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GIOVENTÙ BRUCIATA DAI SOCIAL – IL MONDO SI STA FINALMENTE ACCORGENDO CHE LE PIATTAFORME POSSONO PROVOCARE DEI DANNI DEVASTANTI ALLA PSICHE DEI PISCHELLI: L’AUSTRALIA HA IMPOSTO IL DIVIETO ALL’USO DEI SOCIAL PER CHI HA MENO DI 16 ANNI. LA FRANCIA VUOLE IMPORRE LA SOGLIA PER ISCRIVERSI A 15 ANNI E NEL FUTURO POTREBBE ARRIVARE UNA REGOLAMENTAZIONE CHE COINVOLGE L’INTERA UE – ANCHE IN AMERICA È IN CORSO UN MAXI PROCESSO AI GIGANTI DEL WEB, CHE MOLTI PARAGONANO A QUELLO NEGLI ANNI ’90 ALL’INDUSTRIA DEL TABACCO, PER DIMOSTRARE CHE QUESTE PIATTAFORME CREANO DIPENDENZA E CHE, PER FARLO, SONO STATE CREATE CON MECCANISMI APPOSITI…

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Estratto dell’articolo di Michela Rovelli per il "Corriere della Sera"

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Nel 2021 Frances Haugen, ex dipendente di quella che allora si chiamava Facebook — oggi Meta — decide di condividere con il mondo dei documenti sensibili che […] raccontavano di come l’azienda stesse analizzando internamente i danni che il suo social Instagram creava alla psiche degli adolescenti.

 

E pur trovando conferme, non è stato fatto nulla per modificare un algoritmo molto più problematico di quanto si pensasse. Un anno dopo, nel 2022, si conclude un’inchiesta sulle migliaia di post su suicidio, depressione e autolesionismo che la 14enne inglese Molly Russel aveva visto dal suo profilo Instagram: sono tra le cause che l’avevano spinta a togliersi la vita.

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Le conseguenze che lo scrolling infinito, le raccomandazioni dell’algoritmo, le pressanti notifiche e i video che attirano l’attenzione in modo compulsivo possono avere sulla salute mentale degli adolescenti sono ormai da tempo al centro del dibattito, di cause legali e di class action. Le aziende hanno fatto molte promesse, hanno dato maggiore attenzione alle esigenze delle famiglie, hanno inserito nuove funzionalità dedicate.

 

[…] L’Australia è stato il primo Paese al mondo a emanare una legge, entrata in vigore lo scorso dicembre, che vieta l’uso dei social media a chi ha meno di 16 anni. Lunedì la Francia ha fatto da apripista in Europa: […] La soglia per poter iscriversi a un social è stata fissata a 15 anni.

 

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Fortemente sostenuta dal governo e dal presidente Emmanuel Macron, per diventare legge dovrà essere esaminata e approvata anche dal Senato. L’obiettivo è essere pronti per il prossimo anno scolastico, quindi per settembre. Si vuole infatti anche estendere il divieto degli smartphone a scuola alle superiori, come ha già deciso da qualche mese il governo italiano. Per ora gli sforzi legislativi sulla tematica nel nostro Paese si sono fermati qui.

 

Ma potrebbe arrivare nel prossimo futuro una regolamentazione che coinvolge l’intera Unione europea. Lo scorso novembre gli europarlamentari hanno votato una risoluzione — senza nessun vincolo giuridico ma come linea di pensiero comune — per limitare le piattaforme a chi ha meno di 16 anni. […]

 

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Anche Inghilterra e Danimarca stanno pensando a una legge. Così come Egitto e Malesia. La Cina ha imposto un utilizzo massimo di 40 minuti al giorno (e mai nelle ore notturne) di Douyin — la versione locale di TikTok — agli under 14. Mentre negli Stati Uniti le società dietro ai social media dovranno presto giustificare gli effetti sulla salute mentale degli adolescenti in tribunale. Ieri è iniziato un lunghissimo procedimento legale che coinvolgerà in tutto circa 1.600 querelanti, più di 350 famiglie e 250 distretti scolastici.

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L’obiettivo è, tramite dei casi eclatanti che faranno scuola, dimostrare che queste piattaforme creano dipendenza e che, per farlo, sono state create con meccanismi appositi. Il primo processo, alla Corte superiore della contea di Los Angeles, riguarda la 19enne californiana K.G.M. Che ha passato la sua adolescenza a combattere ansia, depressione e svariati problemi di accettazione del suo corpo.

 

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Alla sbarra ci sono Meta (per Instagram e Facebook), Google (per YouTube), Snap (per Snapchat) e TikTok. Le ultime due hanno già deciso per il patteggiamento. Poi toccherà ad altri otto giovani che vogliono cercare giustizia per la loro «tossicodipendenza» digitale. Nella seconda fase, alla Corte distrettuale della California del Nord, i protagonisti saranno le famiglie e i distretti scolastici, che spiegheranno come hanno dovuto far fronte alle conseguenze dell’uso dei social da parte dei giovani sotto la loro tutela.

 

Una strategia legale che si ispira a quella adottata negli anni ’90 per accusare l’industria del tabacco di aver nascosto i pericoli della dipendenza da fumo. […]

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