palmiro togliatti e rita montagnana

SIAMO DONNE, OLTRE LE CORNA C’È DI PIÙ – GLI STORICI ALDO AGOSTI E MARINA CASSI DEDICANO UNA BIOGRAFIA A RITA MONTAGNANA, PRIMA MOGLIE DI PALMIRO TOGLIATTI, TRADITA DALLO STORICO SEGRETARIO DEL PCI – GIANNI OLIVA: “NELL'IMMAGINARIO DEI MILITANTI COMUNISTI RITA MONTAGNANA È CONFINATA IN UN RUOLO CHE NON FA GIUSTIZIA NÉ DEI SUOI MERITI, NÉ DEI TORTI SUBITI: UNA DIRIGENTE POLITICA DELLA PRIMA ORA, CORAGGIOSA E INTUITIVA, CHE PRIMA SCIVOLA NEL RUOLO DI MOGLIE DEL CAPO E POI IN QUELLO ANCORA PIÙ SCOMODO DI EX MOGLIE. IN REALTÀ DIETRO C'È LA STORIA DI UN PARTITO DOVE C'È LA DIFFICOLTÀ DI FARE EMERGERE LA QUESTIONE FEMMINILE IN UN MONDO DI DIRIGENTI MASCHI SOMMERSI DI PREGIUDIZI…”

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Estratto dell’articolo di Gianni Oliva per “La Stampa”

 

palmiro togliatti e Rita Montagnana

«Rita Montagnana? La moglie di Palmiro Togliatti»: oppure «la ex moglie». Nell'immaginario collettivo dei militanti comunisti (e non solo) Rita Montagnana è confinata in un ruolo stretto, che non fa giustizia né dei suoi meriti, né dei torti subiti: una dirigente politica della prima ora, coraggiosa e intuitiva, che prima scivola nel ruolo di moglie del capo e poi in quello ancora più scomodo di ex moglie.

 

Nella biografia che Aldo Agosti e Marina Cassi le dedicano (La moglie del Partito. Vita di Rita Montagnana Togliatti, ed. Laterza, settembre 2026, pp. 288, euro 24,00), c'è molto di più che la storia di una dirigente comunista: c'è la storia di un partito dove la forza dell'idea si trasforma in fedeismo, c'è la difficoltà di fare emergere la questione femminile in un mondo di dirigenti maschi sommersi di pregiudizi, c'è l'esperienza della clandestinità e dell'esilio, c'è l'Unione Sovietica di Stalin e delle lotte politiche ammantate da scontri ideologici, c'è il partito terzinternazionalista degli anni Trenta che diventa partito nuovo del dopoguerra.

 

[…]

 

la moglie del partito rita montagnana cover

Fondandosi su una documentazione rigorosa che attinge ad archivi e testimonianze, gli autori ricostruiscono un quadro d'insieme con una prosa fluida, che accompagna ilettore in quasi un secolo di storia comunista, nazionale e internazionale.

 

Gli esordi sono nella Torino di inizio Novecento, quel Borgo San Paolo dove la numerosa famiglia Montagnana va ad abitare e dove i giovani crescono nell'effervescenza e nella solidarietà di un quartiere operaio. Lì Rita inizia la militanza socialista, dimostrando una costanza e una intraprendenza che la portano ad essere presto punto di riferimento per le compagne, prima nelle lotte contro la guerra dell'agosto 1917, poi nelle battaglie del dopoguerra sino alle esperienze del biennio rosso.

 

Nel 1921, dopo l'adesione al partito comunista d'Italia, è tra le delegate invitate a Mosca al III Congresso dell'Internazionale: viaggio epico nel cuore della rivoluzione vittoriosa, il contatto con gli uomini che stanno facendo la storia da Trotckji a Zinoviev, a Bucharin, la convinzione ideologica che diventa certezza dogmatica incrollabile e che la porta ad annullare la propria vita personale in quella del partito.

 

Gianni Oliva

Nel suo ruolo di dirigente politica, Rita Montagnana è una pioniera delle battaglie per l'emancipazione femminile. Il tema non è facile: nel partito c'è una sostanziale sordità alla questione di genere, la propaganda va fatta tra le donne in quanto "proletarie", ogni altra forma è un cedimento piccolo-borghese. [...]

 

L'incontro con Togliatti e il matrimonio celebrato nel 1924 sono in qualche modo la sanzione di uno status e la fine di un'autonomia: lo segue nell'esilio, in Francia, a Lugano, a Mosca; lo segue in Spagna durante la guerra civile; poi di nuovo a Mosca.

 

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Per tutti diventa la moglie del capo: lavora nelle segreterie del partito, negli uffici moscoviti dell'Internazionale, nelle redazioni di alcuni giornali, a Radio Mosca; ha contatti con dirigenti di ogni livello; condivide gli spazi stretti delle abitazioni moscovite con Teresa Noce e Luigi Longo. Ma non le viene riconosciuto il profilo di dirigente autonoma.

 

Rientrata in Italia è tra le fondatrici dell'Unione Donne Italiane, viene eletta alla Costituente e poi senatrice, ma la sua parabola politica non riesce a svincolarsi dall'immagine di "coniuge". E quando Togliatti incontra Nilde Jotti, inizia l'isolamento: scomoda per il marito, scomoda per il Partito, nonostante sia una risorsa intellettuale e politica di prim'ordine.

 

A metà degli anni Cinquanta Rita Montagnana esce dalla scena pubblica, compressa nella gabbia della malattia mentale del figlio Aldo, che segue negli alienati ricoveri in Urss e in Ungheria, ma anche trascurata dal partito che ha fretta di sbarazzarsi di lei.

 

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In questo lento tramonto (morirà ottantaquattrenne nel 1979), Rita Montagnana vive con dignità e con orgoglio, sorretta da una lealtà sofferta ma indefettibile al partito: non una pagina di polemica, non una ricostruzione astiosa, non un'intervista. Tace su tutto, sulla sua vita privata, su Togliatti, sulla sua esperienza.

 

Come scrivono Aldo Agosti e Marina Cassi, è come se «volesse conservare l'immagine di un mondo che si sta lentamente estinguendo» ma che, al netto di certezze dogmatiche e rappresentazioni idealizzate, era comunque «un altro mondo possibile».

 

Proprio per questo la ricostruzione della sua biografia è un tassello importante della ricerca storiografica: restituisce la complessità di un'esistenza «vissuta all'ombra o nell'ombra di uomini e istituzioni totalizzanti».

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