gioco delle tre campanelle

IL GIOCO DELLE TRE CARTE (O DELLE TRE CAMPANELLE): CRONACA DI UNA TRUFFA ANNUNCIATA – MERLO: “IN ITALIA, I VIGILI FINGONO DI NON VEDERLI, MA A ROMA DALL'INIZIO DELL'ANNO I VALENTISSIMI CASCHI BIANCHI DANNO LA CACCIA ALLA “GANG DELLE CAMPANELLE CHE TRUFFA I TURISTI”. SOSPETTO CHE VADANO SOPRATTUTTO A CACCIA DI QUEGLI IMMIGRATI, CHE, DISPERATI, HANNO SCELTO DI INTEGRARSI CON LA TRADIZIONE DELLA CREDULONERIA DI STRADA, QUELLA DEI GIUFÀ E DEI BERTOLDO, DEL GATTO E LA VOLPE, DELL'ALBERO DEI SOLDI DI PINOCCHIO" – "PER LA CASSAZIONE LE TRE CAMPANELLE NON SONO UN VERO GIOCO D'AZZARDO PERCHÉ TUTTO È FINTO E L'ESITO È TRUCCATO, E QUESTO LE SPINGE VERSO LA TRUFFA"

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Francesco Merlo per la Repubblica - Estratti

 

L'indomani, le cronache romane lo hanno ribattezzato, senza ironia, "Lo specialista", come Sylvester Stallone, e anche, più diabolicamente, il "croupier", che in Dostoevskij è appunto un demone. Ma io che ero lì, che passavo di lì, ho visto i vigili urbani arrestare uno sventurato colpevole.

GIOCO DELLE TRE CAMPANELLE

 

E confesso subito che non stavo dalla parte della legalità, ma da quella della compassione, non ero schierato con "l'azione esemplare", ma con uno di quei pesci piccoli che commossero Papa Francesco, nel giorno del Giubileo della speranza.

 

Insomma desideravo la fuga di quel disgraziatissimo immigrato che i vigili hanno beccato in piazza della Pilotta, a due passi da Fontana di Trevi, con le sue campanelle di cartone, la pallina di gommapiuma e le due signore che fingevano di vincere per attirare altri giocatori, altri "polli" da spennare.

 

Il gioco delle tre campanelle o delle tre carte, del "tre oro tre oro", del thimblerig, del bonneteau, dei bussolotti… è ancora quello che fu raffigurato nel 2500 a.C. su una parete della necropoli di Beni Hasan: due egizi si chinano su quattro coppe rovesciate.

 

GIOCO DELLE TRE CAMPANELLE

In genere, in Italia, i vigili fingono di non vederli, ma a Roma dall'inizio dell'anno i valentissimi caschi bianchi danno la caccia, «senza sosta» ha scritto Il Messaggero, alla «gang delle campanelle che truffa i turisti».

 

Sospetto che vadano soprattutto a caccia di quegli immigrati, che, disperati, hanno scelto di integrarsi con la tradizione della creduloneria di strada, quella dei Giufà e dei Bertoldo, del Gatto e la Volpe, dell'albero dei soldi di Pinocchio. Ovviamente lo specialista non aveva documenti. Anche il gioco è senza passaporto: egiziano, greco, romano, fiammingo, parigino, napoletano… è universale, come l'emigrazione clandestina.

GIOCO DELLE TRE CAMPANELLE

 

Lo specialista è stato dunque rinchiuso nel Cpr di Ponte Galera, l'inferno "amministrativo" di cemento e ferro degli immigrati in eterna attesa di essere deportati. La Cassazione ha oscillato: le tre campanelle non sono un vero gioco d'azzardo perché tutto è finto e l'esito è truccato, e questo le spinge verso la truffa più che verso la contravvenzione. 

 

(...) «È un gioco innocuo», azzardava Seneca, che di inganni si intendeva e lo prese a modello dei filosofi che — spiegò al suo Lucilio — ti incantano finché non capisci dove è andata la pallina: «ho preso il gusto, mi diverte proprio l'inganno. Ma mostrami come si fa il trucco e perdo ogni interesse». Bosch, intorno al 1500, ne diede l'illustrazione definitiva, svelando con Il prestigiatore la verità del trucco di cui siamo tutti felicemente complici, come con Babbo Natale, al quale tutti fingiamo di credere.

francesco merlo

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