violenze, scontri e proteste a parigi - 3 marine le pen jean luch melenchon

LE DEVASTAZIONI DEI MARANZA D’OLTRALPE? TUTTA LEGNA NEL FUOCO DI MARINE LE PEN! – LA BIONDA SOVRANISTA FRANCESE GODE PER IL CAOS E LE DEVASTAZIONI A PARIGI: LA PROMESSA DI LEGGE E ORDINE, PUNTO CENTRALE DEL PROGRAMMA DEL “RASSEMBLEMENT NATIONAL, DIVENTA OGNI GIORNO PIÙ POPOLARE, DI FRONTE ALLA GUERRIGLIA DEGLI IMMIGRATI DI SECONDA GENERAZIONE – IL SINISTRATO MELENCHON PUNTA TUTTO SULLA RABBIA E SOFFIA SUL FUOCO (MA RISCHIA DI BRUCIARSI LUI) – IL DISCORSO DI MACRON E IL DECENNIO DI FIAMME, DALLE BANLIEUE AGLI CHAMPS ELYSEES - VIDEO

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

 

1 - FRANCIA, ANCORA SCONTRI, INCENDI E BARRICATE MACRON: “CHI HA DISTRUTTO ORA DEVE PAGARE”

Estratto dell’articolo di Danilo Ceccarelli per “La Stampa”

 

MANIFESTANTE CON IL LANCIAFIAMME A LIMOGES, IN FRANCIA

Emmanuel Macron prende la parola in serata, in una Francia ancora sotto shock che chiede risposte dopo l'ondata di violenze esplosa sabato durante la protesta contro il carovita indette dai gilet gialli.

 

«Quelli che hanno distrutto devono pagare, quelli che hanno saccheggiato devono rimborsare, quelli che hanno cercato di far cadere la Repubblica dovranno risponderne», dice il presidente in un discorso alla Nazione […]. L'inquilino dell'Eliseo promette «fermezza», garantisce «trasparenza» e, soprattutto, condanna gli «estremisti di sinistra». Niente a che vedere con gli studenti, che in queste ultime settimane sono scesi in strada per esprimere la loro «angoscia profonda».

 

Macron deve però smarcarsi dalle accuse sulla mancata gestione delle manifestazioni: «Le forze dell'odine hanno tenuto» e «hanno fatto del loro meglio», afferma il capo dello Stato, che a circa sei mesi dalle prossime presidenziali vuole spegnere sul nascere una nuova contestazione sociale: «Il nostro Paese merita una bella elezione». Ma di annunci, nemmeno l'ombra.

 

Macron si limita a ricordare che le prefetture potranno «vietare» alcune iniziative, senza andare oltre.

 

emmanuel macron discorso alla nazione dopo le manifestazioni 5

Intanto, arriva un nuovo bilancio delle manifestazioni della vigilia: 2.397 fermi, 997 agenti feriti, di cui 7 gravi. Una ragazza a Mulhouse ha perso un occhio durante gli scontri, mentre a Parigi un uomo è morto per un malore non riconducibile ai disordini.

 

Al termine del discorso presidenziale, giunge la reazione dei gilet gialli, che in un documento trasmesso a Le Parisien dal coordinamento annunciano il proseguimento delle «perturbazioni».

 

L'intervento di Macron è apparso più come una risposta alle critiche ricevute dalle opposizioni. Marine Le Pen in un videomessaggio diffuso prima dell'intervento del presidente ha parlato di una «minaccia per la democrazia» e di un «potere macroniano allo stremo».

 

MARINE LE PEN

«Il nostro Paese si trova stretto in una morsa o meglio, preso in ostaggio, tra la violenza e l'impotenza», ha detto la favorita alle prossime elezioni, apparsa nel suo ufficio con una postura presidenziale. Il rivale della gauche radicale, Jean-Luc Mélenchon, ha invece accusato il governo di «dilettantismo», prima di lanciare un appello alla «non violenza», rifiutandosi però di condannare i disordini.

 

PROTESTE A PARIGI - FOTO LAPRESSE

Ma il presidente si è dovuto difendere anche dagli attacchi di Donald Trump.

 

 

«La Francia brucia!», ha scritto il tycoon sul suo social Truth, prima di dare un consiglio (non richiesto): «Chiudete le vostre frontiere e riprendete il controllo, prima che sia troppo tardi».

 

 

 

 

 

 

2 - LA FRANCIA BRUCIA DA DIECI ANNI – MARAT N. 68

Estratto dalla newsletter “Marat”, di Francesco Maselli, pubblicata da “NightReview”

https://marat.nightreview.it/p/la-francia-brucia-da-dieci-anni-17-ottobre

 

 

MANIFESTANTE CON IL LANCIAFIAMME A LIMOGES, IN FRANCIA

Utilizzare la chiave retorica della Francia come “paese rivoluzionario per eccellenza” per spiegare quello che è successo il 17 ottobre è un esercizio affascinante, ma si tratta di una scorciatoia semplicistica.

 

Le città in fiamme, i negozi saccheggiati e gli scontri con le forze dell’ordine non sono una novità: da più di dieci anni tornano con regolarità a ogni grande mobilitazione.

 

Il problema ha dunque radici precise, che i due mandati di Emmanuel Macron hanno reso più forti e difficili da recidere. È da questo decennio che l’analisi deve partire, e da una policrisi che esplode oggi ma è stata alimentata a lungo.

 

Il primo fattore è il debito pubblico, che riduce drasticamente i margini di manovra di qualsiasi governo, che cresce inesorabile dalla crisi del 2008 e alimenta la sensazione di un declino difficile da arrestare.

 

A questo si somma la crisi politica: dallo scioglimento anticipato dell’Assemblea nazionale, nel 2024, gli esecutivi macronisti non hanno una maggioranza, sono paralizzati, non legiferano né riescono ad affrontare in modo efficace i problemi, rafforzando l’impressione di un paese non più realmente governato.

 

DANNI DOPO LE MANIFESTAZIONI A PARIGI - FOTO LAPRESSE

A una fiducia già incrinata hanno contribuito anche gli strumenti di partecipazione che dovevano ricucirla: il Grand débat national del 2019, lanciato in tutti i comuni francesi per ritrovare la capacità di dibattere pacificamente dopo un anno segnato dalle proteste e le violenze dei gilet gialli, e la convenzione per il clima, si sono chiusi con proposte in larga parte accantonate.

 

Poi c’è l’economia. La crisi geopolitica ha prodotto una nuova ondata inflazionistica dopo quella del 2022, erodendo il potere d’acquisto e alimentando una rabbia sociale già profonda.

 

Jean Luc Melenchon 2

A pagarne il prezzo più alto sono i giovani, che scontano l’onda lunga del Covid: una generazione rimasta chiusa in casa per due anni e che si affaccia oggi a un futuro più incerto, con università che non garantiscono più un lavoro e un’intelligenza artificiale che promette di rivoluzionare interi settori, mettendo a rischio proprio le posizioni di ingresso nel mondo del lavoro.

 

C’è poi un elemento più difficile da misurare, ma ormai impossibile da ignorare: l’assuefazione alla violenza.

 

I gilet gialli, le proteste contro la riforma delle pensioni, le rivolte del 2023 dopo la morte di Nahel Merzouk, perfino le celebrazioni per le vittorie del PSG in Champions League: a ogni grande occasione di piazza corrispondono scontri, incendi e saccheggi.

 

Marine Le Pen 31

Le manifestazioni partono così in un clima di tensione quasi permanente, in cui lo scontro con la polizia è parte della scenografia.

 

Per chi oggi ha tra i 15 e i 25 anni l’effetto è ancora più forte, perché quella violenta è praticamente l’unica forma di protesta di massa che abbia conosciuto.

 

Vista dal vivo, subìta o riprodotta sui social media, è diventata semplicemente normale e si salda con il resto: se il sistema politico non offre sbocchi e il blocco istituzionale sembra insuperabile, la violenza può apparire come l’unico linguaggio che funziona.

 

[…]

 

scontri e violenze a parigi

Una parte degli stessi manifestanti, inoltre, è attirata dalla dimensione quasi spettacolare del disordine, dall’adrenalina e, soprattutto tra i più giovani, dal mito della rivoluzione e dalla sensazione di partecipare a qualcosa di eccezionale.

 

È il momento in cui la retorica del “paese rivoluzionario” influenza anche il comportamento di chi si trova in queste situazioni di semi-insurrezione.

 

È probabilmente questo uno degli elementi che rendono così difficile gestire l’ordine pubblico. Le forze di polizia si trovano di fronte a una sovrapposizione di gruppi, alcuni che protestano, altri che cercano lo scontro, altri ancora che aspettano che si palesi l’occasione per saccheggiare.

 

scontri e violenze a parigi

Dove finisce il manifestante e dove comincia il casseur è sempre più difficile da stabilire, per chi sta in piazza e per chi deve intervenire. E la polizia, in questo, non aiuta.

 

Per decenni la dottrina francese si è fondata sulla “mise à distance”: tenere la folla lontana, evitare il più possibile il contatto fisico e usare la forza solo quando necessario.

 

Era un modello pensato per cortei prevedibili, in cui gli organizzatori, spesso i sindacati, contribuivano a mantenere l’ordine al loro interno.

 

gilet gialli 1

Con i gilet gialli quel modello si è incrinato: nel 2018-19 le forze dell’ordine si sono trovate a fronteggiare insieme grandi mobilitazioni, blocchi spontanei e vera violenza urbana. Da lì la necessità di unità più mobili, capaci di raggiungere i punti in cui esplode la violenza e di arrestare i singoli responsabili: sono nate le BRAV-M, le Brigate motorizzate di repressione dell’azione violenta, molto diverse dalle CRS e dalla gendarmerie mobile, schierate per contenere la folla tenendola a distanza.

 

Il problema è che arrestare un casseur significa entrare nel corteo, avvicinarsi, stabilire un contatto fisico: rompere, almeno in parte, la logica della distanza. E allo stesso tempo la Francia ha ampliato l’uso delle cosiddette armi di forza intermedia: gas lacrimogeni, granate di disaccerchiamento, lanciatori di proiettili di gomma.

 

Si è creato così un paradosso: la polizia cerca sempre più il contatto e dispone di strumenti più potenti per colpire a distanza. Una combinazione che esaspera le occasioni di scontro, il rischio di feriti e alimenta la percezione di essere aggrediti dallo Stato, e non protetti.

 

DANNI DOPO LE MANIFESTAZIONI A PARIGI - FOTO LAPRESSE

Gli effetti sono già evidenti. Dopo la giornata di sabato, il presidente dell’associazione di ristoratori e albergatori ha raccontato che alcuni suoi colleghi gli hanno riferito di volersi “armare” e “mettere delle milizie” davanti ai propri locali per difendersi dalle rivolte.

 

Non è un bel segnale: quando chi ha un’attività comincia a pensare a fare da sé, vuol dire che non crede più che lo Stato riesca a proteggerlo.

 

Il riflesso naturale, davanti a un simile malcontento, è cercarne subito il beneficiario politico, e la tentazione è dire che sarà il Rassemblement national, il partito più in grado di promettere legge e ordine, due richieste molto presenti nell’opinione pubblica, a maggior ragione dopo un mese di violenze.

 

proteste dei gilet gialli

Se ci fosse ancora la convinzione che il sistema politico sia ancora in grado di offrire un orizzonte, tuttavia, una parte di questa rabbia non avrebbe bisogno di esplodere nelle strade: il paese sarebbe, come spesso accade prima delle presidenziali, “in conclave”, in attesa del massimo momento democratico per esprimersi. La sensazione, invece, è che la politica non offra soluzioni. I sei mesi che ci separano dall’elezione saranno tesissimi.

SCONTRI A PARIGI scontri e violenze a parigiproteste in francia 6SCONTRI A PARIGI proteste in francia 7MANIFESTANTE CON IL LANCIAFIAMME A LIMOGES, IN FRANCIA. proteste in francia 2

proteste dei gilet gialli