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"ERO LA FIGURINA CHE IL MIO EX COMPAGNO REGALAVA" - LA TRISTE TESTIMONIANZA DI UNA VITTIMA DI REVENGE PORN DELLA PROVINCIA DI TORINO - IL 52ENNE, EX PARTNER, POSTAVA, SENZA CHE LEI LO SAPESSE, LE FOTO HOT DELLA DONNA NEI GRUPPI ONLINE SIMILI A "PHICA.NET", DOVE GLI UOMINI MOSTRAVANO LE LORO MOGLI E FIDANZATE IN POSE PICCANTI (SENZA IL LORO CONSENSO). L'UOMO HA PATTEGGIATO DUE ANNI - IL RACCONTO: "HO TENTATO IL SUICIDIO DUE VOLTE. QUANDO HO SCOPERTO LO SCHIFO CHE FACEVA SUI SOCIAL HA PROVATO A NEGARE, A DIRE CHE NON ERO IO. L'HO SBATTUTO FUORI DI CASA. IL GIORNO DOPO L'HO DENUNCIATO" - LA RELAZIONE INFERNALE TRA I DUE: "BEVEVA ED ERA AGGRESSIVO. MI CHIAMAVA 'PUTTANA'"

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Estratto dell'articolo di Elisa Sola per "la Stampa"

 

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«Cosa mi ha salvata? Mia figlia. Anche dal suicidio, che ho tentato due volte. Il mio nipotino, che è gioia e forza di vivere. Gli altri miei figli. Racconto la mia storia perché vorrei dire a tutte le donne che vivono una situazione simile: denunciate.

 

Non abbiate paura. Fatevi coraggio e non tornate indietro. La vita è una sola. Bisogna viverla serenamente. Non fatevi spegnere la luce che avete dentro. Non è vero che la donna è il sesso debole. La donna è il sesso forte. L'uomo, piuttosto, intendo dire l'uomo di quel genere, è il sesso debole».

 

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L'uomo di quel genere è l'ex compagno di lei, una donna che oggi sta scoprendo il suo valore. Lui, 52 anni, di Corio (Torino) ha patteggiato due anni per maltrattamenti aggravati e revenge porn. All'insaputa di lei, per anni ha divulgato sui social, in gruppi composti anche da 60 uomini, foto e video intimi della donna che chiamava "mia moglie".

 

Lei, assistita dall'avvocata Silvia Bregliano, lo ha denunciato un anno fa. Come ha trovato la forza?

«Sono state le mie amiche, in particolare la mia più cara. Mi ha accompagnata dai carabinieri il giorno dopo la scoperta di quelle chat. È stata una catena di forza e di umanità. Una rete, una squadra. Le mie amiche non mi hanno mai mollata.

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I carabinieri di Ciriè, i primi a intervenire, sono stati fantastici. Così come la mia psicologa, il centro antiviolenza "Uscire dal silenzio". La mia avvocata. Bisogna chiedere aiuto subito. Ringrazio tutti. Anche il cielo, il destino».

 

In che senso?

«Ringrazio il cielo per quel giorno in cui lui ha dimenticato a casa il cellulare. Se non avessi visto quelle foto, oggi, forse, sarei ancora inconsapevole. Ancora inchiodata dentro a quella vita infernale». [...]

 

Quando ha capito che doveva porre fine a quella relazione?

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«Un anno prima della scoperta di quelle foto. Lui beveva ed era aggressivo. Cominciavo a sentire stretta dentro di me quella storia. Ho deciso così, per la prima volta, di fare un viaggio con le mie amiche. In quella vacanza le ascoltavo con attenzione. Mi dicevano, lascialo, sono dieci anni che te lo diciamo. Magari arriva il giorno in cui torna a casa ubriaco e ti ammazza. Avevano ragione».

 

Poi cosa è successo?

«Ho iniziato ad aprire gli occhi. Io ero quella maltrattata e quella che lavorava per due. In fabbrica, come badante. Lui, disoccupato, beveva e mi chiamava puttana. Sono tornata da quel viaggio e l'ho lasciato. Poi è tornato. Purtroppo l'ho perdonato. Mi aveva giurato che sarebbe cambiato. Ma ovviamente non era vero. Era un violento.

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Mi diceva che non valevo nulla. Era così convincente che alla fine ci credevo. Perché stavo con lui? Ero innamorata. Era bravissimo a plagiarmi. Adesso sta con una ragazza che ha 30 anni in meno di lui. Riesce sempre a manipolare qualcuna».

 

Non ha mai avuto sospetti del revenge porn?

«Mai. Ho scoperto tutto alla fine. Lui esibiva il mio corpo a branchi di maschi. O faceva addirittura finta di essere me. Questo nel mondo virtuale. In quello reale era gelosissimo.

 

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Andavamo in pizzeria e mi diceva "puttana" per uno sguardo. La sera in cui ho scoperto lo schifo che faceva sui social ho gridato a lungo. Ha provato a negare, a dire che non ero io. L'ho sbattuto fuori di casa. Il giorno dopo l'ho denunciato».

 

Ora che lui ha patteggiato, sente che giustizia è fatta?

«Speravo che gli dessero più di due anni. Ma soprattutto, volevo e voglio le scuse pubbliche. In un paese dove tutti sanno tutto di tutti, ero la figurina che lui regalava. Quanto possono essere terribili alcuni uomini. Ha calpestato la mia intimità. Mi ha fatta violentare virtualmente.

 

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Si è finto me per scambiare schifezze. Ha pestato la mia dignità di donna, di mamma e di nonna. Adesso deve pagarci. Tutti. E lo deve fare per tutta la vita. Anche se fossero soltanto 10 euro al mese, deve risarcirci fino alla fine dei suoi giorni».

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