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“CIALTRONE” FOREVER – PER LO ZINGARELLI È UNA PAROLA “DA SALVARE”: DI ORIGINE INCERTA (INCROCIO TRA “CIARLONE” E “POLTRONE”), HA ALMENO DUE DEFINIZIONI: “INDIVIDUO SPREGEVOLE, SCORRETTO, PRIVO DI SERIETÀ, INAFFIDABILE”; OPPURE “PERSONA SCIATTA E TRASANDATA”. MA PIETRO ARETINO, AL PLURALE, NE FA UN SINONIMO DI “PUTTANA” – FU GIOSUÈ CARDUCCI A “BATTEZZARE” LA CIALTRONERIA, QUANDO SCRISSE A UN PROFESSORE SUO COLLEGA: “FACCIA DI NON AVVICINARSI ALLA MIA PERSONA PERCHÉ LA MIA VECCHIAIA HA ANCORA TANTO VIGORE DA APPLICARE ALLA S.V. UNA SUFFICIENTE DOSE DI SCAPACCIONI E CALCI PER CURARLA DELLA INGENITA O ACQUISITA CIALTRONERIA D’IMPACCIARSI A SECCARE CON LE SUE STUPIDAGGINI E INSOLENZE…”
«Cialtroneria» parola da salvare
Paolo Di Stefano per il “Corriere della Sera”
È una parola che piaceva molto a Pietro Aretino, il poeta del Cinquecento rimasto famoso per i sonetti lussuriosi e per i «dialoghi puttaneschi» conosciuti con il titolo di Ragionamenti.
La parola, di origine non certa (qualcuno azzarda un colorito incrocio tra «ciarlone» e «poltrone»), non ha perso nulla dell’antica efficacia: «cialtrone».
La prima definizione che ne dà lo Zingarelli è questa: «individuo spregevole, scorretto, privo di serietà, inaffidabile». Il secondo significato è quello originario, caduto in disuso e forse meno pregnante: «persona sciatta, trasandata». Aretino al femminile ne fa un sinonimo di «puttana» che ancora oggi potrebbe avere un suo senso se depurato della connotazione misogina.
Sempre nel dizionario Zanichelli, il lemma è preceduto da un piccolo trifoglio che segnala le parole da salvare. E la redazione della Zanichelli non può immaginare quanta gioia ho provato nel vedere quel minuscolo simboletto: «parola da salvare».
Perché non vedo vocabolo migliore per definire la gran parte degli illustri personaggi pubblici che scorrono quotidianamente nei telegiornali. Veri, autentici, inarrivabili cialtroni. Non c’è parola migliore. Praticanti seriali di «cialtronate» o «cialtronerie» senza paragone. Anzi, a dirla tutta non si può non essere grati all’indimenticato (e chissà perché bistrattato) vate Giosue (sì, Carducci) per avere battezzato la «cialtroneria».
E quante volte vorremmo dire a quei cialtroni ciò che il glorioso Poeta del Pio Bove scrisse in un momento di rabbia creativa a un professore suo collega: «faccia di non avvicinarsi alla mia persona perché la mia vecchiaia ha ancora tanto vigore da applicare alla S.V. una sufficiente dose di scapaccioni e calci per curarla della ingenita o acquisita cialtroneria d’impacciarsi a seccare con le sue stupidaggini e insolenze».
Verrebbe persino voglia di convocare un solenne Bove (non pio ma il più empio possibile) per pregarlo di sferrare lui stesso qualche deciso scapaccione e un paio di decisivi calci (in culo Carducci non lo scrive ma lo pensa) a quelle onorevoli S.V. e cioè ai tanti cialtroni che vengono a disturbare le nostre giornate con le loro fandonie, spacconate, vanterie, fanfaronate, rodomontate, sbruffonerie, castronerie (tutte parole degne di trifoglio nel nostro tempo globalmente cialtrone).
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