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“LILIANA POTREBBE ESSERE STATA UCCISA DA PIÙ PERSONE” – PARLA SERGIO RESINOVICH, IL FRATELLO DELLA DONNA UCCISA CINQUE ANNI FA A TRIESTE E RITROVATA AVVOLTA IN UN SACCO IN UN PARCO: “IL MARITO INDAGATO? QUALCOSA SA, MA PUÒ ESSERE CHE LUI NON C’ENTRI, CHE SIA COINVOLTO QUALCUN ALTRO. NON CREDO CHE UNA PERSONA DA SOLA RIESCA A SPOSTARE UN CORPO INANIMATO” – IN TRIBUNALE ARRIVANO LE NUOVE PERIZIE CHE POTREBBERO FAR LUCE SULLA MORTE DI LILIANA RESINOVICH...

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Estratto dell’articolo di Andrea Pasqualetto per www.corriere.it

 

sergio resinovich

«Liliana è stata uccisa, di sicuro. Potrebbe essere stata più di una persona». E Sebastiano Visintin, il marito della donna, unico indagato per omicidio? «Può essere che lui non c’entri, che sia stato coinvolto qualcun altro».

 

Così Sergio Resinovich, fratello di Liliana, prima di entrare nell’aula del tribunale di Trieste dove è in corso l’udienza davanti al gip in cui si discutono le nuove perizie genetica e dattiloscopica, gli accertamenti dai quali ci si attendeva qualche risposta in più sulla morte della donna, scomparsa il 14 dicembre 2021 e ritrovata senza vita il 5 gennaio successivo nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni.

 

liliana resinovich sebastiano visintin

Sergio è convinto che la sorella non si sia tolta la vita, che qualcuno l’abbia uccisa e trasportata nel luogo del ritrovamento. Ma non è altrettanto convinto che il responsabile sia necessariamente il cognato, Visintin. «Ma lui sicuramente qualcosa sa», è sempre stato il suo refrain.

 

«Lei pesava cinquanta chili. Portare un sacco di cemento è un conto, portare un corpo inanimato è un altro. Non credo che una persona riesca a farlo da sola, soprattutto in un bosco, con quel buio, di notte, con tutte quelle buche». È questa una delle ragioni per le quali Resinovich ritiene che il cadavere sia stato trasportato fino al punto in cui venne scoperto, avvolto in due sacchi neri.

LILIANA RESINOVICH E SEBASTIANO VISINTIN

 

A rafforzare il suo convincimento c’è anche un altro elemento: l’assenza di terriccio sotto le scarpe della sorella. «Questo dimostra che lei non ha camminato, è stata portata», sostiene. In realtà, una spiegazione c’è e viene da una precedente consulenza che aveva analizzato il materiale trovato sotto le scarpe, dopo averlo tolto (le scarpe sarebbero cioè state «pulite»), risultato compatibile con il camminamento che porta all’ospedale psichiatrico.

 

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Cinque anni dopo la scomparsa di Liliana Resinovich, la scienza torna dunque al centro del giallo. Davanti alla gip del Tribunale di Trieste Flavia Mangiante si sta discutendo delle due nuove perizie disposte nell’incidente probatorio: quella genetica e merceologica [...]

SEBASTIANO VISINTIN LILIANA RESINOVICH

 

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