DAGOREPORT – ALBERTO DA GIUSSANO ALLE CIME DI RAPA: LA LEGA HA SBIANCHETTATO IL “SALVINI PREMIER”…
DOVE C’È RISIKO BANCARIO, C’È ALBERTO BAGNAI – L’EX PARLAMENTARE DELLA LEGA ORA È COMMISSARIO ALL’ANTITRUST, L’AUTORITÀ CHE DEVE FARE DA ARBITRO NEL CASO DELL’OPAS DI INTESA SANPAOLO SU MPS, CON RELATIVO PASSAGGIO DELLE QUOTE DI GENERALI E CONSEGUENTE RISCHIO DI UN PASTROCCHIO NEL CAMPO DELLE ASSICURAZIONI – MA IL NOME DI BAGNAI (NON INDAGATO) COMPARE ANCHE NEGLI ATTI DELL’INCHIESTA PENALE DELLA PROCURA DI MILANO SUL “CONCERTO” PER LA SCALATA A MEDIOBANCA, QUANDO SI LEGGE CHE A DICEMBRE DEL 2024 TRE DEI CINQUE AMMINISTRATORI DI MPS HANNO DATO LE DIMISSIONI PERCHÉ “RICHIESTE O IMPOSTE” DAL TESORO. E IN UN CASO SAREBBE STATO PROPRIO BAGNAI A CHIEDERLE PER CONTO DEL MEF, CHE SMENTISCE…
Estratto dell’articolo di Vittorio Malagutti per “Domani”
Con i conti in grande spolvero (8,2 miliardi di profitti in nove mesi), Intesa prepara l’ultimo miglio, quello decisivo, nella corsa al Monte dei Paschi. L’Opas potrebbe partire in Borsa già entro la fine del mese, ma prima del verdetto dei mercati arriverà quello dell’Antitrust, molto atteso dagli investitori e anche nei palazzi della politica.
La questione più delicata, come noto, riguarda Generali. Se l’offerta andasse in porto, Intesa diventerebbe il primo azionista del gruppo del Leone, di cui è uno dei principali concorrenti nel ricco mercato delle polizze vita. «L’investimento in Generali sarà puramente finanziario», ha ripetuto più volte Carlo Messina, l’amministratore delegato della banca milanese [...]
LUIGI LOVAGLIO E CARLO MESSINA
Tocca all’Antitrust sciogliere il nodo e decidere quali sono le misure più adatte a garantire la concorrenza in un settore che vale oltre 100 miliardi l’anno di ricavi. Senza contare che Intesa e Generali gestiscono una fetta rilevante del risparmio degli italiani e sono, con Poste Italiane e Unicredit, i principali sottoscrittori dei titoli del debito pubblico.
L’Authority presieduta da Saverio Valentino è quindi chiamata a fare da arbitro di una partita decisiva per gli equilibri di potere nella finanza nazionale e l’istruttoria in materia, con le audizioni delle parti coinvolte, è in corso da metà settembre. In quegli stessi giorni si è insediato Alberto Bagnai, il deputato della Lega scelto dal governo come terzo commissario antitrust insieme a Valentino e a Elisabetta Iossa.
Nominato dai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, anche Bagnai, che nel frattempo ha lasciato l’incarico parlamentare, dovrà quindi dire la sua sullo spinoso caso Intesa-Mps-Generali, ma differenza degli altri due componenti del collegio, il suo nome non è nuovo alle cronache recenti che riguardano il Monte dei Paschi.
Negli atti dell’inchiesta penale della procura di Milano si legge che a dicembre del 2024 tre dei cinque amministratori della banca senese hanno dato le dimissioni perché “richieste o imposte” dal ministero dell’Economia e in un caso è stato proprio Bagnai a chiederle per conto del Mef. Meno di due anni fa, quindi, il futuro commissario Antitrust sarebbe intervenuto personalmente per conto del governo, impegnato a ridisegnare la composizione del cda della banca senese.
alberto bagnai giancarlo giorgetti
Un mese dopo, a gennaio del 2025, il Monte ha annunciato l’Ops su Mediobanca, primo atto della battaglia borsistica che ora potrebbe concludersi con l’offerta lanciata da Intesa. La ricostruzione dei pm è contenuta nel decreto di perquisizione nei confronti dei tre indagati nell’inchiesta milanese: l’amministratore delegato del Monte, Luigi Lovaglio, Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri, a capo della holding Delfin della famiglia Del Vecchio.
“Il 17 dicembre – si legge nel decreto- si erano dimessi cinque consiglieri indipendenti eletti in Mps nella lista del Mef. Ciò ha consentito a Delfin e Caltagirone di entrare nella cabina di regia della banca senese”.
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI
Un ingresso che, secondo i magistrati, sarebbe servito a gestire la scalata a Mediobanca, un disegno sponsorizzato dal governo e frutto di un accordo tra azionisti non dichiarato al mercato (da qui l’accusa di concerto occulto).
È stato uno dei consiglieri dimissionari (non nominato nelle carte) a fare il nome di Bagnai nel corso di una deposizione alla Consob, che è stata acquisita agli atti dell’indagine della magistratura. Questa versione dei fatti è stata smentita dal Mef che in una relazione inviata alla Consob ha negato di aver “sollecitato o stimolato le dimissioni” dei cinque amministratori.
L’inchiesta penale non si è ancora conclusa ma intanto Bagnai, già responsabile economia della Lega, ha infilato la porta girevole che lo ha trasformato in commissario di un’authority indipendente. La stessa authority che ora è chiamata a valutare vicende bancarie, quelle che riguardano il futuro di Mps, su cui ha più volte preso posizione il partito di cui Bagnai era un esponente di primo piano. [...]
LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI
ALBERTO BAGNAI
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