
DAGOREPORT - MAI VISTA L’ARMATA BRANCAMELONI BRANCOLARE NEL BUIO COME PER LE REGIONALI IN VENETO -…
Francesco Salvatore per “la Repubblica - Roma”
È sfilata di alte cariche dello Stato nel maxi-processo Mafia Capitale. Ieri in aula, chiamati come testimoni della difesa di Salvatore Buzzi, hanno raccontato i loro contatti con gli uomini del mondo di mezzo i prefetti Mario Morcone e Giuseppe Pecoraro, l’attuale ministro del Lavoro Giuseppe Poletti, in passato presidente della Lega Coop, e il sottosegretario agli Interni Filippo Bubbico.
Se nessuno di loro ha «mai visto » Massimo Carminati, solo Poletti e Pecoraro conoscevano Salvatore Buzzi. Proprio Pecoraro ha raccontato di aver incontrato il ras delle coop su richiesta dell’ex sottosegretario Gianni Letta. Dopo una sua telefonata, nello stesso giorno, è stato fissato l’incontro in prefettura.
«L’unica volta che ho ricevuto Buzzi fu per la vicenda legata al Cara di Castelnuovo di Porto – ha detto Pecoraro - la richiesta me la fece Gianni Letta. Fu un colloquio breve e sereno. Lui disse che aveva degli appartamenti da mettere a disposizione per gli immigrati. Io dissi che dovevo sentire il sindaco: è una prassi comune. Poi non diedi l’ok».
Poi Pecoraro, rispondendo alla domanda se avesse subito pressioni, ha precisato: «Non ho subito pressione da Buzzi. E non l’ho favorito in nessun modo: l’istruttoria che si fece per Castelnuovo di Porto fu fatta per tutti i comuni ».
Di diverso tenore l’intervento di Poletti, che ha detto di aver conosciuto Buzzi quando era ex presidente della Lega Coop. «È mai stato contattato da Buzzi per intervenire su Alemanno, su qualche società o sul comune di Roma?» gli ha chiesto il pm Luca Tescaroli. «Non lo escludo – ha risposto il ministro - c’era il problema dei ritardi nei pagamenti da parte delle amministrazioni alle coop. Tutte si sono rivolte a me per far sveltire i comuni e le regioni per gli arretrati ».
Sulla foto che lo ritrae alla cena insieme a Buzzi, Gianni Alemanno, Franco Panzironi e, al tavolo accanto, Luciano Casamonica, ha spiegato: «Conoscevo Alemanno, Buzzi e Angiolo Marroni. Ero stato invitato al Baobab almeno 10 volte, perché era un centro che rappresentava il lavoro delle cooperative sugli immigrati».
la cena poletti alemanno casamonica buzzi
«Ma era consapevole che quella cena servisse a celebrare la “pace” tra la Giunta Alemanno e le coop romane di sinistra?» ha chiesto l’avvocato di Buzzi, Alessandro Diddi. «No, non lo sapevo - la risposta - io questa cosa l’ho letta sui giornali».
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