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"L’INSONNIA AFFLIGGE IL 10-12% DELLA POPOLAZIONE, QUATTRO VOLTE DI PIÙ SE CONSIDERIAMO CHI HA SUPERATO I 65 ANNI" – LO PSICHIATRA VITTORIO LINGIARDI:  “L’INSONNIA È TRASVERSALE. A TUTTO: ALLE PSICOPATOLOGIE, AI TEMPERAMENTI, ALLE PREOCCUPAZIONI, ALLE TRANQUILLITÀ. ALLE GRANDI PSICOSI E ALLE PICCOLE NEVROSI. AI FALLIMENTI E AI SUCCESSI, ALLE NOTTI SPASMODICHE E SOLITARIE, A QUELLE CONSOLANTI E CONIUGALI. A ME STRINGE IL CUORE L’INSONNIA DEI BAMBINI: UNO NON SI ADDORMENTAVA PER PAURA DI NON SVEGLIARSI...”

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INSONNIA

Da "Letterina", la newsletter di Stefano Mirti

 

Insonnia

L’insonnia è trasversale. A tutto: alle psicopatologie, ai temperamenti, alle preoccupazioni, alle tranquillità. Alle grandi psicosi e alle piccole nevrosi. Ai fallimenti e ai successi, alle notti spasmodiche e solitarie, a quelle consolanti e coniugali. L’insonnia affligge il 10-12% della popolazione, quattro volte di più se consideriamo chi ha superato i 65 anni. A me stringe il cuore l’insonnia dei bambini, soprattutto da quando ne ho sentito uno dire che non si addormentava per paura di non svegliarsi.

 

TUTTO QUELLO CHE VOLEVATE SAPERE SULL’INSONNIA

Estratto dell'articolo di Vittorio Lingiardi per "Robinson - la Repubblica"

 

Il sonno ha un suo dio. Per i Greci è Hypnos, figlio della Notte e fratello di Thanatos, dio della morte. Somnus, per i Romani, riposa su un letto d’ebano. Attorno a lui, racconta Ovidio, giacciono sparsi i Sogni, tanti quante sono le spighe di un raccolto.

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Oggi che, direbbe Hillman, gli dei sono diventati malattie, i disturbi del sonno sono un tema cruciale della salute pubblica[...].

 

L’insonnia affligge il 10-12% della popolazione, quattro volte di più se consideriamo chi ha superato i 65 anni. A me stringe il cuore l’insonnia dei bambini, soprattutto da quando ne ho sentito uno dire che non si addormentava per paura di non svegliarsi.

 

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All’insonnia noi clinici applichiamo vari “specificatori”: episodica, cronica, ricorrente, acuta, subacuta, persistente. Può essere in comorbilità con altri disturbi o condizioni mediche. Può colpire il momento di addormentarsi, comparire nel cuore della notte, anticipare il risveglio del mattino. Alla galassia insonne appartengono anche la sonnolenza diurna, la narcolessia, il sonnambulismo (che è una parasonnia), la sindrome delle gambe senza riposo, il terrore notturno e il disturbo da incubi.

 

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Qualche settimana fa, a una cena, mi trovo seduto vicino a un giovane insonne che mi parla con competenza e sensibilità delle sue notti. E quindi dei suoi giorni: i farmaci che ha provato, le terapie, le soluzioni casalinghe e quelle scientifiche. A un certo punto ha detto che combattere l’insonnia è più faticoso che assecondarla. A volte riesce a guardarla come una caratteristica personale. Di notte legge e scrive. Per molti insonni la notte è invece il momento dei pensieri più cupi, quelli che ingigantiscono le preoccupazioni e deformano la realtà.

 

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[...] L’insonnia è trasversale. A tutto: alle psicopatologie, ai temperamenti, alle preoccupazioni, alle tranquillità. Alle grandi psicosi e alle piccole nevrosi. Ai fallimenti e ai successi, alle notti spasmodiche e solitarie, a quelle consolanti e coniugali. La diagnostica del sonno-veglia oggi contempla anche il dolore del mondo e segnala l’impatto psichico di una minaccia politica globale fatta di genocidi tollerati, negazionismi climatici, imperialismi algoritmici.

 

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E poi, certo, la pervasività degli schermi accesi, l’assedio delle email, il binge-eating di serie tv, l’ipnosi da social media, comprese varianti sessuo-artificiali a orari impossibili. Dalla caffeina alla videodipendenza, dalla ferita di un tradimento ai soldi che non bastano, si fa prima a elencare cosa non ci rende insonni.

 

Altra cosa è la cronicizzazione, racchiusa nel modello delle tre P: fattori che Predispongono (vulnerabilità psicobiologiche), Precipitano (eventi e contesti di vita, stress) e Perpetuano (abitudini e credenze che alimentano l’ansia anticipatoria e l’inseguimento del sonno come compito o come premio).

 

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Col mio commensale la conversazione prende la piega dei perché, e così ci troviamo a navigare attorno all’arduo promontorio che bagna una sponda nell’esperienza psichica e l’altra nello scambio neurochimico.

 

I due mari sono inseparabili e saranno i giochi delle loro correnti a decidere come dormiamo. Correnti governate da divinità magnetiche ed enigmatiche che spesso non si curano delle nostre preghiere né del numero di pecore che contiamo.

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In molti casi, non in tutti, gli dei dispettosi o crudeli dell’insonnia sono sensibili ai farmaci: l’elenco delle molecole (nomi commerciali dal fascino ipnotico) è il rosario delle prescrizioni che accompagna la vita degli insonni. Esaurita la farmacopea, il discorso col vicino di cena si sofferma brevemente sull’utilità delle indagini strumentali, per eccellenza la polisonnografia: registrazione che cerca di captare, nel silenzio della notte, dove si nasconde il trickster che si rifiuta di rimboccarci le coperte e baciarci le palpebre.

 

[...] Ma poi il dialogo torna alla piega libresca, anche perché non solo molti lettori ma anche molti scrittori sono insonni. [...]

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Qui il mio interlocutore mi chiede se la psicoterapia è utile per l’insonnia feroce, quella che il giorno dopo sei in ginocchio, sfibrato nei muscoli e nelle funzioni cognitive. Ci sono terapie cognitivo-comportamentali specifiche e percorsi di mindfulness. E terapie analitiche che provano a prendere il toro per le corna e considerare il sonno non un interruttore, ma un patto tra il cervello e la sua psiche.

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Ho visto pazienti ai quali l’analisi ha portato buon sonno e pazienti che, stando comunque meglio, hanno imparato a vivere con le benzodiazepine (oggi la novità chimica guarda al sistema orexinergico e propone antagonisti duali dei recettori dell’orexina). [...]