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SULLA FLOTILLA NON SI SA CHI LE DA’, MA SI SA CHI LE PIGLIA! – I MILITARI DELL’ESERCITO ISRAELIANO SOSTENGONO DI NON ESSERE STATI LORO A MALMENARE I FLOTILLEROS: “GLI ORDINI IMPONGONO UN TRATTAMENTO RISPETTOSO”. ANCHE I SECONDINI DELLA PRIGIONE DOVE SONO STATI PORTATI GLI ATTIVISTI NEGANO DI ESSERE GLI AUTORI DELLE VIOLENZE – QUINDI, CHI E’ STATO? NEL MIRINO FINISCONO LE GUARDIE CONTROLLATE DAL VERGOGNOSO BEN GVIR – COSA RACCONTANO DI AVER SUBITO I FLOTILLEROS, ARRESTATI IN ACQUE INTERNAZIONALI E PORTATI NEL CARCERE DI KETZIOT: PUGNI, CALCI, SCARICHE ELETTRICHE E ABUSI SESSUALI…

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Estratto dell'articolo di Fabio Tonacci per www.repubblica.it

 

FLOTILLA L'ATTIVISTA ADRIEN JOUAN MOSTRA I LIVIDI

Non è successo niente, non è stato nessuno. A giudicare dalle risposte ufficiali che si ottengono dagli apparati israeliani che hanno bloccato la Flotilla in acque internazionali, trasbordando gli equipaggi su due navi prigione, portandoli ad Ashdod e da lì nel carcere di Ketziot, non ci sono stati maltrattamenti, torture o molestie. Tutto - sostengono - si è svolto secondo le regole e nel rispetto dei diritti.

 

Come già il Servizio penitenziario israeliano, infatti, anche le forze armate ora negano responsabilità. “Respingiamo le accuse di abusi da parte dei soldati durante le operazioni che avevano lo scopo di proteggere il legittimo blocco navale (davanti a Gaza, ndr)”, dichiara a Repubblica l’ufficio del portavoce delle Israeli defence forces.

 

I SEGNI DELLE TORTURE E DEI PESTAGGI SUI CORPI DEGLI ATTIVISTI DELLA FLOTILLA

“Gli ordini delle Idf impongono un trattamento rispettoso e appropriato dei partecipanti alla Flotilla a bordo delle imbarcazioni intercettate, e a questo riguardo esistono procedure chiare e consolidate. Alle Idf non risultano episodi specifici che abbiano violato tali procedure vincolanti. Qualsiasi denuncia concreta sarà esaminata approfonditamente”. […]

 

Questo giornale ha raccontato delle violenze sistematiche e dei pestaggi che gli attivisti hanno subito anche sulle navi prigione, prima di arrivare al porto. In particolare, in tanti ricordano di un container buio, ribattezzato “panic room”, dove venivano accolti con pugni, calci, scariche elettriche, molestie.

 

Secondo una fonte qualificata consultata da Repubblica, il ponte coi container era sotto la responsabilità di un’unità speciale del Servizio penitenziario. Potrebbe trattarsi dell’unità Nachson, il braccio operativo del Servizio: i bus che hanno trasferito gli attivisti dalla prigione di Ketziot all’aeroporto di Ramon per il rimpatrio avevano lo stemma dell’unità.

ben gvir accoglie i flotilleros 3

 

Riassumendo, quattro sono i soggetti dello Stato ebraico coinvolti nella catena di comando, che la procura di Roma sta cercando di ricostruire per attribuire responsabilità specifiche: 1) la Terza flotta della marina militare (Shayetet 3), che ha coordinato il dispositivo in mare composto dalle due navi-prigione e alcune corvette di supporto; 2) gli incursori delle forze speciali (Shayetet 13), che hanno fisicamente abbordato le barche della Flotilla e, in diversi casi denunciati dalla missione civile, sparando pallini di gomma; 3) il Servizio penitenziario israeliano, presente sia sulle navi-prigione con l’unità speciale, sia a terra; 4) La polizia, che era ad Ashdod. Gli ultimi due sono controllati direttamente dal ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir.

 

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