il verde urbano a medellin

“IL CLIMATIZZATORE RINFRESCA DENTRO CASA, MA ESPELLE CALORE FUORI E RENDE PIÙ CALDA LA CITTÀ. UN ALBERO INVECE QUEL CALORE LO ASSORBE” - IL GEOLOGO MARIO TOZZI: “UNA VERA STRATEGIA DI ADATTAMENTO AL GRANDE CALDO DOVREBBE PARTIRE DALLA TRASFORMAZIONE DELLE CITTÀ. A PARIGI CI SONO VERI E PROPRI BOSCHI URBANI. A MEDELLÍN, IN COLOMBIA, SONO STATI PIANTATI 200 MILA ALBERI E REALIZZATI 35 CORRIDOI VERDI CHE COLLEGANO DIVERSE AREE DELLA CITTÀ. SERVONO BOSCHI ORIZZONTALI, NON VERTICALI – MA SE NON RIDUCIAMO LE EMISSIONI DI GAS SERRA, L’ADATTAMENTO A UN CERTO PUNTO NON BASTERÀ PIÙ. IL PROBLEMA È CHE CONTINUIAMO AD AFFIDARCI ALL’IDEA DI UNA TECNOLOGIA SALVIFICA CHE ANCORA NON ESISTE…”

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Estratto dell’articolo di Francesca Menna per il “Corriere della Sera”

 

mario tozzi

Professor Mario Tozzi, geologo e saggista, la specie umana nella sua storia ha sempre dimostrato una grande capacità di adattamento. Ce la faremo anche questa volta?

«In realtà non siamo così bravi ad adattarci. Dal punto di vista biologico molti animali lo sono più di noi. Noi finora ci siamo riusciti grazie alla tecnologia. Ma c’è un costo ambientale da pagare. Il climatizzatore, ad esempio, rinfresca dentro casa, ma espelle calore fuori e rende più calda la città. Un albero invece quel calore lo assorbe».

 

Aria condizionata2

Il verde urbano è sempre più indicato come una delle principali risposte al caldo estremo: piantare più alberi, deimpermeabilizzare i suoli, ridurre il cemento in città. Questi interventi possono aiutare?

«Sì, una vera strategia di adattamento dovrebbe partire dalla trasformazione delle città. A Parigi è un processo iniziato molti anni fa: oggi in piazza dell’Hôtel de Ville, come in altre zone, ci sono veri e propri boschi urbani. A Medellín, in Colombia, sono stati piantati 200 mila alberi e realizzati 35 corridoi verdi che collegano diverse aree della città. […] servono boschi orizzontali, non verticali».

 

IL VERDE URBANO A MEDELLIN

Quest’estate, in molte città, biblioteche, centri commerciali, edifici pubblici climatizzati sono stati promossi come «rifugi» dove trovare sollievo durante le ondate di calore. È un modello che può funzionare se diventasse strutturale?

«Onestamente è un rimedio di emergenza, non una strategia. Possiamo davvero pensare di trascorrere le nostre estati chiusi in un cinema o in un centro commerciale? I rifugi climatici sono utili per proteggere le persone più fragili, ma non possono diventare l’unica risposta».

 

Sarà per questo che in tanti quest’anno hanno preferito la montagna al mare, con oltre 79 milioni di presenze stimate.

Condizionatori

«[…] la crisi climatica non si risolve soltanto adattandosi. Se non riduciamo le emissioni di gas serra, l’adattamento a un certo punto non basterà più. Serve un accordo internazionale vincolante che impegni tutti i Paesi a ridurle. Da anni ogni estate ripeto che è la più calda di sempre, ma in futuro la ricorderemo come una delle più fresche e umide. E il 2027 potrebbe essere ancora più difficile per effetto di un possibile Super El Niño».

 

La tecnologia può aiutarci? L’intelligenza artificiale, pur avendo un costo ambientale, può avere un ruolo?

IL VERDE URBANO A MEDELLIN

«Può essere utile per prevedere gli eventi estremi, individuare le aree più vulnerabili e le zone a rischio alluvione. Ma se oggi chiedessi all’intelligenza artificiale come uscire dalla crisi climatica, mi risponderebbe quello che dicono da anni gli scienziati: bisogna azzerare le emissioni di gas serra. Il problema è che continuiamo ad affidarci all’idea di una tecnologia salvifica che ancora non esiste e che immaginiamo addirittura gratuita. Ma sulla Terra nulla è gratis: il conto lo paga l’ambiente, gli altri esseri umani o gli altri esseri viventi». […]