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ELON MUSK SPARA UN SACCO DI STRONZATE MA SU UNA COSA HA RAGIONE DA VENDERE: GLI INSOPPORTABILI ECCESSI DEL PENSIERO WOKE – L’ULTIMO “REGALO” DI QUESTA VISIONE TOSSICA DEL MONDO, CHE IN NOME DELL’INCLUSIONE VUOLE CANCELLARE LE DIFFERENZE, E’ LA SCELTA DELL’ATTRICE NERA LUPITA NYONG’O PER IL RUOLO DI ELENA DI TROIA NELLA VERSIONE CINEMATOGRAFICA DELL’ODISSEA DI CHRISTOPHER NOLAN – MUSK HA GRIDATO AL “RAZZISMO ANTI BIANCO” - IL CLASSICISTA DANIEL MENDELSOHN DIFENDA LA SCELTA: “AVERE UNA ELENA NERA NON È PIÙ BIZZARRO CHE AVERE UN IRLANDESE-SCOZZESE COME MATT DAMON NELLA PARTE DI ULISSE” – QUINDI DA OGGI IN POI POTREMO GIRARE FILM SUGLI ZULU CON ATTORI BIANCHI? O AVERE UN BIOPIC SU MOHAMMED ALI CON UN ATTORE BIANCO?
Estratto dell’articolo di Luigi Ippolito per il “Corriere della Sera”
Che Elena di Troia avesse suscitato ardenti passioni lo sapevamo, ma che una Elena nera ci costringesse a cantare di Elon Musk l’ira funesta, questa è una novità.
Eppure è bastato che il regista britannico Christopher Nolan scegliesse la keniota Lupita Nyong’o per il ruolo dell’amata di Paride, nella sua versione cinematografica dell’Odissea, per far sì che il padrone della Tesla e X gridasse al «razzismo anti-bianco» e alla «dissacrazione» di Omero: «Scritturare una donna nera per la parte di una donna bianca in un’opera fondamentale della letteratura europea non è meglio che scritturare un uomo bianco per la parte di uno Zulu», ha tuonato Musk.
Ma la difesa di Nolan è arrivata da chi qualcosa di classici ne capisce: al festival letterario di Hay, in Inghilterra, il professor Daniel Mendelsohn, autore di una recente e acclamata traduzione dell’Odissea, ha affermato che avere una Elena nera non è più bizzarro che avere «un irlandese-scozzese come Matt Damon» nella parte di Ulisse, «questo astuto personaggio del Mediterraneo orientale».
Mendelsohn ha ammesso che la scelta di Lupita Nyong’o è «deliberata» e «provocatoria», ma «prima di tutto, non me ne importa»: «Non credo che questa sia una delle cose di cui preoccuparsi in un adattamento dell’Odissea», ha sostenuto. Anzi, avere una Elena africana «è in linea con la preoccupazione del mito di Troia, che è come pensiamo alla bellezza: uno dei punti del mito è farti pensare alla bellezza e alle sue conseguenze. […]».
[…] sono anni che a Londra il casting è « colour-blind » (cieco al colore): si va a teatro per un lavoro di Ibsen o di Oscar Wilde e si vedono attori e attrici neri che interpretano parti ovviamente scritte per bianchi. Ma nessuno ci fa caso: e così la serie tv Bridgerton ha impiegato un cast multirazziale per mettere in scena l’Inghilterra della Reggenza. Ma chiaramente, quando sono coinvolte figure iconiche, come già era accaduto di recente con una Giulietta nera, si va a toccare un nervo scoperto.
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