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HASTA LA VISTA! – L’OSSIDO DI GRAFENE MIGLIORA LE PRESTAZIONI DELLA RETINA ARTIFICIALE LIQUIDA, AUMENTANDO LA SENSIBILITÀ ALLA LUCE E FAVORENDO IL RECUPERO DELLA VISTA – IL MATERIALE AIUTA A CATTURARE MEGLIO LA LUCE E ATRASFORMARLA IN SEGNALI ELETTRICI – I RICERCATORI: “QUESTI RISULTATI CONSOLIDANO LA PROSPETTIVA DI UNA RETINA LIQUIDA FOTOVOLTAICA E BIOCOMPATIBILE, SOMMINISTRABILE MEDIANTE UNA SEMPLICE INIEZIONE SUBRETINICA E CAPACE DI…”
(ANSA) - L'ossido di grafene, utilizzato per la prima volta in ambito oftalmico, migliora le prestazioni della retina artificiale liquida, aumentando la sensibilità alla luce fioca e favorendo il recupero della funzione visiva negli stadi avanzati di retinite pigmentosa.
È quanto emerge dallo studio condotto dall'Istituto Italiano di Tecnologia e dall'Irccs Azienda Ospedaliera Metropolitana - Policlinico San Martino di Genova. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Communications, segnano un progresso significativo verso lo sviluppo di una retina artificiale liquida di nuova generazione, aprendo la strada alla futura sperimentazione clinica sull'uomo.
La ricerca, cui ha partecipato anche l'Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar a Verona, è stata finanziata dall'iniziativa europea Graphene Flagship, nell'ambito degli studi sul grafene per applicazioni biomedicali, e da un bando di ricerca finalizzata del ministero della Salute.
La retina artificiale liquida, introdotta dal gruppo Iit nel 2020 e successivamente perfezionata, si basa su nanoparticelle polimeriche fotoattive in grado di convertire la luce in impulsi elettrici capaci di riattivare i circuiti retinici interni, risparmiati dalla malattia. In questo nuovo studio, i ricercatori Filippo Galluzzi, Simona Francia e Sara Cupini (primi autori del lavoro) hanno arricchito la struttura delle nanoparticelle con un nucleo di ossido di grafene, una forma bidimensionale del carbonio nota per la sua elevata conducibilità elettrica e capacità di trasferimento di carica.
L'inclusione di questo materiale ha reso il sistema più efficiente nel catturare e convertire i fotoni, migliorando l'accoppiamento tra la luce e i neuroni della retina. Questi promettenti risultati sono stati confermati anche in modelli suini di degenerazione retinica con un sistema visivo simile a quello umano, avvicinando ulteriormente questo approccio alla traslazione clinica sui pazienti.
"Questi risultati consolidano la prospettiva di una retina liquida fotovoltaica e biocompatibile, somministrabile mediante una semplice iniezione subretinica e capace di ripristinare la funzione visiva anche in stadi avanzati di degenerazione retinica", commenta Fabio Benfenati, direttore del Center for Synaptic Neuroscience and Technology dell'Istituto Italiano di Tecnologia.
"Il lavoro conferma la robustezza e la scalabilità del paradigma optoelettronico basato su materiali organici, aprendo la strada a futuri sviluppi clinici mirati a recuperare la visione nei pazienti con gravi distrofie retiniche". (ANSA).
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