ilaria salis condanna per aver licenziato due collaboratori senza giusta causa - sentenza

ILARIA SALIS TORNA IN SELLA GRAZIE A UN CAVILLO - LA CORTE D'APPELLO DI MILANO ANNULLA LA CONDANNA ALLA "CACCIATRICE DI NAZISTI" A CAUSA DI "UN DIFETTO DI INSTAURAZIONE DEL CONTRADDITTORIO" DURANTE IL PROCEDIMENO - L'EUROPARLAMENTARE DI AVS HA DOVUTO RISARCIRE DUE SUOI EX DIPENDENTI, VALENTINA DADDA E FRANÇOIS GELMETTI, DANDO LORO 300 MILA EURO. I DUE L'HANNO ACCUSATA DI AVERLI LICENZIATI SENZA GIUSTA CAUSA. IL CASO RITORNA IN TRIBUNALE...

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Annullata la condanna a Ilaria Salis nella causa con gli ex collaboratori

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(ANSA) - MILANO, 13 OTT - La Corte d'Appello di Milano, sezione lavoro, ha dichiarato la nullità del provvedimento di primo grado che, per un difetto di instaurazione del contraddittorio, ha portato alla condanna della parlamentare europea di Avs Ilaria Salis al pagamento del compenso mensile, oltre 300 mila euro, nei confronti di Valentina Dadda e François Gelmetti, due suoi ex assistenti licenziati, a loro dire, in modo ingiustificato. Il provvedimento è stato trasmesso alle parti poco fa.

ilaria salis

 

I giudici hanno accolto la richiesta degli avvocati dell'europarlamentare. Il procedimento ritorna quindi davanti al Tribunale.

 

La Corte, presieduta da Silvia Marina Ravazzoni, nel contenzioso avviato da Valentina Dadda e François Gelmetti, ha dato ragione ai legali di Ilaria Salis, gli avvocati giuslavoristi Federico Manfredi e Chaiara Romeo.

 

I quali, ieri durante la discussione che si è incentrata sul mancato recapito del ricorso con cui era stato avviato il contenzioso e quindi la macata conoscenza della causa di lavoro da parte dell'europarlamentare, hanno sostenuto che la notifica di un atto giuridico deve "raggiungere lo scopo".

 

Ovvero "deve raggiungere il destinatario in modo che possa conoscere il procedimento", in modo da potervi partecipare e 'difendersi' esponendo le sue ragioni. Cosa che per la polititica non è avvenuta e solo a 'giochi fatti' 'ha scoperto di essere stata condannata.

 

La loro tesi, che si richiama alla giusrisprudenza italiana ed europea, è stata condidivisa dai giudici che stamane hanno depositato il provvedimento con cui si "dichiara la nullità della sentenza del Tribunale" dello scorso marzo e si "rimette la causa al primo giudice". Ovvero si dovrà rifare il giudizio di primo grado.

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