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TRUMP SEMBRA SEMPRE PIÙ IL CAPO DI UNA SETTA - IL DELIRANTE DISCORSO DEL GANGSTER DELLA CASA BIANCA TRASFORMA LA FESTA PER I 250 ANNI DELL’INDIPENDENZA AMERICANA IN UN COMIZIO DEL TYCOON, TRA AUTOCELEBRAZIONI, DELIRI MISTICI E L’ALLARME PER “I COMUNISTI” (NEANCHE BERLUSCONI SAREBBE ARRIVATO A TANTO!) – PRIMA DELLE CELEBRAZIONI, UN GRUPPO DI MILITANTI DEL “PATRIOT FRONT”, MOVIMENTO SUPREMATISTA BIANCO, HA SFILATO TRANQUILLAMENTE A WASHINGTON, SENZA CHE NESSUNO SI OPPONESSE – I MIGLIAIA DI SEGUACI “MAGA”, ARRIVATI NELLA CAPITALE PER FESTEGGIARE IL 4 LUGLIO, NE HANNO PASSATE DI TUTTI COLORI PUR DI ASSISTERE AL PARTY: CALDO ASFISSIANTE, TEMPORALI E CODE INTERMINABILI… - VIDEO

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1 - «PAESE DI VINCENTI, NESSUNO COME NOI». NEL DISCORSO PER I 250 ANNI USA TRUMP FA CAMPAGNA ELETTORALE. E TORNA A PARLARE DI «CANCRO» DEL COMUNISMO

Estratto dell’articolo di Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”

donald trump alla festa dei 250 dell'indipendenza americana foto lapresse 2

 

Non è stato un discorso lunghissimo quello pronunciato da Donald Trump il 4 luglio, è durato circa 40 minuti, al contrario di quanto preannunciato dal presidente, ma è stato (come gli altri per questo 250° anniversario) molto simile a un comizio.

 

Conteneva più riferimenti alla Storia dei suoi tipici comizi: Trump ha parlato della «genialità» dei Padri fondatori, di figure leggendarie del vecchio West, Annie Oakley e Buffalo Bill, degli esploratori Lewis e Clark. Ha raccontato la storia del sergente William Harvey Carney, primo afroamericano a ricevere la Medaglia d’Onore: «Amava il nostro Paese, amava la bandiera». Veterani ultracentenari e i giovani dell’equipaggio dell’Artemis II sono saliti sul palco, per ricordare i successi, i sacrifici e l’innovazione degli Stati Uniti.

 

Ma il presidente ha anche spostato l’attenzione sulla sua missione di fare approvare la legge Save America Act, che renderebbe obbligatorio presentare prova di cittadinanza e un documento di identità per votare e limiterebbe il voto per posta, ma che è fonte di contrasti con i suoi stessi alleati repubblicani al Congresso: «Non ci saranno voti per posta, tranne per chi è malato, disabile, in servizio militare o in viaggio e non avrete più brogli alle elezioni», ha detto Trump, ripetendo accuse mai provate di massicci brogli.

donald trump alla festa dei 250 dell'indipendenza americana foto lapresse 1

 

Ancora una volta ha avvertito che «i comunisti» potrebbero prendere piede nel Paese: lo ha definito un «cancro» e ha sottolineato che «è una minaccia che va bloccata immediatamente, prima che inizi». […] «L’America è una nazione di vincitori e il nostro Paese sta vincendo di nuovo», ha detto Trump.

 

Si è anche soffermato su quelle che considera le sue conquiste personali («Abbiamo ricostruito le forze militari nel mio primo mandato. Le abbiamo usate un poco nel mio… dovrei dire terzo mandato ma non voglio farlo perché non voglio polemiche ») e il senso di essere stato perseguitato («A differenza di molti altri nel mondo, in questo Paese abbiamo libertà di parola, di religione, giustizia secondo la legge, anche se io non sono stato trattato bene, ma non entrerò in questo tema»).

 

festa per i 250 anni dell'indipendenza americana

[…] «Tutto il mondo cerca di essere come noi, ma nessuno può essere come noi e con l’aiuto di Dio saremo sempre così, anche meglio». E ancora: «Come dice la nostra Dichiarazione di indipendenza, siamo tutti stati creati nell’immagine di Dio onnipotente, i comunisti di certo non lo diranno mai».

 

Ma alla fine Trump ha lasciato ampio spazio al patriottismo: «Per 250 anni gli Stati Uniti sono stati la speranza, la promessa, la luce e la gloria tra tutte le nazioni del mondo. Nessuno può essere come noi». E infine: «Il meglio deve ancora venire».[…]

 

2 - E ALLA PARATA MARCIANO ANCHE I SUPREMATISTI

Estratto dell’articolo di Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

 

militanti del patriot front a washington prima della festa per i 250 anni dell'indipendenza americana 1

Mostrano anche simboli che richiamano quello usati dai fascisti italiani negli anni Trenta, i membri del Patriot Front che sabato mattina hanno manifestato a Washington, poche ore prima del discorso del presidente Trump per il duecentocinquantesimo anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti. […]

 

Il Patriot Front è un gruppo suprematista bianco che si riconosce nello slogan "Reclaim America!". Significa riprendere il controllo del Paese, con una distinta componente razzista. Non a caso il loro stemma ha 13 stelle, per ricordare il numero originale delle prime colonie americane, da cui erano nati gli Stati Uniti.

 

[…] Il Fronte era nato nel 2017, durante il primo mandato presidenziale di Trump, con la scissione dall'organizzazione nazionalista bianca Vanguard America, seguita alla grande manifestazione suprematista di Charlottesville finita nella violenza, con una donna uccisa. Due estati fa, come ha ricordato il New York Times, il gruppo era calato su Nashville, marciando con le bandiere capovolte, segno di emergenza e crisi per la nazione.

 

Sabato mattina sono comparsi nella metropolitana di Washington con l'abituale divisa: cappelli da baseball marroni, maschere bianche a coprire il volto e occhiali da sole. In genere poi vestono con le camice brune, i pantaloni khaki e gli stivali.

militanti del patriot front a washington prima della festa per i 250 anni dell'indipendenza americana 5

 

[…] Con loro avevano le bandiere confederate, simbolo della repressione razzista, oltre che degli stati protagonisti della secessione da cui era scoppiata la Guerra Civile. Il dipartimento di Polizia di Washington ha detto che li ha notati e seguiti, nel rispetto del diritto di tutti i cittadini di manifestare, esprimendo pacificamente le loro opinioni, allo scopo di mantenere l'ordine pubblico e la sicurezza degli abitanti della capitale e i turisti. Non sono state violate leggi, dunque la polizia non è intervenuta.

 

3 - IN CODA AL SOLE, POI IN FUGA SOTTO I FULMINI L’ODISSEA DEL POPOLO «MAGA» IN FESTA

Estratto dell’articolo di Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”

 

festa per i 250 anni dell'indipendenza americana 9

«Neanche i fulmini vi fermeranno», dice il presidente alle 11.18 di sera alla folla nel National Mall, un’ora e mezzo dopo l’orario previsto per il suo discorso. Qualcuno ipotizzava che, dopo l’evacuazione di migliaia di persone a causa del temporale, Trump avrebbe parlato dalla Casa Bianca, ma aveva deciso di farlo di persona, se necessario anche alle 2 del mattino. […]

 

PAZIENZA E DEVOZIONE

Questo 4 luglio è stata la dimostrazione plastica di quanta pazienza e devozione il presidente Trump si aspetti dai suoi sostenitori. E la domanda è se, tuttora, loro credano di ricevere abbastanza in cambio e quale sarà il futuro dopo Trump. Solo le elezioni lo diranno con certezza, i segnali sono misti.

 

festa per i 250 anni dell'indipendenza americana 4

Assistere ai festeggiamenti nel National Mall è stata un’odissea per migliaia di persone, tranne per i vip, come l’attore Dennis Quaid, portati in giro in golf cart. Prima, tutti hanno affrontato tra le 3 e le 5 ore in fila per passare dai metal detector nei 39 gradi delle 5 del pomeriggio. Poi, alle 7 di sera, è stata ordinata l’evacuazione in un paio di edifici federali e nel museo di storia afroamericana.

 

I fulmini in effetti si vedevano mentre i caccia sorvolavano la folla di 150 mila persone. E anche se la pioggia è stata poca (solo verso le 9), gli organizzatori non volevano correre rischi. […]

 

LE PREGHIERE

festa per i 250 anni dell'indipendenza americana 5

Tante famiglie invece non avevano intenzione di andarsene: ci sono volute due ore e mezzo perché gli agenti federali e la polizia riuscissero a staccarle dai posti conquistati sugli spalti e sul prato. Alcuni si sono messi a pregare, altri intonavano canzoni patriottiche o gridavano «Usa, Usa», altri ancora si sono accampati con i figli e i passeggini in un tendone, a giocare a «Uno» o a «Cosa sono?», sperando di non essere costretti ad andarsene.

 

Ma il cordone di poliziotti e federali è lentamente riuscito a spingerli fuori. Alcuni sostenitori di Trump erano furiosi: «Andava bene tenere la gente per dieci ore al caldo? E mi parlate di sicurezza!».

 

Dion Cini indossava una camicia raffigurante decine di teste di Trump (vende questi prodotti online, la sua azienda si chiama TrumpSwag) e sventolava uno striscione con la scritta «Rubio 2028» (spera che il segretario di Stato si candidi alla presidenza). Per lui, Trump doveva parlare dalla Casa Bianca e lasciare il National Mall aperto, come sempre, ai cittadini per guardare i fuochi d’artificio.

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«Basta, Trump è troppo estremo, deve abbassare i toni. Vuole le folle, vuole la gloria, ma poi paghiamo noi: ho speso 5.000 mila dollari per l’hotel, sono qui da lunedì per le celebrazioni e ogni giorno era peggio dell’altro. Da domani non venderò più i suoi gadget, passo a Rubio!».

 

[…] PAROLE E SCINTILLE

 Quando Donald e Melania escono sul palco, migliaia di persone stanno ancora entrando: corrono per non perdersi una parola. Applaudono quando Trump dice di aver «demolito» l’Iran o promette di limitare il voto per posta, ridono quando attacca i comunisti e infine ballano al suono di canzoni nostalgiche sotto i fuochi d’artificio. […]

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