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L’ATTACCO AL VENEZUELA HA MESSO PUTIN IN UN CUL DE SAC – DA UN LATO, C’E’ STATO CHI, COME L’IDEOLOGO DELL'IMPERIALISMO RUSSO ALEKSANDR DUGIN, SI E’ CHIESTO “PERCHÉ NON ABBIAMO FATTO LA STESSA COSA AI NOSTRI NEMICI?”, ESORTANDO PUTIN A “FARE COME TRUMP, FARE MEGLIO DI TRUMP, E PIÙ RAPIDAMENTE” – DALL’ALTRO, LA DEPOSIZIONE DI MADURO HA MESSO A NUDO IL CREMLINO: IL "PROTETTORE" GEOPOLITICO DI CARACAS ERA PUTIN. ERANO STATI I MERCENARI DEL GRUPPO WAGNER A PROTEGGERE IL DITTATORELLO DI CARACAS DURANTE LE PROTESTE, ED ERA STATA LA SOCIETÀ PETROLIFERA STATALE ROSNEFT DEL FALCO PUTINIANO IGOR SECHIN AD AVER MESSO GLI OCCHI SUI GIACIMENTI VENEZUELANI…

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Estratto dell’articolo di Anna Zafesova per “la Stampa”

 

MADURO PUTIN

Quello che è accaduto a Maduro può succedere a chiunque, dice Donald Trump. Al Cremlino lo hanno pensato già nei primi minuti del blitz americano nel Venezuela, come dimostra il post di Dmitry Medvedev «Evviva l'arsenale atomico!», che nella visione dell'ex presidente russo distingue gli intoccabili del mondo dai loro sudditi. Il messaggio vuole essere tranquillizzante: ai russi non capiterà di trovarsi in casa i marines, che portano vie in manette Vladimir Putin.

 

Ma è una prospettiva che, a giudicare dai social ucraini (e non solo) fa sognare molti degli ex sudditi del Cremlino, mentre terrorizza i commentatori leali al regime. E soprattutto mette in una posizione di imbarazzo il dittatore russo.

DONALD TRUMP SEGUE IN DIRETTA LA CATTURA DI NICOLAS MADURO

 

Di fronte al clamoroso intervento ordinato da Trump, il dilemma per Mosca è infatti quello di decidere se identificarsi con la vittima o con l'aggressore. Sulla carta, la solidarietà con il regime bolivariano di Caracas è apparsa immediata e totale. […]

 

I toni della diplomazia russa però sono apparsi molto più concilianti rispetto alla retorica bellicosa abituale di Sergey Lavrov e Maria Zakharova: «i problemi vanno risolti attraverso il dialogo», nel nome della «fiducia e della prevedibilità», evitando che «ostilità ideologiche prendano il sopravvento sul pragmatismo». Nessuna minaccia, nessuna accusa tonante, nessun insulto all'indirizzo del «neocolonialismo americano», che Putin ha spesso e volentieri denunciato, soprattutto davanti alle platee del "Sud globale".

 

MADURO PUTIN

L'ordine ai propagandisti russi di attaccare Trump «non c'è e non arriverà», sostiene il politologo russo in esilio Aleksandr Baunov, che sottolinea come una reazione eccessivamente indignata di Putin evidenzierebbe la sua debolezza: il "protettore" geopolitico di Caracas era proprio lui. Erano stati i mercenari del gruppo Wagner a proteggere Maduro durante le proteste, ed era stata la società petrolifera statale Rosneft del falco putiniano Igor Sechin ad aver messo gli occhi sui giacimenti venezuelani.

 

A voler ragionare in quella logica «geopolitica» della spartizione del mondo in sfere d'influenza, Trump ha sconfinato nell'orto dei russi. E il fatto che sostiene di non aver discusso con Putin il destino di Maduro aumenta ulteriormente l'affronto subito da Mosca.

DONALD TRUMP SEGUE IN DIRETTA LA CATTURA DI NICOLAS MADURO

Un'umiliazione su cui Putin non può permettersi di indugiare, e non solo perché in bocca a lui i riferimenti al diritto internazionale e alla sovranità degli Stati suonano grotteschi.

 

Il paragone dell'invasione russa dell'Ucraina con l'"operazione militare speciale" di Trump in Venezuela è evidente, ma la tentazione di usare l'aggressione americana come precedente per giustificare la propria si scontra con un parallelo poco lusinghiero per Mosca.

 

Anche il Cremlino voleva eliminare Volodymyr Zelensky e cambiare regime a Kyiv, ma a differenza dei 30 minuti richiesti dalle teste di cuoio di Trump, ci sta provando inutilmente da quattro anni. E se un ideologo dell'imperialismo russo come Aleksandr Dugin si chiede «perché non abbiamo fatto la stessa cosa ai nostri nemici?», esortando Putin a «fare come Trump, fare meglio di Trump, e più rapidamente», molti siti pro-guerra fanno invece paragoni impietosi con l'inefficienza dei militari russi.

DONALD TRUMP SEGUE IN DIRETTA LA CATTURA DI NICOLAS MADURO

 

Secondo l'analista russo-londinese Vladimir Pastukhov, il blitz contro Maduro era anche come «un avvertimento a chi, come Putin e Khamenei, pensava di poter giocare a nascondino con gli Usa».

 

In un mondo in cui il diritto della forza prevale sulla forza del diritto, il più debole perde, e il prossimo potrebbe essere il regime degli ayatollah, un altro alleato dell'«asse del male» che ruota intorno a Mosca. L'oligarca Oleg Deripaska, un tempo vicinissimo a Putin, nota che Washington ora controlla «più della metà delle riserve mondiali di petrolio, e impedirà che il prezzo del greggio vada oltre i 50 dollari a barile». Una minaccia strategica alla sopravvivenza del regime russo. […]