa storia, che comunque ci sono, finiscono diluite e disperse in un mare magnum di voci scomposte, oggettivamente prive di competenza ed esperienza. C’è una massa enorme di opinioni superficiali quando non di chiacchiere vacue, che di fatto cancellano le analisi sensate, approfondite e documentato che pure esistono in questa vicenda.
Come orientarsi in questa fitta nebbia? Forse è arrivata l’ora di negare l’esistenza di un diritto all’ignoranza e di richiamare invece il diritto di tutti noi ad avere un’opinione informata».
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