DAGOREPORT - IL PROCESSO BOCCIA-SANGIULIANO POTREBBE RISERVARE QUALCHE BRUTTA SORPRESA PER L'ARMATA…
“IL SANGUE DI MIO FIGLIO E DI ALTRE 1.200 PERSONE È SULLE TUE MANI” - NETANYAHU È STATO CONTESTATO DALLE FAMIGLIE DELLE VITTIME DEL 7 OTTOBRE - IN MOLTI SI SONO RIFIUTATI DI PARTECIPARE ALLA COMMEMORAZIONE IN PRESENZA DI “BIBI”, MA QUANDO IL PREMIER NON HA FATTO UN SOLO ACCENNO DI SCUSE, È ESPLOSA LA RABBIA DEI PRESENTI: “MIO FIGLIO ERA NELL’ESERCITO. È MORTO ADEMPIENDO ALLE SUE RESPONSABILITÀ: MA QUI DI RESPONSABILITÀ C'È ANCHE CHI NON NE HA ASSUNTA NESSUNA” – E I SOPRAVVISSUTI AL MASSACRO NON RIESCONO A SUPERARE L’ENORME TRAUMA: “SENTO CHE STIAMO VIVENDO ANCORA NELLO STESSO GIORNO. NON SONO PIÙ QUELLA DI PRIMA...” - VIDEO
VIDEO: NETANYAHU CONTESTATO DAI FAMILIARI DELLE VITTIME DEL 7 OTTOBRE
1 - «RIVIVO SEMPRE LA STRAGE» LA GENERAZIONE NOVA CRESCIUTA CON IL TRAUMA TRA TERRORISMO E GUERRA
Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”
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Per arrivare al memoriale nel deserto, dalla strada che da Tel Aviv va verso sud, verso Gaza, si fa una deviazione e si giunge nello spiazzo dove, all’alba del 7 ottobre, migliaia di ragazzi ballavano musica elettronica al festival Nova.
Da tre anni, quel campo sembra una bacheca di Instagram all’aperto. Il parcheggio è diventato una frontiera del tempo con centinaia di selfie di ragazze e ragazzi appese a dei pali conficcati nella terra arancione. Sono scatti dal mare, o prima di una serata, con i capelli al vento. [...] Tutti troppo giovani per essere già memoria. Fra i ritratti fanno lo slalom genitori, amici, professori, vicini, fidanzati. Portano candele, bandiere, braccialetti, lettere. Ci sono gli anemoni rossi, il fiore che alla fine dell’inverno trasforma il Negev in un tappeto colorato e che qui è diventato il segno delle vite spezzate dal terrorismo di Hamas.
Shelly Meshel-Yogev va spesso a trovare la figlia Libby.
Aveva 22 anni, era ufficiale dell’esercito e campionessa di equitazione. Al Nova era andata con gli amici. Per due ore resta al cellulare con i genitori, in fuga fra razzi e cancelli dei kibbutz chiusi. Poi racconta di essere stata colpita. «Mamma, sto per morire», dice con le pallottole nel corpo.
Trova ancora la forza di salutare il padre, l’adorato fratello gemello, la sorella minore. «Ogni mattina mi alzo per impedirle di morire una seconda volta», ci dice al telefono la madre.
VIGNETTA ELLEKAPPA NETANYAHU 7 OTTOBRE
Da quel massacro qualcuno è riuscito anche a scappare.
Amit Ganish, oggi studentessa di legge, era lì con la sua migliore amica. È fuggita stipata nell’auto di uno sconosciuto, con altre otto persone. «Sento che stiamo vivendo ancora nello stesso giorno. Non sono più l’Amit di prima».
Quella del 7 ottobre è la generazione Nova, ma anche quella dei ragazzi dei kibbutz evacuati e degli studenti che hanno visto morire e poi partire fratelli e amici.
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Gli studi indicano che quasi un adolescente su due porta addosso un trauma che non passa, che diventa notti insonni e corpi in allarme. Mal di testa e mal di stomaco senza spiegazione. Ansia, paura. Cathy Lawi, terapeuta, racconta di una ragazza che trema al rombo di una moto: le sembra una sirena.
«Quando il mondo non offre sicurezza, i ragazzi si chiedono quale posto avranno dentro tutto questo caos», ci dice. C’è chi prova a rispondere entrando nei movimenti giovanili, aiutando le comunità evacuate, salendo sulle ambulanze del Magen David Adom. Altri protestano contro il governo di Netanyahu e il blocco di Gaza. [...]
Fra poche settimane molti voteranno per la prima volta.
Sono circa 595 mila ebrei e arabi fra 18 e 22 anni. In una Knesset decisa spesso su pochi seggi, possono spostare un governo. Tra i giovani ebrei, quasi tre su quattro si definiscono di destra o centrodestra. È una tendenza precedente al 7 ottobre, che la guerra ha indurito.
L’opposizione di Gadi Eisenkot raccoglie però tra loro un consenso di poco superiore a quello della coalizione di governo.
benjamin netanyahu contestato dai familiari delle vittime del 7 ottobre 6
In Israele si cresce imparando che il vicino, dall’altra parte del confine, può essere un pericolo. [...]
2 - NETANYAHU CONTESTATO DAI PARENTI DELLE VITTIME “MORTI PER COLPA TUA”
Estratto dell’articolo di Francesca Caferri per “la Repubblica”
[...] «È come se da quel giorno mi mancasse una parte di corpo: un braccio o una gamba. Ma è un figlio», dice Ruby Chen. Quel giorno è il 7 ottobre del 2023: quello in cui suo figlio Itay fu ucciso nel carro armato in cui prestava servizio militare nei pressi della base militare di Nahal Oz. Il cadavere è tornato in Israele solo un anno fa, fra gli ultimi, perché era un soldato.
benjamin netanyahu contestato dai familiari delle vittime del 7 ottobre 1
E questo, il signor Chen, a chi guida Israele non lo perdonerà mai. Se oggi è qui al cimitero dove Netanyahu celebra la cerimonia ufficiale, è solo perché la famiglia di un altro soldato ucciso ha deciso di ricordare qui il proprio caro: alla sfilata con le autorità ha rifiutato di partecipare e ricorderà Itay domani, a Re'im, con la maggioranza delle famiglie delle vittime del 7 ottobre.
È un Paese spaccato, ferito, rabbioso quello che da ieri ha iniziato il ricordo del giorno più duro della sua Storia: alla cerimonia ufficiale con il premier Benjamin Netanyahu qui al cimitero del monte Herzl, a Gerusalemme, hanno partecipato poche famiglie: la maggior parte è in aperto contrasto con il governo e ha scelto di non presentarsi.
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Nonostante la scarsa presenza di familiari, di fronte a un discorso - quello del premier - in cui non c'è stato un solo accenno di scuse o una presa di responsabilità, è esplosa la rabbia: quella di Yaakov Godo, padre di Tom, 51 anni, ucciso dal fuoco amico dell'Idf nel kibbuzt di Kissufim: «Il sangue di mio figlio e di altre 1.200 persone è sulle tue mani», ha urlato l'uomo a Netanyahu, prima di essere invitato ad allontanarsi.
Il primo ministro ha atteso che tornasse il silenzio e poi ha ripreso il discorso come nulla fosse: «Israele ha ancora delle missioni da compiere e intende portarle a termine», ha detto. «A Gaza non ci sarà alcun dominio di Hamas. Chiunque sia stato coinvolto nell'attacco contro di noi, chiunque abbia tenuto in ostaggio la nostra gente, ha i giorni contati», ha detto.
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Parole che suonano disgustose a gente come Ruby Chen: «Itay è morto facendo il suo dovere, adempiendo alle sue responsabilità: ma qui di responsabilità c'è anche chi non ne ha assunta nessuna», prosegue l'uomo, che indossa una maglietta commemorativa e gira con un'auto che ha il volto del figlio sulla fiancata.
[...]
La richiesta di una inchiesta indipendente sarà quella che dominerà la giornata di domani, quando a unirsi nel ricordo, a Re'im e nei kibbutz del sud di Israele, saranno familiari e comunità, senza la politica. Ieri anche il capo di Stato maggiore dell'Idf Eyal Zamil ha parlato di un «fallimento che richiede di non essere nascosto, ma indagato, per imparare la lezione e andare avanti».
Anche perché i pericoli, secondo l'establishment della sicurezza, non sono finiti: il giornale conservatore Israel Hayom riportava l'allarme lanciato dal capo dello Shin Bet, David Zini, durante una riunione a porte chiuse del gabinetto di sicurezza, secondo cui Hamas preparerebbe un nuovo attacco in coincidenza con le elezioni o subito dopo.
[...] a guardare Gaza rasa al suolo [...] si fatica a immaginare che da lì possa ancora alzarsi una minaccia.
ziv koren foto 7 ottobre
ziv koren foto 7 ottobre 5
benjamin netanyahu contestato dai familiari delle vittime del 7 ottobre 2
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