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QUANTI AGENTI CORROTTI CI SONO IN ITALIA? – I POLIZIOTTI ARRESTATI A ROMA PER ASSOCIAZIONE FINALIZZATA ALLO SPACCIO DI DROGA AVREBBERO STRETTO UN’”ALLEANZA” CON GUERINO PRIMAVERA, PUSHER DEL QUARTIERE TUFELLO – LO SPACCIATORE PRENDEVA INFORMAZIONI NEL SOTTOBOSCO CRIMINALE E DAVA LE SOFFIATE AGLI AGENTI, CHE POI SEQUESTRAVANO LA DROGA E NE RIVENDEVANO UNA PARTE – PER I CARABINIERI E LA DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA, LA BANDA AVREBBE AGITO ALMENO DALL'ESTATE 2024, ANCHE SE GIÀ DAL 2019 EMERGE “L'ESISTENZA DI OPACI, FREQUENTI RAPPORTI…”
Estratto dell’articolo di Andrea Ossino per "la Repubblica"
All'alba del 7 ottobre 2024 Roma si sveglia con un appostamento. All'uscita del Grande Raccordo Anulare, sulla Pontina, i poliziotti aspettano. Dicono di aver ricevuto una soffiata anonima. In lontananza compare un furgone Mercedes. Osservano. I corrieri caricano pacchi di cocaina. […] Il furgone parte, viene fermato poco dopo. Un sequestro come tanti, sembrerebbe. Ma non lo è.
Gli uomini della Dia ricostruiranno anche ciò che accade dopo. Uno dei poliziotti si allontana. Raggiunge via di Grottarossa, Roma nord, e lascia un pacco. Dentro c'è una parte della cocaina sequestrata. È lì che l'indagine cambia passo. Le prove contro quella che gli i pm sostengono sia una banda di poliziotti-spacciatori diventano più solide.
Intercettazioni, collaboratori e pedinamenti fanno il resto. Il quadro si ricompone. Fino a ieri, quando scattano le manette: otto indagati, sette misure cautelari. Tre colpiscono poliziotti in servizio al commissariato Salario-Parioli. Era un una struttura mista, uomini in divisa e pregiudicati. I primi certe volte facevano operazioni insieme ai secondi. Avrebbero rivenduto almeno 20 chili di cocaina.
Al vertice, secondo l'accusa, Guerino Primavera, spacciatore del quartiere Tufello. Accanto a lui Danilo Barbieri, sovrintendente in servizio al Salario-Parioli. Poi Dario Scasciatelli e Matteo Vita, anche loro poliziotti.
Avrebbero agito almeno dall'estate 2024, secondo i carabinieri e la Direzione investigativa antimafia. Anche se già dal 2019 emerge «l'esistenza di opaci, frequenti rapporti». Incontri riservati, pranzi. Alcuni sono sospetti: i partecipanti si vedevano «con fare circospetto e guardingo, lasciavano i propri telefoni cellulari sul tavolino del bar, evidentemente per scongiurare il pericolo di essere intercettati dalle forze di polizia».
Gli investigatori arrivano a una conclusione: «Gli appartenenti alla polizia di Stato offrivano un costante contributo agli affari criminali».
DROGA SEQUESTRATA DALLA POLIZIA
Funzionava così: Primavera era il primo e l'ultimo anello della catena. Prendeva informazioni nel sottobosco criminale, dava le soffiate ai poliziotti, «questi ultimi procedevano a interventi di polizia formalmente legittimi, durante i quali veniva sequestrata solo una parte dello stupefacente rinvenuto, mentre la restante veniva sottratta e successivamente reimmessa nel mercato illecito» grazie all'aiuto di Primavera e dei suoi corrieri.
I verbali falsi servivano a dare una parvenza di legalità, a certificare — ad esempio — la presenza di altre persone durante i sequestri. E poco importa se i testimoni fossero invalidi al 100% e negli scantinati dove veniva sequestrata la droga non potessero entrare. La loro presenza veniva annotata. […]
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