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Giulio De Santis per il “Corriere della Sera - Roma”
maria elena boschi a porta a porta 5
Da Firenze ad Arezzo, e poi giù fino a Roma. L' amore ossessivo di Giuseppe Dragone per l' allora ministro per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi non ha conosciuto confini, almeno quelli regionali, pur senza averla mai vista di persona. Decine di mail, prima piene di avances, poi di minacce, inviate per mesi all' attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che hanno convinto il gup Rosalba Liso a condannare con rito abbreviato il quarantenne napoletano a due anni e due mesi di reclusione con l' accusa di stalking.
abbraccio tra maria elena boschi e matteo renzi
«Tu sei il mio fiore» le scriveva, con insistenza pari al fermo silenzio del ministro. Un muro davanti al quale Dragone finì per perdere la testa: «Ti amo, ma ti devo ammazzare».
Pensieri senza freni che obbligarono il pm Maria Gabriella Fazi a chiedere e a ottenere nel novembre 2016 l' arresto dell' uomo.
L' ex ministro non si è comunque costituita parte civile. «Il mio assistito non è mai stato un serio pericolo per lei», afferma il difensore di Dragone, l' avvocato Guido Iaccarino. A denunciare la vicenda fu proprio la Boschi: su richiesta dell' allora ministro, le venne assegnata la scorta, «contravvenendo - sottolinea il pm - al suo stile di vita improntato all' assoluta riservatezza al di fuori dalle circostanze ufficiali».
Da dove sia nato il morboso sentimento di Dragone è tuttora un mistero. Anche ieri in aula lo stalker è rimasto muto. La sua prima mail risale al 29 febbraio dello scorso anno. «Voglio vederti, domani sono ad Arezzo». La risposta non è mai arrivata, ma il persecutore non si è dato per vinto. Fino ad ammettere: «Ti amo, ma non ho soldi, nemmeno per un caffè. Che faccio, comincio a rubare?». Problema risolto con l' arresto e ora la condanna.
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