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SU GARLASCO PIÙ SI VA A FONDO, PIÙ SI SCOPRONO MAGAGNE - LE PROVETTE CON IL DNA DEGLI ESAMI, CONSERVATE AL RIS DI PARMA, VENNERO DISTRUTTE SEI ANNI PRIMA DEL VIA LIBERA UFFICIALE DELLA CORTE D’ASSISE D’APPELLO DI MILANO SU ORDINE DI ALBERTO MARINO, COLUI CHE HA ESEGUITO LE INDAGINI GENETICHE SUI PEDALI DELLA BICI DI STASI: TRA LE FIALETTE ANDATE PERDUTE ANCHE QUELLA DELL’INTONACO DELL’IMPRONTA 33 CHE, OGGI, GLI INQUIRENTI ATTRIBUISCONO AD ANDREA SEMPIO – LA TESTIMONIANZA DI ALESSANDRO COLI, TENENTE COLONNELLO CHE ALL'EPOCA LAVORAVA AI RIS: "C'ERA UN ESITO DUBBI SUI PEDALI. NE PARLAVAMO IN UFFICIO, LO RICORDO COME UNA COSA STRANA..."

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1. GARLASCO, IL CASO DEI REPERTI DISTRUTTI DAL RIS L’ARMA: SE QUALCUNO HA SBAGLIATO PAGHERÀ

Estratto dell’articolo di Cesare Giuzzi e Pierpaolo Lio per il "Corriere della Sera"

 

CLUEDO VERSIONE GARLASCO - MEME BY IACOPO CERVELLI

Le provette con il Dna degli esami del caso Garlasco conservate al Ris di Parma vennero distrutte sei anni prima del via libera ufficiale della Corte d’assise d’appello di Milano. E a ordinare quella distruzione fu nel settembre 2016 il tenente colonnello Alberto Marino, colui che nel 2007 si occupò delle indagini genetiche sul delitto di Chiara Poggi comprese quelle — oggi al centro di un’inchiesta bis della procura di Pavia — sui pedali della bici di Stasi.

[...]

 

PROVETTE DEL MAXI INCIDENTE PROBATORIO SUL DELITTO DI GARLASCO

Si tratta di una serie di campioni dei quali nel 2021 il giudice dell’esecuzione aveva dato notizia alle parti della imminente distruzione, dato che la condanna di Stasi era ormai passata in giudicato.

 

L’avvocata dell’ex fidanzato, Giada Bocellari, si era allora rivolta alla Corte d’assise d’appello di Milano per opporsi e per chiedere la restituzione di alcuni oggetti sequestrati a Stasi (come le famose biciclette «Umberto Dei da uomo, la bici grigia marca Girardengo e quella nera da donna Holland»). Oggetti che venivano poi restituiti alla difesa, mentre per il resto «nulla invece può essere disposto in relazione ad ulteriori eventuali corpi di reato ancora esistenti».

 

RICOSTRUZIONE DELLA SCENA DEL DELITTO DI GARLASCO NELLA VILLETTA DI CHIARA POGGI

Dalla prima chiusura indagini di maggio era emerso che la procura aveva dato conto che la «fialetta originariamente contenente il “grattato”» dell’intonaco dell’impronta 33 (che gli inquirenti attribuiscono ad Andrea Sempio) «non è stata rinvenuta il 17 giugno 2025 nei reperti provenienti dal Ris di Parma» e che il 9 giugno 2025 proprio Marino dei Ris aveva confermato ai pm che «l’intonaco grattato risulta allo stato interamente utilizzato». Tuttavia, in un verbale dei Ris del 4 settembre 2007 — giorno d’inizio delle analisi genetiche — Marino aveva scritto che, d’intesa con i consulenti delle parti, «comunque verranno conservati tutti gli eluiti della tracce (Dna estratto) e messi successivamente a disposizione dell’autorità giudiziaria al termine di tutte le analisi».

IMPRONTA 33 ATTRIBUITA AD ANDREA SEMPIO - DELITTO DI GARLASCO

 

[...] Ora i pm pavesi vogliono capire come mai (e se fu una sua decisione autonoma) Marino ne ordinò la distruzione. Per il comandante generale dei carabinieri, Salvatore Luongo, «se la magistratura accerterà irregolarità o responsabilità individuali nel passato, la risposta dell’Arma sarà di totale collaborazione, di massima trasparenza e anche assoluta fermezza», ha detto al Tg1. «Eventuali errori o condotte illecite dei singoli non devono intaccare l’onorabilità di migliaia di carabinieri, né tantomeno il valore del Ris, ma chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede».

 

alberto stasi

2. SPUNTA UNA PERIZIA SU ALBERTO MAI DEPOSITATA

Estratto dell’articolo di C. Giu. per il "Corriere della Sera"

 

Tredici pagine, senza data ma con l’intestazione della dottoressa Alessandra Bramante, psicologa e criminologa clinica. Al centro la dicitura «Valutazione psicologica». Segue poi un confronto con le dichiarazioni di Alberto Stasi rilasciate a verbale «il 13 agosto 2007, il 17 e il 22 agosto».

 

reperti delitto garlasco 1

In fondo alle tabelle ci sono poi varie considerazioni accompagnate da una avvertenza: «Pensieri ed impressioni (basati ovviamente sulle carte)»: «Troppe contraddizioni e “parole rimangiate” su dati forniti come certezze»; «Freddezza»; «Mancanza assoluta di emozioni (positive o negative)»; «Calcolatore»; «Alcune frasi sono riportate in modo meccanico come se fossero state imparate a memoria»; «Non cede mai ma riesce sempre a ribattere “pur arrampicandosi sugli specchi”»; «Indifferenza estrema nei confronti della vittima»; «Molto centrato su di sé»; «Tendenza narcisistica»; «Manipolatore».

 

chiara poggi

Il documento è stato trovato dagli inquirenti all’interno di una serie di cartelle informatiche consegnate dai Ris su richiesta della procura di Pavia. Ciò che non torna è legato a chi diede mandato alla psicologa [...]

 

L’ipotesi che si tratti di una consulenza inviata al Ris in autonomia dalla professionista cozza con un fatto: il documento contiene i verbali in quel momento secretati di Alberto Stasi. A che titolo è stato prodotto questo documento? Che uso ne è stato fatto? [...] Ieri la psicologa Bramante ha smentito categoricamente: «Non ho mai fatto nessun profilo, se faccio relazioni metto data e firma».

 

DELITTO DI GARLASCO - MACCHIE DI SANGUE ACCANTO AL TELEFONO

3. IL DNA E GLI ESAMI NULLI SUI PEDALI NON COMUNICATI ALLA PROCURA «NOI IN UFFICIO NE PARLAVAMO»

Estratto dell’articolo di Giuseppe Guastella per il "Corriere della Sera"

 

«C’era un esito dubbio sui pedali, che su questi pedali dove era stato ottenuto del Dna e poi non era stato più ottenuto da successivi campionamenti. Lo ricordo come una cosa strana, insomma...».

Sono le parole del tenente colonnello Alessandro Coli, ufficiale che nel 2007 con il grado di tenente lavorava nella sezione di Biologia dei Ris di Parma insieme all’allora capitano Alberto Marino e al tenente Giorgio Portera.

andrea sempio

 

È lui davanti al procuratore aggiunto di Pavia Stefano Civardi — sebbene non direttamente coinvolto nelle analisi — a ricostruire cosa accadde in quei giorni di fine settembre 2007 durante i test del Dna sui pedali della bici di Alberto Stasi.

E il suo racconto a verbale secondo gli inquirenti, aiuta a capire che quel risultato contrastante (negativo, positivo, poi ancora per due volte negativo, anche se di questi due esami non si è mai trovata traccia) fu un elemento tutt’altro che sottovalutato: «Sicuramente un dibattito si sarà aperto più che altro tra noi internamente», ricorda Coli. Come dire, la voce girava, insistente.

[...]

chiara poggi 7

«[...] Lo ricordo come una cosa strana. Però da esperto biologo se mi dicono: ho fatto un prelievo e poi sono ritornato a fare il prelievo e non è uscito più nulla... Il primo prelievo è uscito Dna e poi ho rifatto un prelievo e non ho ottenuto nulla... ripetuto più volte, questo mi lasciò un po’ perplesso».

 

meme su alberto stasi by 50 sfumature di cattiveria

Il tenente colonnello dei carabinieri, oggi in servizio a Firenze, chiarisce: «L’asportazione totale di campioni, di una traccia da una superficie, a me capitava spesso, se tornavo su col prelievo, di riottenere comunque un profilo, magari con quantità minore di Dna. Mi ricordo che forse era una cosa, diciamo così, anomala questo discorso dei pedali. Però come risultato mi sembrava un po’ strano non riottenere un profilo da una superficie, diciamo così, che inizialmente fornisce Dna a meno che non ci sia stata una degradazione successiva».

alberto stasi

 

Coli riflette anche sulla tipologia di reperto analizzato: «E mi sembrava un’anomalia perché pensare che con un primo tampone fosse stato asportato tutto, diciamo,non la vedevo una cosa coerente, ecco. Un pedale ha una superficie irregolare, quindi riuscire a ripulirla con un lavaggio completo...» .

 

Il procuratore aggiunto Civardi chiede possibili spiegazioni di cosa possa essere accaduto: «Siccome il tampone viene messo in una provetta, si preleva il liquido, il tampone rimane nella provetta... A meno che uno non riprovi a riestrarre da quel tampone lì. Non so se mi sono spiegato: non avendo buttato la provetta, rimetto liquido di estrazione e potrei provare a recuperare quel che è rimasto, in teoria lì potrebbe essere rimasto, e riquantifico».

i genitori di chiara poggiandrea sempio 1