petro trump

LA COLOMBIA NON SI PIEGA AL BULLISMO DI TRUMP – LE ELEZIONI LEGISLATIVE NEL PAESE SUDAMERICANO CONFERMANO LA TENUTA DELLA SINISTRA DEL PRESIDENTE GUSTAVO PETRO, CHE HA TUONATO CONTRO LO “SCUDO DELLE AMERICHE”, L’INIZIATIVA DI “THE DONALD” PER CONTRASTARE I CARTELLI DELLA DROGA: “PENSO CHE CON 17 PAESI PICCOLI E DEBOLI, PRIVI DI ESPERIENZA NELLA LOTTA ALLA COCAINA, NON SI POSSA CREARE UNO SCUDO PER IL SUD. LO FARANNO A PEZZI” - LA DESTRA, GUIDATA DA PALOMA VALENCIA, SI RAFFORZA E PUNTA ALLE PRESIDENZIALI DI MAGGIO, PROBABILMENTE DESTINATE A UN BALLOTTAGGIO…

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Estratto dell’articolo di Sara Gandolfi per il "Corriere della Sera"

 

gustavo petro

La Colombia resiste (per ora) al canto delle sirene di Donald Trump, a differenza di altri Paesi dell’America latina, mentre il suo presidente di sinistra, prossimo a lasciare lo scettro del comando ad un successore, tuona contro l’ultima iniziativa Usa, lo «Scudo delle Americhe», un’alleanza militare delle destre contro i cartelli della droga.

 

«Non sto criticando la formazione di coalizioni politiche. Ma penso che con 17 Paesi piccoli e deboli, privi di esperienza nella lotta alla cocaina, non si possa creare uno scudo per il sud. Lo faranno a pezzi», ha detto Gustavo Petro.

 

Il risultato delle elezioni legislative di domenica conferma una Colombia estremamente polarizzata, dove però non arretra quella sinistra che quattro anni fa conquistò per la prima volta la presidenza con Petro. Al Senato, il partito di governo Patto Storico ha ottenuto il 22,85% dei voti e 25 dei 103 seggi in palio. Il Centro Democratico, partito di destra radicale che si ispira al pensiero dell’ex presidente Álvaro Uribe, lo tallona con il 15,66% e 17 senatori.

 

Molto più stretta la forbice alla Camera dei deputati, anche se i risultati definitivi e il numero di seggi per partito, trattandosi di un voto su base regionale, si conosceranno solo nei prossimi giorni, alla fine dello scrutinio nei 32 dipartimenti e a Bogotà. Perdono terreno, ma saranno chiave di future alleanze, i partiti tradizionali. Non entrano, invece, in Parlamento gli ex guerriglieri delle Farc, cui gli accordi di pace del 2016 avevano assicurato 10 seggi per otto anni.

 

Paloma Valencia

[…] Paloma Valencia del Centro Democratico ha vinto a mani basse la leadership delle destre nella «Grande Consultazione per la Colombia», con oltre tre milioni di voti, schiacciando gli altri otto pretendenti alla candidatura.

 

 Nel suo discorso di accettazione, ha definito il governo Petro come «il più corrotto della storia colombiana», ha ribadito le sue critiche alla politica della «pace totale» con la guerriglia e ha reso omaggio al senatore Miguel Uribe, assassinato nel 2025 proprio durante un comizio per le primarie presidenziali. Come altri leader della nuova destra radicale sudamericana — il cui capofila resta l’argentino Javier Milei — Valencia ha ribadito di volere ridurre la presenza dello Stato per una economia «più libera e fraterna».

 

Sul fronte opposto, il senatore Iván Cepeda, candidato alle presidenziali del Patto Storico, che non ha partecipato alle primarie di domenica, ha affermato che la vittoria alle legislative spiana di fatto la strada alla sua elezione: «Oggi inizia il nostro secondo mandato», ha affermato, ostentando sicurezza. «Siamo la principale forza politica in Colombia. La più influente e quella con il blocco più numeroso sia al Senato che alla Camera dei Rappresentanti».

 

ivan cepeda

In realtà, sarà difficile che il 31 maggio emerga già il futuro presidente. Sia Cepeda sia Valencia sono lontani dagli oltre 10 milioni di voti necessari per passare al primo turno. Senza contare che a destra c’è un altro nome forte, Abelardo De la Espriella del Movimiento Salvación Nacional , e il centro potrebbe riconquistare terreno con l’ex sindaco di Medellin Sergio Fajardo (entrambi assenti alle primarie di domenica). Più probabile un duello al ballottaggio, a giugno.

 

Chiunque alla fine sarà eletto, dovrà governare con una maggioranza fragile, come è accaduto a Petro. […]

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