DAGOREPORT – ALBERTO DA GIUSSANO ALLE CIME DI RAPA: LA LEGA HA SBIANCHETTATO IL “SALVINI PREMIER”…
LA CONSULTA BOCCIA IL RICORSO DELLA CAMERA: NIENTE “SCUDO” SUL CASO ALMASRI PER L’EX CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO NORDIO, GIUSI BARTOLOZZI E PUÒ ESSERE PROCESSATA – MA IL CASO NON E’ CHIUSO: SERVONO NUOVE COMUNICAZIONI A MONTECITORIO - LA CORTE HA INFATTI STABILITO CHE AVENDO LA PROCURA SOTTOPOSTO AL TRIBUNALE DEI MINISTRI L’ALTERNATIVA TRA DUE REATI PER LA BARTOLOZZI (CONCORSO COL MINISTRO O FALSE DICHIARAZIONI), QUEST’ULTIMO AVREBBE DOVUTO SPIEGARE, NELLA SUA RELAZIONE CONCLUSIVA, LE RAGIONI PER CUI NON HA RITENUTO LA CAPO DI GABINETTO “CONCORRENTE” NEL REATO DEL GUARDASIGILLI - E LA PROCURA DI ROMA AVREBBE DOVUTO COMUNICARE QUELLA SCELTA A MONTECITORIO, IN MODO DA CONSENTIRE AI DEPUTATI DI VALUTARE SE OPPORSI O MENO ATTRAVERSO IL CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE…
Estratto dell’articolo di Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”
L’infinito «caso Almasri» si arricchisce di un nuovo capitolo, e non sarà l’ultimo. […] Di mezzo c’è, stavolta, l’ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi, imputata di presunte false dichiarazioni rese durante le indagini a carico del Guardasigilli Carlo Nordio, del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del sottosegretario con delega alla Sicurezza Alfredo Mantovano per la scarcerazione e il rimpatrio del generale libico ricercato dalla Corte penale internazionale.
carlo nordio e giusi bartolozzi
Per i componenti del governo, la Camera dei deputati negò l’autorizzazione a procedere e successivamente ha sollevato un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, chiedendo alla Corte costituzionale di estendere lo «scudo ministeriale» anche a Bartolozzi, accusata di aver mentito al Tribunale dei ministri.
Secondo la Camera doveva essere inquisita per favoreggiamento e rifiuto d’atti d’ufficio «in concorso» con Nordio; e in ogni caso le ipotetiche «false dichiarazioni» dovevano essere considerate «connesse» all’accusa rivolta al Guardasigilli, e dunque anch’esse sottoposte all’autorizzazione a procedere. Ma la Corte costituzionale — è questo il nuovo capitolo — ha detto di no: la qualificazione giuridica dei fatti «spetta alla giurisdizione ordinaria», quindi alla magistratura, Procura e Tribunale dei ministri; e la pretesa di allargare il vaglio dell’autorità politica anche ai reati «connessi» a quelli ministeriali è manifestamente infondata.
Tuttavia la sentenza della Consulta depositata ieri (redatta dai vicepresidenti Francesco Viganò e Luca Antonini, il primo appena designato neopresidente) contiene anche una decisione di natura procedurale che consente ai ricorrenti di dichiararsi comunque soddisfatti. La Corte ha infatti stabilito che avendo la Procura sottoposto al Tribunale dei ministri l’alternativa tra due reati (concorso col ministro o false dichiarazioni) quest’ultimo avrebbe dovuto spiegare, nella sua relazione conclusiva, le ragioni per cui non ha ritenuto la capo di gabinetto «concorrente» nel reato del Guardasigilli.
carlo nordio e giusi bartolozzi
E la Procura di Roma avrebbe dovuto comunicare quella scelta a Montecitorio, in modo da consentire ai deputati di valutare se opporsi o meno attraverso il conflitto di attribuzione. Un particolare che fa dire al professor Vittorio Manes, che aveva avanzato anche questo rilievo nel ricorso firmato per conto della Camera: «Accogliamo con soddisfazione una pronuncia che appare riconoscere la violazione della prerogativa della Camera di essere informata circa la valutazione in ordine alla natura ministeriale o meno del reato contestato, comunicazione mai inoltrata e che le avrebbe invece consentito di effettuare una propria valutazione a tutela delle sue prerogative». Per contro, i partiti di opposizione salutano con altrettanta soddisfazione la parte di sentenza che ha «smontato» le pretese della maggioranza di «scudare» l’ex braccio destro di Nordio.
CARLO NORDIO E GIUSI BARTOLOZZI
Nel frattempo, prima che Montecitorio si rivolgesse alla Consulta, la Procura di Roma aveva chiesto il rinvio a giudizio di Bartolozzi, e il procedimento s’era fermato in attesa della decisione della Corte. Ora dovrebbe ripartire, ma potrebbe subire un nuovo stop per permettere al Tribunale dei ministri di riunirsi nuovamente, motivare la decisione e trasmetterla (tramite la Procura) alla Camera. La quale avrebbe, in teoria, la possibilità di contestarla sollevando un altro conflitto tra poteri. Che la Corte costituzionale sembra avere già risolto in favore della magistratura con la sentenza di ieri, ma tra formalità e questioni giuridiche nulla può essere escluso. Soprattutto se serve a dilatare i tempi di un processo la cui eventuale celebrazione potrebbe riaprire le contraddizioni e i paradossi mai chiariti intorno al «caso Almasri». Dove le tante dichiarazioni dei protagonisti non hanno brillato per coerenza. […]
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