DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO…
I BULLETTI DELLA RETE - GOOGLE HA MINACCIATO DI RENDERE NON DISPONIBILE IN AUSTRALIA IL SUO MOTORE DI RICERCA QUALORA IL GOVERNO DECIDESSE DI FAR PAGARE AI GIGANTI DELLA TECNOLOGIA I CONTENUTI DELLE NOTIZIE – MINACCIA RISPEDITA AL MITTENTE DAL MINISTRO SCOTT MORRISON CHE HA RICORDATO AL COLOSSO CHE “L’AUSTRALIA STABILISCE LE REGOLE DI COSA SI PUÒ NEL PAESE…”
Google ha minacciato di rendere non disponibile in Australia il suo motore di ricerca qualora il governo decidesse di far pagare ai giganti della tecnologia i contenuti delle notizie. Il primo ministro australiano Scott Morrison ha subito risposto, dicendo «non rispondiamo alle minacce». L' Australia «stabilisce le regole per le cose che puoi fare in Australia», ha detto Morrison ai giornalisti a Brisbane. «È fatto nel nostro Parlamento. È fatto dal nostro governo. Ed è così che funzionano le cose qui in Australia». I commenti di Morrison sono arrivati dopo che Mel Silva, amministratore delegato di Google Australia e Nuova Zelanda, ha detto in Senato che le nuove regole sarebbero state impraticabili.
«Se questa versione del codice diventasse legge, non ci darebbe altra scelta che smettere di rendere disponibile la ricerca su Google in Australia», ha detto Silva ai senatori. Il codice di condotta obbligatorio proposto dal governo mira a far sì che Google e Facebook paghino equamente i media australiani per l' utilizzo di contenuti di notizie che sottraggono ai siti di notizie.
Silva ha affermato di essere disposto a pagare un gruppo ampio e diversificato di editori di notizie per il valore aggiunto, ma non secondo le regole proposte, che includevano pagamenti per link e frammenti di news. Come in molti altri paesi del mondo, Google domina il mercato delle ricerche su internet in Australia.
Silva ha detto ai senatori che circa il 95% delle ricerche nella nazione vengono effettuate tramite Google. L' Australia Institute, un think tank indipendente, ha affermato che i legislatori dovrebbero essere fermi contro il «bullismo» di Google. «La testimonianza di Google oggi fa parte di un modello di comportamento minaccioso che è agghiacciante per chiunque apprezzi la nostra democrazia» ha affermato il direttore Peter Lewis.
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