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CHI È STEFANO ARGENTINO, IL 27ENNE CHE HA SGOZZATO SARA CAMPANELLA, LA COLLEGA UNIVERSITARIA CHE LO HA RIFIUTATO – TUTTI LO DESCRIVONO COME UN RAGAZZO “SCHIVO, POCO EMPATICO, RISERVATO”, L’ETERNO STUDENTE IN RITARDO CON GLI STUDI CHE AVEVA LASCIATO NOTO PER TRASFERIRSI A MESSINA DOVE FREQUENTAVA, INSIEME ALLA VITTIMA, IL CORSO IN TECNICHE DI LABORATORIO BIOMEDICO – TUTTI IN PAESE PARLANO DI UNA FAMIGLIA TRANQUILLA CHE AVEVA FATTO SACRIFICI PER FAR STUDIARE I FIGLI E...
1 - «SCHIVO, NESSUNA EMPATIA» QUEL RAGAZZO SOLITARIO CHE SEMBRA SBUCATO DAL NULLA
Estratto dell’articolo di Lara Sirignano per il “Corriere della Sera”
[…]
Chi conosceva Stefano Argentino, il ragazzo che ha sgozzato, davanti a decine di persone, Sara Campanella, la collega universitaria che di lui non voleva saperne, stenta a credere che possa essere stato capace di tanta violenza.
«Era schivo, poco empatico, riservato», dicono a Noto, la cittadina da cui viene il ragazzo. L’eterno studente, che a 25 anni, aveva lasciato la provincia di Siracusa per andare a studiare a Messina, in paese ha una famiglia: «Madre casalinga dal forte carattere» raccontano, padre muratore, «uomo mite» dicono, e un fratello maggiore.
Anche i suoi profili social, come le testimonianze dei suoi compaesani, sono poco eloquenti. A Stefano piacciono i motori, è stato in Australia (su Instagram ha postato una foto in cui viene immortalato mentre mangia da solo in un ristorante di Melbourne). Ma nei racconti pubblicati in rete manca la vita vera: le amicizie, gli interessi, le ragazze. Stefano sembra quasi spuntato dal nulla.
Quando i carabinieri del comando provinciale di Messina, lunedì notte, sono andati a prenderlo nella casa vacanza dei genitori in cui si era nascosto dopo l’omicidio, percorrendo la strada da Messina a Noto, si sono trovati davanti un ragazzo qualunque. Stefano, che indossava ancora i vestiti che aveva mentre aggrediva Sara e che i testimoni avevano ben descritto, si è detto stupito della presenza dei militari, ma non ha reagito: nessun gesto violento, nessun attacco d’ira.
RAGAZZA ACCOLTELLATA ALLA GOLA A MESSINA
Riconoscere in quel giovane dimesso l’assassino che poche ore prima aveva tagliato la gola a chi lo rifiutava è difficile, ma spiega forse perché Sara, allegra, bella, con mille sogni e mille amici, non l’ha mai davvero considerato un pericolo. Un fastidio sì, tanto da lamentarsene con le colleghe a cui faceva spesso ascoltare i suoi messaggi adolescenziali e insistenti. Come quando si lamentava che lei non gli sorrideva più come un tempo .
Per Sara, Stefano semplicemente non esisteva. «Se stava in una stanza nessuno faceva caso alla sua presenza», dicono i colleghi del corso di laurea. Insomma, era uno di cui non ci si accorgeva. Né nel bene, né, soprattutto, nel male .
Poche passioni, poche ambizioni, un grande ritardo negli studi, l’interesse per il calcio e il tifo per la Juve. […]
2 - “TU NON MI SORRIDI PIÙ” STEFANO E UN’OSSESSIONE NATA DUE ANNI FA
Estratto dell’articolo di Francesco Patané per “la Repubblica”
Stefano Argentino è ossessionato da Sara. Si incontrano nelle aule dell’università di Messina due anni e mezzo fa. Entrambi frequentano il corso di laurea di Tecniche di laboratorio biomedico. Lui più grande di 5 anni e abbondantemente in ritardo con gli studi. Lei matricola solare, sempre piena di gioia. «Perché non mi sorridi più come prima» le ha chiesto qualche tempo fa. Una frase che ha colpito Sara tanto da raccontarla alle amiche.
sara campanella e il fidanzato antonino fricano 1
Un’ossessione, la ragazza, per quel 27enne sempre cupo e di poche parole. […] Durante la settimana lo studente vive in un piccolo alloggio a Messina, sequestrato dai carabinieri. Nel week end torna a Noto dalla sua famiglia. Gli Argentino abitano al piano terra di una palazzina in via Principe di Piemonte, nella parte bassa di Noto. Un “basso” con due finestre a livello strada di pochi metri quadrati.
Una casa semplice come lo sono mamma Daniela Santoro, papà Stefano e il fratello più grande Salvo.
Una famiglia che ha sacrificato molto per far studiare i figli. Il padre muratore «esce di casa alle 6 e rientra la sera, mentre la mamma lavorava in un bed & breakfast dice Arturo Pizzino vicino di casa — Stefano non ha mai dato troppa confidenza, se ne stava per conto suo anche durante gli anni di scuola. Pensavo fosse solo timidezza».
RAGAZZA ACCOLTELLATA ALLA GOLA A MESSINA
Stefano ha lavorato per qualche mese in uno dei bar dell’isola pedonale accanto alla Cattedrale. «Me lo ricordo — dice uno dei camerieri — Si lamentava perché prendeva meno mance di tutti. Ma non sorrideva mai. È durato meno di un mese, prima di sparire».
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