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Paolo Mastrolilli per “la Stampa”
Lo scandalo della corruzione nella Fifa ha raggiunto anche la Nike, finita sotto inchiesta negli Stati Uniti per il contratto con cui nel 1996 si era assicurata il diritto di sponsorizzare il Brasile. Uno sviluppo importante, per due motivi: primo, conferma che gli sponsor rischiano di essere colpiti, e questo potrebbe spingerli ad abbandonare il mondo del calcio; secondo, aiuta a sfatare i sospetti di un complotto americano contro la Fifa, per vendicarsi della sconfitta nell’assegnazione dei Mondiali finiti al Qatar, perché i procuratori Usa stanno investigando anche i colossi industriali del loro Paese coinvolti nello scandalo.
IL WALL STREET JOURNAL
L’atto di 161 pagine, con cui il dipartimento alla Giustizia aveva incriminato 14 dirigenti del governo mondiale del calcio, diceva fra le altre cose che una multinazionale americana dell’abbigliamento sportivo era sospettata di aver pagato tangenti attraverso un intermediario per assicurarsi la sponsorizzazione del Brasile. I nomi non erano stati pubblicati perché l’inchiesta era ancora in corso, ma il Wall Street Journal li ha rivelati: l’azienda in questione è la Nike, che nel 1996 aveva firmato un contratto da 160 milioni di dollari per rifornire la nazionale carioca.
30 MILIONI IN MAZZETTE
Per riuscirci si era rivolta alla Traffic, una società intermediaria, che aveva pagato almeno 30 milioni di dollari in «mazzette» per oliare l’affare. L’operazione era risultata molto conveniente per la Nike, che così era riuscita a sfondare nel mondo del calcio, raggiungendo in poco tempo l’Adidas come fatturato. Il percorso dei pagamenti, però, ha insospettito i procuratori americani, sempre attenti a seguire la traccia dei soldi. Infatti, invece di andare sempre sul conto della federazione brasiliana Cbf presso il Banco Real, come stabilito dal contratto, seguivano spesso una triangolazione che non era stata spiegata e non sembrava logica. Questi passaggi sono sotto inchiesta, e secondo gli inquirenti proveranno il pagamento delle tangenti.
La Nike ha detto che sta collaborando, ribadendo che i suoi dipendenti sono sempre tenuti a rispettare regole etiche ben precise. Se però il suo nome verrà trascinato nello scandalo con una incriminazione, si potrebbe materializzare la temuta fuga dalla Fifa dei grandi sponsor, che non vogliono rovinarsi l’immagine per avere collaborato con una organizzazione corrotta.
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