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"SALVATORE CALIGNANO AVEVA LO STERNO SFONDATO, LA SCHIENA SPEZZATA E FRATTURE OVUNQUE. LO HANNO LASCIATO MORIRE DA SOLO COME UN ANIMALE" - LO DICE CARMELA AMURA, MOGLIE DELL'OPERAIO 61ENNE MORTO DOPO ESSERE PRECIPITATO MENTRE LAVORAVA SUL TETTO DI UN CAPANNONE, A CAIVANO - L'UOMO FERITO È STATO TRASCINATO (DA CHI?) PER SEI METRI: I SOCCORRITORI, ALLERTATI DA UNA CHIAMATA ANONIMA, LO HANNO TROVATO QUASI PRIVO DI SENSI E, PRIMA DI SVENIRE, HA DETTO LORO DI ESSERE "CADUTO DA UNA SCALA" - PER LA MORTE DELL'OPERAIO, I CARABINIERI DENUNCIANO TRE PERSONE: IL SOCIO DELL’AZIENDA PROPRIETARIA DELL’IMMOBILE, IL RAPPRESENTANTE LEGALE DELLA STESSA SOCIETÀ E L’AMMINISTRATORE UNICO DELLA DITTA PER LA QUALE LAVORAVA CALIGNANO...
Estratto dell'articolo di Gennaro Scala per il “Corriere della Sera”
Sei metri. Forse la distanza che separa un incidente dalla possibilità di salvare una vita. Sei metri, secondo una prima ricostruzione, tra il punto in cui Salvatore Calignano — l’operaio di 61 anni, ferito gravemente, e lasciato all’esterno di un capannone a Caivano — sarebbe caduto e quello in cui il suo corpo è stato trovato.
«Aveva lo sterno sfondato, la schiena spezzata, fratture ovunque. Lo hanno lasciato morire da solo come un animale», racconta la moglie Carmela Amura. Tre persone sono iscritte nel registro degli indagati. C’è un capannone sequestrato. C’è un’autopsia, fissata per domani, che dovrà accertare le lesioni, la causa della morte e la compatibilità tra quelle ferite.
La Procura di Napoli Nord, con il sostituto procuratore Sabrina Navarro, indaga sulla morte di Calignano, originario di Napoli e residente a Orta di Atella, nel Casertano. L’uomo viene trovato il 2 ottobre in un’area industriale di Caivano, in via Fossa del Lupo. Il giorno dopo muore all’ospedale San Giuliano di Giugliano, dove era stato trasportato in codice rosso.
Gli indagati sono il datore di lavoro e i due titolari del capannone nel quale Calignano stava eseguendo i lavori. Per loro vengono ipotizzati, a vario titolo, i reati di omicidio colposo e violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. L’iscrizione consente agli indagati di partecipare all’autopsia con propri consulenti. È qui che comincia il punto più delicato dell’inchiesta.
Che cosa è successo dopo la caduta? Calignano sta lavorando all’interno del capannone quando, secondo la ricostruzione finora emersa, cade e riporta lesioni gravissime. Poi viene spostato all’esterno. Il suo corpo viene lasciato sotto un albero, a sei metri dal luogo nel quale si sarebbe verificato l’incidente. Non è ancora chiaro chi abbia deciso quello spostamento, perché sia stato fatto e quanto tempo sia trascorso prima della richiesta di soccorso.
A dare l’allarme è una telefonata al 118 (rimasta anonima). Quando arrivano i sanitari, trovano l’operaio a terra quasi privo di sensi. Ai soccorritori, seppure agonizzante, trova la forza di dire qualcosa: «Sono caduto da una scala». [...]
I carabinieri acquisiscono la documentazione clinica e passano al setaccio le immagini delle telecamere. Ma proprio nel punto dell’incidente, secondo i primi accertamenti, non ci sono impianti capaci di registrare direttamente la scena. Gli investigatori ascoltano le persone informate sui fatti.
Gli accertamenti fanno emergere, secondo quanto riferito dai carabinieri, possibili profili di responsabilità sul rispetto delle norme di sicurezza, ma anche presunte omissioni e ritardi nella gestione dei soccorsi. Gli investigatori verificano inoltre l’ipotesi di una presunta alterazione della ricostruzione dei fatti. Sono circostanze ancora al vaglio della Procura.
Il giorno successivo arrivano i primi provvedimenti. I carabinieri denunciano tre persone: il socio dell’azienda proprietaria dell’immobile, il rappresentante legale della stessa società e l’amministratore unico della ditta per la quale lavorava Calignano. Scatta anche la sospensione dei lavori. [...]
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