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"LA BOMBA CE L’HA DATA TAVARES (FACTOTUM DI LAVITOLA)" - LO RIVELA UNO DEI QUATTRO BANDITI CHE HA PIAZZATO L'ORDIGNO ESPLOSO DAVANTI CASA DI SIGFRIDO RANUCCI - SUI SOCIAL, UNO DI LORO, PELLEGRINO D’AVINO AVEVA POSTATO NUMEROSE FOTO IN COMPAGNIA DEL "FIGLIOCCIO" DI VALTERINO, TAVARES, CHE, QUANDO PROGETTAVA L'ATTENTATO AVEVA CHIESTO UNA BOMBA PIÙ "TIMIDA" RISPETTO A QUELLA OTTENUTA - QUANDO IL COMMANDO VENNE ARRESTATO, LO SCORSO 30 GIUGNO, RANUCCI MANDO' UN MESSAGGIO AL SUO "AMICO FRATERNO" LAVITOLA, FESTEGGIANDO: "LI HANNO BECCATI" -L'ABBAGLIO DI SIGFRIDO SU "CORRADO", IL NOME CHE COMPARE UNA SOLA VOLTA NELLE INTERCETTAZIONI DEI BOMBAROLI. RANUCCI CREDEVA CHE FOSSE UN SOPRANNOME PER INDICARE L'EX AGENTE DEL SISMI MARCO MANCINI OPPURE UN ESPONENTE DEL CLAN DEI MOCCIA. NIENTE DI TUTTO QUESTO: ERA SOLO UN ERRORE DI TRASCRIZIONE - LA CONVERSAZIONE TRA L'EX CONDUTTORE DI "REPORT" E LAVITOLA CHE GLI CHIEDEVA: "COME VANNO LE COSE IN RAI?". LA RISPOSTA: "PRESTAMI TAVARES"

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GLI ATTENTATORI DI RANUCCI: «LA BOMBA CE L’HA DATA TAVARES»

Estratto dell’articolo di Enrica Riera e Nello Trocchia per “Domani”

 

VALTER LAVITOLA E SIGFRIDO RANUCCI

È il 30 giugno scorso. Quattro persone vengono arrestate per l’attentato del 2025 a Sigfrido Ranucci. Sono Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis. E sono tutti accusati di aver piazzato una bomba davanti all’abitazione dell’ormai ex conduttore di Report.

 

Una bomba che, si scopre, il gruppo non si sarebbe procurato da solo: l’avrebbe ricevuta, come sostenuto nell’ultimo interrogatorio, dall’intermediario, oggi latitante, Clesio Gomes Tavares. Che a sua volta, sostengono gli investigatori, avrebbe fatto richiesta di un ordigno più “timido” rispetto a quello effettivamente ottenuto.

 

PELLEGRINO D'AVINO, UNO DEI QUATTRO DELLA BANDA DELL ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI

Ma torniamo a quel 30 giugno. Il giornalista di Rai 3, nelle primissime interviste, si dice soddisfatto dell’operazione dei carabinieri, ringrazia la magistratura, sottolinea che si tratta di un gruppo «di cui la criminalità organizzata si serve per fare estorsioni» e invia, nell’immediatezza dei fatti, un messaggio all’«amico fraterno» Valter Lavitola.

 

«Buongiorno. Li hanno beccati», scrive, inoltrando anche una serie di emoticon sorridenti. Alle 8:32, neanche un minuto dopo dal messaggio di Ranucci, il faccendiere-ristoratore risponde: «Chi?». Il conduttore, a quel punto, inoltra a «Valterino» l’Ansa con la notizia degli arresti.

 

Chi sono Passariello, D’Avino, Mutone e De Filippis? Perché hanno piazzato un ordigno sotto le auto di Ranucci? Le domande che da quel 30 giugno in poi si susseguono sono moltissime. Lo stesso Ranucci vuole le risposte, perché è chiaro che il gruppo, a lui ignoto e, come scoperto da Domani, ingaggiato pochi giorni prima dell’attentato, non possa aver agito di propria iniziativa.

 

LA DOLCE VITOLA - MEME BY EMILIANO CARLI

La soluzione arriva solo qualche giorno dopo, con l’arresto di quello che gli inquirenti considerano il mandante dell’attentato: si tratta dell’amico di Ranucci, Lavitola. Prima di allora, però, qualche risposta si sarebbe potuta avere: sarebbe infatti bastato andare sui social dove spopolavano le fotografie di uno dei bombaroli, D’Avino, con Tavares, notissimo a Ranucci.

 

Tavares, factotum di Lavitola, è l’uomo con cui lo stesso giornalista scatterà un selfie, finito agli atti dell’inchiesta dell’Antimafia capitolina. E, ancora, l’uomo a cui Ranucci, intercettato, si riferirà in una conversazione con Lavitola che gli aveva chiesto come andassero le cose al lavoro e in Rai. «Prestami Gomez», aveva risposto, scherzando, il conduttore. Che, evidentemente, non aveva scrollato né Instagram né TikTok.

 

E questo perché quando il 2 luglio, pochi giorni dopo i quattro arresti, Ranucci viene chiamato per la seconda volta dai pm ed è interrogato in qualità di persona informata sui fatti, nonché parte lesa, dice correttamente di non conoscere i bombaroli, ma non fa riferimento a Tavares, l’uomo, «figlioccio», di Lavitola.

 

GOMES TAVARES - SIGFRIDO RANUCCI - VALTER LAVITOLA - MEME BY OSHO

«Mi hanno chiesto se conoscessi i quattro arrestati», le parole di Ranucci ai cronisti a fine interrogatorio. Un interrogatorio nel corso del quale verranno vagliate le possibili piste dietro all’attentato. «Dal gesto di un pazzo sconsiderato, fino a quelle legate alla mia vita personale», ancora le parole di Ranucci ai cronisti, nessuna menzione dei pericoli che gli aveva prospettato Lavitola. Un’omissione che, in base a quanto appreso, potrebbe costare cara allo stesso giornalista.

 

Quarantott’ore dopo quell’interrogatorio, Lavitola viene perquisito. Segue telefonata notturna con Ranucci. Che è sgomento. Sgomento non tanto con l’amico che, secondo i magistrati, gli ha fatto piazzare una bomba davanti all’abitazione, ma con gli inquirenti che non stanno andando a «cercare sto cazzo di Corrado».

GOMES CLESIO TAVARES

 

«Corrado» è il nome che compare una sola volta nelle intercettazioni dei bombaroli. Per Ranucci il riferimento poteva essere all’ex agente del Sismi Marco Mancini oppure alla famiglia criminale dei Moccia. Per gli inquirenti, come rivelato da questo giornale, una pista inconsistente: quel «Corrado» non esiste perché è un errore materiale, di trascrizione.

 

Dunque piste su piste, vagliate una dopo l’altra e accantonate, perché prive di alcun riscontro, dagli investigatori: tutto conduceva all’uomo del Cefalù Bistrot. Comprese le fotografie sui social tra Tavares e Pellegrino. Pellegrino che dopo l’interrogatorio ha riferito ai suoi avvocati, Antonio Falconieri e Generoso Pagliarulo, di essere «finalmente disteso». [...]

 

NÉ SERVIZI SEGRETI NÉ CLAN MOCCIA: IL «CORRADO» DEL CASO RANUCCI NON ESISTE, È UN ERRORE DI TRASCRIZIONE

Estratto dell’articolo di Enrica Riera e Nello Trocchia per “Domani”

 

GOMES CLESIO TAVARES

Nelle carte giudiziarie del caso Lavitola-Ranucci spunta un nome sul quale sono state costruite narrazioni giornalistiche e ipotesi che ora crollano come castelli di sabbia. Il nome è «Corrado», lo pronuncia una sola volta uno degli indagati. «Quello ha detto a quello che non dobbiamo proprio farlo arrivare a Corrado...», dice Pellegrino D’Avino, uno degli arrestati, il 10 aprile 2026.

 

D’Avino è tra i bombaroli finiti in carcere per l’attentato al popolare conduttore di Report. Nelle scorse ore ha raccontato la sua versione agli inquirenti. Ma torniamo a «Corrado».

 

Come aveva ipotizzato e già racconto Domani quel nome non esiste. Ora i dubbi diventano certezza, con la conferma definitiva arrivata a questo giornale. Non è «Corrado» il nome pronunciato, l’indagato dice un’altra parola, priva di rilievo investigativo. Semplicemente un errore di trascrizione, scoperto dopo un ascolto più accurato di quella intercettazione. Gli inquirenti non hanno speso un solo secondo su quel nominativo perché non apriva alcun filone di approfondimento, ma per molti è diventato un giallo nel giallo.

Gomes Clesio Tavares con antonio passariello

 

In tanti si sono interrogati su «Corrado». Lo stesso Sigfrido Ranucci, quando viene perquisito il suo amico fraterno Valter Lavitola, regista dell’attentato, dice: «Ma andassero a cercare chi cazzo è questo “Corrado”, senti che ti dico io». Non volendo credere all’amico come mandante della bomba d’amore.

 

Sui giornali vengono vagliate diverse ipotesi, alcune suggerite proprio dal conduttore di Report. Secondo Ranucci, come raccontato anche da Domani, quel nome poteva condurre alla famigerata famiglia criminale dei Moccia, citata anche nella lettera anonima inviata alla procura per svelare i nomi degli attentatori. Ipotesi che avrebbe riaperto la strada alla famosa puntata sui cantieri navali veneti e ai possibili interessi del clan di camorra. Ipotesi più volte indicata come possibile causa della bomba, ma completamente cancellata dall’indagine dei carabinieri. [...]

BOMBA FUORI DALLA CASA DI SIGFRIDO RANUCCI

 

Proprio il conduttore di Report, riportava il Fatto, restituiva un’altra suggestione. «Corrado» è il nome con il quale il Sismi identificava Marco Mancini. Sentito da Domani, Mancini aveva annunciato azioni legali: «Ho dato mandato ai miei legali per tutelarmi dalle ricostruzioni deliranti che ho letto su alcuni media». [...]

MARCO MANCINI savierio mutone - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucciil tesoro del clan moccia il tesoro del clan moccia 4antonio passariello - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucci