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E COSÌ SIAE! – NEL 2025 LA SOCIETÀ ITALIANA DEGLI AUTORI ED EDITORI HA SUPERATO IL MILIARDO DI EURO DI RICAVI, MAI COSÌ TANTI NELLA STORIA DELL’ENTE OGGI PRESIEDUTO DA SALVO NASTASI – IL DIRETTORE GENERALE, MATTEO FEDELI: “ABBIAMO LAVORATO SU TRASFORMAZIONE DIGITALE, NUOVE COMPETENZE E NEGOZIAZIONI PIÙ INCISIVE CON I GRANDI PLAYER GLOBALI” – I RICAVI SONO CRESCIUTI ANCHE GRAZIE A NEGOZIAZIONI SERRATE CON I GIGANTI DEL WEB, DA META A SPOTIFY, DA YOUTUBE A TIKTOK – ORA LA NUOVA SFIDA DELLA SIAE È OTTENERE “STANDARD DI LICENZA CHIARI” PER LA MUSICA REALIZZATA CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE GENERATIVA…

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Estratto dell’articolo di Andrea Biondi per “Il Sole 24 Ore”

 

siae

«Il miliardo non è un traguardo simbolico, ma il risultato di una trasformazione profonda». Così il direttore generale della Siae, Matteo Fedeli, commenta il dato che segna senz’altro un punto di svolta per la società che in Italia si occupa della tutela e gestione dei diritti d’autore. Nel 2025 la Siae ha raccolto 1,022 miliardi. Mai così tanti nella storia della società.

 

Quel numero è in crescita costante: dai 792 milioni del 2022, passando per gli 883 del 2023 e i 932 del 2024. «Abbiamo lavorato – sottolinea Fedeli – su trasformazione digitale, nuove competenze e negoziazioni più incisive con i grandi player globali. È la dimostrazione che una collecting può innovare e crescere senza perdere la propria missione».

 

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SALVO NASTASI SIAE

«Siamo passati da una struttura prevalentemente giuridica a un modello in cui dati, tecnologia e capacità di analisi sono centrali», racconta Fedeli. «Oggi abbiamo circa cinquanta persone dedicate ai dati e abbiamo introdotto figure nuove, come gli ingegneri dell’intelligenza artificiale».

 

Il lavoro, però, non è stato soltanto tecnologico. La governance ha avuto un peso decisivo. «Il presidente Salvatore Nastasi è stato decisivo, ha sostenuto con determinazione la trasformazione», sottolinea il dg.

 

«Il Consiglio di amministrazione ha accompagnato scelte difficili ma necessarie, dalla digitalizzazione alla fermezza nelle trattative con le piattaforme». Proprio su questo terreno si è giocata una delle partite più delicate. I ricavi della collecting sono cresciuti anche grazie a negoziazioni più serrate con i giganti del web: da Meta a Spotify, da YouTube a TikTok, fino a Google e Netflix.

 

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MATTEO FEDELI SIAE

Il risultato è visibile anche nei numeri che contano di più per gli autori. Nel 2025 le distribuzioni agli associati hanno raggiunto circa 849 milioni di euro, contro i 740 milioni dell’anno precedente. «La nostra priorità è trasferire più valore possibile alla creatività», insiste Fedeli.

 

«Abbiamo ridotto le provvigioni medie dal 16% del 2013 al 13,7% nel 2025. Nel live dei grandi eventi siamo al 5%, mentre nel digitale siamo scesi all’8%. Significa più soldi nelle tasche di autori ed editori». Un’altra novità riguarda i tempi di pagamento: «Siamo passati da distribuzioni semestrali a trimestrali per la musica. Gennaio, aprile, luglio e ottobre invece di gennaio e luglio soltanto. È un cambiamento storico. Vuol dire spostare liquidità dalla pancia della Siae agli autori più velocemente».

 

INTELLIGENZA ARTIFICIALE MUSICA

La trasformazione ha riguardato anche i servizi. Oggi oltre centomila autori utilizzano strumenti digitali per depositare le opere: solo nel 2025 si sono registrati circa 225mila depositi tramite l’app SIAE+. «La digitalizzazione non è un gadget», dice Fedeli. «Riduce i costi, migliora il servizio e aumenta la trasparenza».

 

Nonostante l’accelerazione tecnologica, la rete territoriale resta comunque centrale. «Circa il 45% della raccolta – ricorda il dg Siae – arriva ancora dalla pubblica esecuzione legata al territorio. Il nostro modello è ibrido: presenza fisica e innovazione digitale».

 

MUSICA E DIRITTI D AUTORE

A ogni modo, in un mercato ormai aperto alla concorrenza la leadership della società rimane comunque quasi totale: secondo Agcom la quota è del 99,2%. Una posizione che, osservano in Siae, deriva anche dalla fiducia dei grandi editori internazionali – da Sony a Warner, fino a Universal – e dal ritorno di cataloghi e autori che negli anni scorsi avevano sperimentato altre strade.

 

Lo sguardo, però, è già rivolto alla prossima sfida: l’intelligenza artificiale generativa. «Oggi il problema principale è la mancanza di trasparenza nel training dei modelli», osserva Fedeli citando piattaforme come OpenAI o Anthropic. «Il nostro obiettivo è arrivare entro il 2026 a standard di licenza chiari per l’uso delle opere nel training dell’AI. Non vogliamo un nuovo Far West digitale».

 

SIAE

Il prossimo passo è nel frattempo già scritto nel piano strategico di questa società fondata nel 1882 e in cui ad oggi operano lavorano in circa mille (intermittenti compresi) e 428 mandatari: fatturato oltre 1,1 miliardi entro il 2030, ulteriori riduzioni delle provviggioni (da far scendere di un ulteriore 1%) e un ecosistema sempre più fondato sui dati. «La direzione è semplice», conclude Fedeli. «Più efficienza per noi, più valore per chi crea. Se la Siae cresce, devono crescere soprattutto gli autori».

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