volpe latte

DIO È IN OGNI COSA (PER CHI CI CREDE)  – UN CONTADINO RACCONTA A UN MONACO CHE OGNI SERA OFFRE A DIO UNA CIOTOLA DI LATTE E CHE DIO SE LA BEVE. IL MONACO, RIDENDO, SENTENZIA CHE DIO È PURO SPIRITO E NON BEVE LATTE. UNA NOTTE I DUE SI APPOSTANO E SCOPRONO CHE A BERE IL LATTE È UNA VOLPE. IL CONTADINO CI RESTA MALE, IL MONACO È SODDISFATTO. MA UN ANGELO GLI APPARE: ‘CON LA TUA SAPIENZA HAI PRIVATO UN UOMO SEMPLICE DELLA POSSIBILITÀ DI ADORARE DIO CHE OGNI NOTTE MANDAVA UNA VOLPE AD ACCETTARE LA SUA OFFERTA…’” – STORIA TRATTA DALLA RACCOLTA “SANTI DI TUTTI I GIORNI” DELL’ARCHIMANDRITA RUSSO TICHON, CITATA DA GIOVANNI LINDO FERRETTI NEL SUO “ÒRA ET LABORA”

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Estratto dell’articolo di Davide Ferrario per “la Lettura – Corriere della Sera”

 

giovanni lindo ferretti con il suo cane, scampato

«La maggior parte delle persone che frequento, la quasi totalità di quelle a cui voglio bene non pregano, non ne conoscono necessità, non possono beneficiarne».

 

Così scrive Giovanni Lindo Ferretti in apertura di Òra et labora (Compagnia editoriale Aliberti), nuova edizione aggiornata di un testo del 2022; e non posso che riconoscermi in quella descrizione. La preghiera, nonostante la cattolicità degli italiani, è una pratica in disuso.

 

Proprio all’importanza della preghiera nella sua vita Ferretti dedica questo piccolo libro: già per dimensione, forma e intento una specie di breviario. Forse la preghiera è in declino, più che per questioni ideologiche, per un fenomeno subdolo: oggi si ha paura del rapporto con quell’«altro da sé» che è costantemente dentro di noi e a cui la religione ha dato per secoli, se non una spiegazione, almeno un senso.

 

cccp

[…] D’altra parte Ferretti non ha mai cercato di convertire nessuno: è bastata la sua, di (ri)conversione a scandalizzare molti — in senso strettamente evangelico. Il suo senso della preghiera muove dalla constatazione di essere «residuale, in attesa di non so che...».

 

Pregare non modifica l’universo ma è «un ragionevole atto, intimo e sociale, di valenza cosmica», perché di fronte al dolore che inevitabilmente si incontra nella vita «ogni esperienza umana... deve arrendersi, accettare una realtà che la sovrasta.

 

Non è così impossibile ribaltare il contorno del dolore ma non se ne intacca la sostanza e troppe cose messe in atto per alleviarlo lo annodano, lo stiracchiano, lo straziano. Il dolore sbarra le porte d’accesso all’intrattenimento, costringe alla realtà delle cose. La preghiera apre uno spiraglio che concede al finito di percepire, accedere all’Infinito».

 

giovanni lindo ferretti - ora et labora

 

La sua vocazione non nasce tra studi seminariali o misticismi monastici, arriva tramite la durezza della vita in un paese d’Appennino forgiatosi su tradizioni barbariche.

 

«La mia preghiera, ne ringrazio Dio, è fiorita su un substrato pagano redento e salvato che mi appartiene. È cambiato l’orizzonte, la prospettiva, la teologia non l’uomo che alza gli occhi al cielo pronunciando parole di lode, richiesta di aiuto, consolazione».

 

Succede così che a un certo punto del libro si incontri una storia tratta dalla raccolta Santi di tutti i giorni dell’archimandrita russo Tichon (con affettuosa ironia, si può dire fosse inevitabile che il cantore dell’ortodossia comunista subisse anche il fascino della Chiesa ortodossa russa...).

 

I protagonisti sono un monaco e un contadino. Il contadino racconta al monaco che ogni sera offre a Dio una ciotola di latte e che Dio se la beve. Il monaco, ridendo, sentenzia che Dio, puro Spirito, latte non ne beve e propone di vedere cosa succede davvero. Una notte i due si appostano e scoprono che a bere il latte è una volpe che sbuca dal bosco.

 

GIOVANNI LINDO FERRETTI

Il contadino ci resta male mentre il monaco, soddisfatto, torna al monastero. Ma un angelo gli appare e gli dice: «Con la tua sapienza hai privato un uomo semplice della possibilità di adorare Dio che, contemplando il suo cuore sincero, ogni notte mandava una volpe ad accettare la sua offerta...».

 

La storia è bellissima è può essere apprezzata anche da chi non crede né a Dio né agli angeli perché parla di qualcosa che sta dentro di noi e che descriverei come la vocazione inspiegabile ma sincera a fare gesti di gentilezza disinteressata verso il mondo. A quel punto poco importa che la volpe sia solo una volpe oppure un’inviata del Signore. La bontà ha avuto un effetto.

 

giovanni lindo ferretti 2

Nell’ultima mail che ci siamo scambiati, Giovanni Lindo mi ha preso in giro così: «Abbi fede, ateo miscredente».

 

Ma io appunto di fede ne ho, anche se non la stessa sua. Che sia Dio ad aver fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza, o l’uomo ad aver inventato Dio nella stessa maniera, poco importa. È un gioco di specchi nel quale, se si vuole, ci possiamo comunque riconoscere come umani e fratelli.

I Cccp oggi Giovanni Lindo Ferretti Annarella Giudici Massimo Zamboni Danilo FaturcccpGIOVANNI LINDO FERRETTI.