ronda a rozzano

"GLI INFLUENCER DELLA SICUREZZA SONO UN PERICOLO PER LE CITTÀ" - LO DICE IL QUESTORE DI VENEZIA, ANTONIO SBORDONE, CHE CRITICA I TRASH INFLUENCER (TIPO CICALONE) CHE SI GIRANO PER LE STRADE RIPRENDENDO LE BORSEGGIATRICI E I CRIMINALI - DALL'ALTRA PARTE, CI SONO I CITTADINI ESASPERATI DEL FATTO CHE I DELINQUENTI RESTINO IMPUNITI - IL CASO DELLA RONDA ORGANIZZATA A ROZZANO, VICINO MILANO, DURANTE LA QUALE SONO STATI AGGREDITI DUE IMMIGRATI: I PARTECIPANTI SI RIVOLGONO ALLE FORZE DELL'ORDINE DICENDO "QUESTA STORIA PUÒ FINIRE SOLO IN DUE MODI: QUALCUNO IN GALERA E QUALCUN ALTRO AL CIMITERO" - IL SOSPETTO CHE DIETRO LA RONDA CI SIA...

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1 - I PUSHER E LA VIOLENZA, ANCHE I PREGIUDICATI NELLE RONDE A ROZZANO

Estratto dell'articolo di Cesare Giuzzi per il “Corriere della Sera”

 

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«A me non siete mai stati simpatici, non ho paura a dirlo. Ho avuto i miei problemi. Ma oggi so che siamo dalla stessa parte, vi siamo grati. Voi avete le mani legate, arrestate le persone e poi i giudici le rimandano fuori. Noi le mani le abbiamo libere. Questa gente ve la portiamo noi...». Chi parla ha meno di quarant’anni, una bambina e una vita piena di problemi.

 

Davanti a lui ci sono i carabinieri schierati. Ascoltano, non dicono una parola. È ormai passata la mezzanotte, dagli organizzatori della «ronda» è arrivato il rompete le righe. Prima di tornare a casa un gruppetto s’avvicina ad alcuni investigatori: «Là, vicino all’ospedale c’è un capannone abbandonato. Dormono tutti lì, noi ve lo diciamo. Andateci voi prima che ci vadano altri».

 

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Nel buio di piazza Foglia, con le luci tricolore che illuminano la facciata del municipio, il cortocircuito in cui da giorni è precipitata Rozzano — unica città del Nord inserita nel decreto Caivano, «zona rossa» della prefettura, giunta di centrodestra — diventa un racconto surreale. Pregiudicati (per loro stessa ammissione) che scendono i piazza per «cacciar i pusher maghrebini che portano degrado».

 

L’hanno fatto già mercoledì sera, erano un centinaio, e non è andata benissimo: due immigrati aggrediti in strada. L’altra notte, invece, mentre in duecento sfilavano intorno al quartiere Aler (20 mila abitanti, 6 mila case, il quartiere popolare più grande d’Europa), una mano ignota ha dato fuoco a un giaciglio in un cantiere.

 

In mezzo c’è l’esasperazione per microcriminalità e degrado fuori controllo, ma anche altro. Lo dice a mezza voce chi qui, negli anni Novanta, ha partecipato alle guerre (a suon di kalashnikov) per le piazze di spaccio: «Questa storia può finire soltanto in due modi: qualcuno in galera e qualcun altro al cimitero».

 

Il sospetto di polizia e carabinieri è che dietro la strumentalizzazione della sicurezza (con la politica in prima fila, anche se il sindaco Mattia Ferretti ha preso le distanze dalle ronde) ci sia il tentativo di liberare le piazze dai nordafricani e riprendersi il mercato.

 

Antonio Sbordone

[...] Prima la rivolta sui social, poi la rabbia nelle strade. Altra scintilla mercoledì mattina: una donna sta salendo in macchina, un ragazzo di origini marocchine cerca di aggredirla. Scendono in tre dai palazzi, c’è anche il compagno. Botte e il 24enne finisce in ospedale dopo essere stato fermato dai carabinieri. «Voleva stuprarla. Lo hanno rilasciato subito», dicono in piazza. La sera stessa, dopo essere stato dimesso, il 24enne viene individuato durante la ronda. [...]

 

2 - «GLI INFLUENCER DELLA SICUREZZA SONO UN PERICOLO PER LE CITTÀ»

Estratto dell'articolo di Vera Mantengoli per il “Corriere della Sera”

 

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«Certe attività di youtuber costituiscono un pericolo perché mettono a rischio l’incolumità pubblica». Parole del questore di Venezia Antonio Sbordone che analizza un fenomeno in crescita, quello degli influencer di estrema destra che si propongono come paladini antidegrado, scatenando spesso tensioni o risse nelle città. Come è accaduto di recente proprio a Venezia e in altre città.

 

Come mai questi fatti si susseguono?

«Il fenomeno è preoccupante perché l’attività di questi influencer è svolta in modo plateale e strumentale e per questo costituisce un pericolo per la sicurezza pubblica e per il mantenimento dell’ordine pubblico. Alla base c’è una volontà di apparire senza pensare alle conseguenze, alzando sempre di più l’asticella e arrivando a compiere azioni anche illegali».

 

Che cos’è sfuggito di mano?

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«Non mi sento assolutamente di incoraggiare l’attività di andare a caccia delle situazioni di degrado o delinquenziali. Non vorrei che passasse un messaggio che non vogliamo la collaborazione, anzi. [...]

 

Perché tanta violenza?

«La violenza ha sempre affascinato molte persone, ma ora è diventata quasi un valore da esibire e da ostentare, amplificato dai social. Su questo dobbiamo riconoscere un fallimento nel rapporto con le nuove generazioni perché non siamo riusciti a trasmettere quel principio di auctoritas che si riconosce non a chi gestisce il potere, ma a chi ha più esperienza, come un genitore o un insegnante. Invece la violenza diventa uno strumento per apparire».

 

Che cambiamenti vede nella società?

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«Ci sono più aggressività, più tensione e più nervosismo, in primis da parte dei delinquenti, per esempio i borseggiatori. Una volta si chiamavano borseggiatori il ragazzino o la ragazzina che rubava il portafoglio. Ora siamo di fronte a gruppi organizzati e strutturati, a tempo pieno e violenti se vengono individuati. Anche per questo le attività di certi influencer sono pericolose, la situazione oggi può degenerare in un attimo». [...]

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