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È MORTO A 83 ANNI SANDRO MAZZOLA - BANDIERA INTERISTA, CON LA NAZIONALE FU CAMPIONE D’EUROPA NEL 1968, VICECAMPIONE DEL MONDO NEL 1970 (IN TUTTO 70 PRESENZE E 22 GOL) - CON I NERAZZURRI VINSE QUATTRO SCUDETTI, DUE COPPE DEI CAMPIONI, DUE COPPE INTERCONTINENTALI. SECONDO NELLA CLASSIFICA DEL PALLONE D’ORO 1971 (DIETRO L’OLANDESE CRUYFF). NEL 2005 L’UEFA PREMIÒ IL SUO GOL SEGNATO L’8 DICEMBRE 1966 CONTRO IL VASAS BUDAPEST COME IL PIÙ BELLO IN CINQUANT’ANNI DI COPPA CAMPIONI/CHAMPIONS LEAGUE - LA SUA ULTIMA INTERVISTA: "I TIFOSI DELL’INTER ALL’INIZIO DICEVANO ' 'QUELLO NON SARÀ MAI COME SUO PADRE' (VALENTINO, MORTO NELLA STRAGE DI SUPERGA). IO NE SOFFRIVO. TORNAVO A CASA E NON MANGIAVO” - POI PELE’, LA STAFFETTA CON RIVERA (“SOLO IN ITALIA SI POTEVA INVENTARE UNA SIMILE ASSURDITÀ”) E GIGI RIVA CHE SE NON GLI PASSAVI BENE IL PALLONE... - VIDEO!
“I TIFOSI DELL’INTER ALL’INIZIO DICEVANO “QUELLO NON SARÀ MAI COME SUO PADRE”. IO NE SOFFRIVO. TORNAVO A CASA E NON MANGIAVO” – SANDRO MAZZOLA RICORDA LA TRAGEDIA DI SUPERGA IN CUI SCOMPARVERO IL GRANDE TORINO E SUO PADRE – “OGNI VOLTA A TORINO MI SENTIVO COME INTRONATO. QUANDO ENTRAI NELLO SPOGLIATOIO DEL FILADELFIA DAVANTI ALL’ARMADIETTO DI PAPÀ MI MISI A PIANGERE” – E POI PELE’, LA STAFFETTA CON RIVERA (“SOLO IN ITALIA SI POTEVA INVENTARE UNA SIMILE ASSURDITÀ”) E GIGI RIVA CHE SE NON GLI PASSAVI BENE IL PALLONE…
Calcio: è morto Mazzola, idolo della Grande Inter di Herrera Figlio di Valentino, aveva 83 anni, indossò solo la maglia nerazzurra
(ANSA) - MILANO, 19 SET - "La voglia di ricordare si mischia con il pudore: quanto è difficile trovare le parole migliori per salutare chi ha scritto la storia in maniera indelebile e senza precedenti", si apre così il lungo ricordo dell'Inter per Sandro Mazzola, scomparso all'età di 83 anni, uno dei miti della Grande Inter.
Un ricordo che ripercorre tutti i passi della carriera della bandiera nerazzurra perché Sandro Mazzola "è stato la storia dell'Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito". Dal "fardello pesante sulle spalle" del ricordo eterno del padre Valentino perso nella strage di Superga. All'epoca Sandro aveva poco più di sei anni. Ma il calcio era nel destino della famiglia Mazzola.
Fin da bambino, all'età di otto anni, Sandro vestì la maglia dell'Inter. Anni a imparare il calcio, poi l'epica Juventus-Inter del 10 giugno 1961 quando Moratti ed Herrera per protesta schierarono la Primavera, c'era anche Sandro Mazzola e arrivò il primo gol a soli 18 anni su rigore. Un chiaro segnale di quello che sarebbe poi stato. Sotto la guida di Helenio Herrera, Sandro Mazzola scrisse pagine indelebili di sport.
Bandiera e idolo di una squadra irraggiungibile, fatta di grandi campioni e incredibili successi. Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suárez, Corso e la filastrocca che riempie ricordi e cuori dei tifosi nerazzurri. Mazzola era l'emblema della Grande Inter.
Il primo grande successo in Coppa dei Campioni contro il Real Madrid nel '64 porta la sua firma. Conquistò "quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, il titolo di capocannoniere in Serie A (nel 1965 con 17 gol) e in Coppa dei campioni (7 gol nel 1964). Secondo nel Pallone d'Oro 1971 dietro a Johan Cruyff", ricorda l'Inter.
Abbandonati gli scarpini intraprese la carriera da dirigente e direttore sportivo con il colpo più celebre Ronaldo il fenomeno - convinto di vestire la maglia della Beneamata proprio da Mazzola e Moratti - che solo ieri ha festeggiato i 50 anni. Una vita con la maglia dell'Inter, per il bene dell'Inter, per amore di quei colori che ha contribuito a rendere grandi. "Aveva un solo, ultimo, desiderio - ricorda l'Inter -: 'Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1'.
BIOGRAFIA DI SANDRO MAZZOLA
Da www.cinquantamila.it - la storia raccontata da Giorgio Dell'Arti
• (Alessandro) Torino 8 novembre 1942. Ex calciatore. «La bandiera interista più grande di ogni tempo» (Matteo Marani).
• Con la Nazionale fu campione d’Europa nel 1968, vicecampione del Mondo nel 1970 (in tutto 70 presenze e 22 gol). Con l’Inter vinse quattro scudetti (1963, 1965, 1966, 1971), due coppe dei Campioni (1964, 1965), due coppe Intercontinentali (1964, 1965). Secondo nella classifica del Pallone d’oro 1971 (dietro l’olandese Johan Cruyff), 8° nel 1965 e nel 1970, 10° nel 1967 ecc. Nel 2005 l’Uefa premiò un suo gol segnato l’8 dicembre 1966 contro il Vasas Budapest come il più bello in cinquant’anni di coppa Campioni/Champions League.
• «A un certo punto, l’etichetta di figlio del leggendario Valentino (1919-1949) divenne quasi ingombrante. Sandrino Mazzola era nato a Torino, dove il padre era il leader della squadra granata destinata alla storia. Presto i genitori si separarono, lui rimase col padre, facendo da mascotte nelle partite casalinghe. Quando l’aereo della squadra si schiantò a Superga aveva appena sei anni.
Si ricongiunse alla madre, a Cassano d’Adda, e al più giovane fratello Ferruccio e cominciò presto a sentire il richiamo del sangue per la sfera di cuoio. I primi calci nella Milanesina, la squadretta dell’oratorio, e l’interessamento di Benito Lorenzi, compagno di Nazionale del padre, che fece ingaggiare Sandrino e Ferruccio come mascotte dell’Inter tricolore di Foni, furono l’anticamera del provino per i colori nerazzurri.
A 14 anni Sandrino entrò a far parte della grande famiglia, ma a diciannove si sentì snobbato dai tecnici e andò a Torino col patrigno, Piero Taggini, a chiedere invano un provino granata all’ex presidente Ferruccio Novo. Due mesi dopo, per protesta, Moratti mandava in campo la squadra ragazzi per la discussa ripetizione della partita con la Juventus, il 10 giugno 1961, concedendogli l’esordio, condito dall’unico gol (su rigore) dell’1-9 finale.
sandro mazzola helenio herrera
Helenio Herrera mise gli occhi su di lui e lo convinse a cambiare ruolo: non più centrocampista di regia, ma interno di punta, a sfruttare le rasoiate del suo dribbling. Un’altra presenza nella stagione successiva, poi il lancio in prima squadra. Scontento della lentezza di Maschio, il Mago lancia il ragazzino dal cognome esagerato e nasce una stella» (Carlo F. Chiesa).
• «In Nazionale emerge la grande rivalità con Gianni Rivera, alimentata anche dalla miopia di alcuni commissari tecnici, Valcareggi in testa, i quali ritengono impossibile la convivenza dei due fuoriclasse. Famosa la staffetta ai Mondiali di Messico 1970» (Germano Bovolenta).
• «Cosa pensa che la gente ricordi, di lei? “La correttezza e i gol”. Quali gol? “Quello di Budapest, entrando in porta con la palla. A Vienna, con il Real. A Basilea, con la Nazionale, dopo sette palleggi consecutivi”. Alla fine, non teme di passare alla storia solo per la staffetta? “Abbiamo giocato insieme 50 partite, e si ricorda solo di quelle tre in cui ci siamo dati il cambio: il solito vizio italiano. Fra l’altro, quella staffetta è nata da un mal di pancia”.
Ovvero? “Mi colpì la vendetta di Montezuma alla vigilia della partita con il Messico, passai la notte in bagno. Il giorno dopo, Valcareggi capì che potevo giocare solo un tempo e programmò la staffetta. Curioso: si è parlato tanto di una cosa nata per una questione di cacca”» (da un’intervista di Emanuele Gamba).
• A lungo dirigente dell’Inter (e per un breve periodo anche del Torino). Sulla rottura con l’Inter: «Mi aveva chiamato Tosatti alla Ds per parlare di mio padre. Invece l’argomento del giorno era Capello, che aveva raggiunto l’accordo con l’Inter ma poi Moratti ci aveva ripensato. Filippica di Tosatti contro Moratti.
A quel punto potevo fare due cose: o andarmene, come aveva fatto Bettega ai tempi di Brera, o far finta di nulla, non buttare altra legna sul fuoco. Il giorno dopo il presidente mi accusò di non averlo difeso e fu l’inizio della fine con l’Inter» (a Gianni Mura) [Rep 5/11/2012].
• Da anni commentatore per la Rai. Sua la telecronaca della finale del Mondiale 2006, in coppia con Marco Civoli.
• Il fratello Ferruccio (Torino 1 febbraio 1945) giocò, seppure con meno fortuna, con Lazio e Fiorentina.
• Insieme a Gianni Rivera, è stato a lungo volontario alla Sacra Famiglia, la stessa struttura a cui è stato affidato Silvio Berlusconi per svolgere i servizi sociali. «Alla fine d’ogni giornata tornavo a casa distrutto. Ci volevano giorni prima che ritrovassi la forza» [Andrea Galli, Cds 16/4/2014].
• Sposato dal ’64 con Graziella (conquistata ballando Il cielo in una stanza), quattro figli e sette nipoti.
sandro mazzola 4
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