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Sergio Rame per “IlGiornale.it”
Il Belgio fatica ancora a riprendersi dallo choc degli attentati all'aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles. E, mentre infuriano le polemiche sulle politiche di integrazione degli immigrati musulmani, il quotidiano Le Soir rivela come poco dopo la diffusione delle notizie degli attacchi in un quartiere periferico della capitale belga "un piccolo gruppo di persone ha festeggiato".
Tanto che la polizia ha arrestato due persone. Sebbene la notizia confermi la veridicità delle parole del ministro dell'Interno Jan Jambon, in tutto il Belgio si è riattizzato lo scontro politico contro il nazionalista fiammingo, già duramente contestato per gli errori e le incongruenze nella gestione della prevenzione.
Intervistato dal quotidiano De Standard Jambon ha affermato che "in occasione degli attentati una parte significativa della comunità musulmana si mise a ballare". Una presa di posizione che ha scatenato un terremoto negli ambienti politici, non solo tra le file dell'opposizione ma addirittura tra quelle della coalizione di centro-destra al governo.
"Parole deprecabili - ha commentato Nahima Lanjiri, deputato dei cristiano-democratici delle Fiandre, di origini marocchina - questa è retorica assolutistica, e indebolisce i tanti musulmani che hanno condannato gli attacchi e partecipato alla marcia di ieri contro il terrore". Alla manifestazione hanno sfilato almeno settemila persone per le strade del centro della capitale.
"Sono affermazioni preoccupanti", ha commentato dal canto suo la capogruppo socialista alla Camera, Meryame Kitir. "Se sono veritiere, il ministro deve esporre le prove riguardanti l'accaduto - ha, poi aggiunto - se non lo sono, non fa che alimentare la diffidenza e l'ansia".
Nonostante le polemiche, il quotidiano Le Soir conferma quanto dichiarato dal ministro dell'Interno spiegando che, poco dopo la diffusione delle notizie degli attentati in un quartiere periferico della capitale belga, "un piccolo gruppo di persone ha festeggiato".
Di questi la polizia ha arrestato due persone. Jambon, che il 24 marzo aveva rassegnato le dimissioni respinte però dal premier Charles Michel, ha messo in chiaro: "Io non ho parlato di balli. Ho parlato di fatti che ci sono stati comunicati durante una seduta del Consiglio Nazionale per la Sicurezza, e penso sia normale in una democrazia chiamare i fatti con il loro nome. È questo - ha concluso - che permette il dibattito".
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