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COME TI GIRI, TI TRUFFANO - UNA DONNA TRAVESTIVA DA INFERMIERA SPILLAVA SOLDI AI PAZIENTI AL PRONTO SOCCORSO DEL "GEMELLI" DI ROMA - LA DONNA È STATA CONDANNATA A 7 ANNI E 4 MESI DI RECLUSIONE E 2MILA EURO DI MULTA – LA 40ENNE, INDOSSANDO LA DIVISA USATA DAI SANITARI, PRENDEVA DI MIRA ALCUNI PAZIENTI A CUI, APPENA RICEVUTO IL RISULTATO DELLA TAC, DICEVA CHE L'ESAME NON ERA ANDATO A BUON FINE E...
Francesca De Martino per “il Messaggero - Cronaca di Roma”
Travestita da infermiera, con divisa bianca e mascherina a coprire parte del volto, ha rubato gioielli di valore in piena notte ad alcuni pazienti in attesa al pronto soccorso del Gemelli. La scusa era fargli ripetere la Tac, fatta qualche minuto prima dai sanitari, si faceva consegnare gli effetti personali e poi li addormentava con dei narcotici.
È successo a dicembre. Per questo, un'operaia romana, Daria Giosué, 40 anni, è stata condannata con rito abbreviato a 7 anni e 4 mesi di reclusione e 2mila euro di multa dalla seconda sezione penale del Tribunale di Roma, con le accuse di furto e tentata rapina aggravata dalla minorata difesa.
Il pm Antonia Giammaria aveva chiesto per l'imputata una pena di 5 anni e 6 mesi e 10mila euro di multa. Nel corso dell'ultima udienza la donna ha voluto rendere spontanee dichiarazioni ai giudici: «Non ho mai somministrato narcotici a nessuno», ha sottolineato la donna.
L'INGANNO
L'imputata entra al pronto soccorso del Gemelli, in piena notte, per accompagnare il marito a fare dei controlli. Ma da comune accompagnatrice diventa infermiera. Indossa la divisa bianca usata dai sanitari e prende di mira alcuni pazienti che hanno appena ricevuto il risultato della Tac, fatta qualche minuto prima dai medici.
Si avvicina e dice loro che l'esame non è andato a buon fine e va ripetuto. Li prepara per farglielo rifare e come da prassi, si fa consegnare i vestiti e gli effetti personali. Poi, secondo l'accusa, addormenta i degenti con dei narcotici e prende loro gioielli e oggetti di valore. Una paziente si accorge che le manca qualcosa e lo riferisce alla vigilanza del Gemelli che blocca l'imputata. Secondo la tesi della difesa, non ci sono prove che la donna abbia somministrato narcotici ai pazienti. E soprattutto, per i legali è un processo che si basa su sommarie informazioni.
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