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MEDJUGORJE, DOVE LA TRASCENDENZA DIVENTA ESPERIENZA – NEL LIBRO “INCHIESTA SU L’INVISIBILE”, DON MAURIZIO GRONCHI E DAVID MURGIA INDAGANO IL “CASO” DELLE APPARIZIONI DELLA MADONNA NEL PAESINO DELLA BOSNIA ERZEGOVINA: “IN UN CONTESTO DI FRAMMENTAZIONE RELIGIOSA COME IL NOSTRO, DIVENTA PIÙ SODDISFACENTE LA RICERCA DI UNA RELIGIONE COME ESPERIENZA PIUTTOSTO CHE COME SOLA ADESIONE DOTTRINALE” – “LA QUESTIONE NON È SOLTANTO QUELLA DI ESSERE PRESENTI NEL LUOGO, NELL'ORA E NEL GIORNO DELL'APPARIZIONE ACCANTO AL VEGGENTE. SI TRATTA DI COMPARTECIPARE A UNA SCENA SOCIALE DOVE È POSSIBILE PERSONALIZZARE LA TRASCENDENZA…”
Maurizio Gronchi e David Murgia - Inchiesta su l'invisibile
Il meccanismo infinito di Medjugorje
Estratto da “Inchiesta su L’invisibile”, di Maurizio Gronchi e David Murgia (ed. il Mulino), in libreria il 30 ottobre
Medjugorje non è un semplice caso. È molto di più. Per questo resiste alla forma lineare dell'evento e, soprattutto, alla pretesa di una chiusura definitiva. Medjugorje non potrà mai essere un caso chiuso. Perché è un meccanismo.
Una storia, infatti, ha un inizio, una struttura, un colpo di scena, una fine. Un meccanismo no. Un meccanismo funziona e basta. Ripete. Produce. Crea. Trasforma ciò che tocca in un ingranaggio in grado di farlo andare avanti.
[…] La sua razionalità non è teleologica ma ricorsiva; non vuole un finale, ma vuole solo essere alimentato. Pensiamo a un grande orologio e al meccanismo con cui segna il tempo. Ecco, Medjugorje funziona allo stesso modo. È un sistema che si automantiene grazie a cicli di produzione di significato in cui le persone diventano testimoni; le emozioni si trasformano in prove e i silenzi diventano interpretazioni.
Quello che accade in questo paesino della Bosnia-Erzegovina funziona come un dispositivo di narrazione continua che non si esaurisce mai.
Semplicemente perché ogni pellegrino che qui arriva ha bisogno di un altro che lo interroghi e lo emuli.
Ogni racconto di ciò che qui accade, ogni smentita, ogni conversione, ogni apparizione e ogni fenomeno non aggiunge solo informazioni. Ma rinnova il dibattito e dunque rivitalizza il sistema.
Qui, gesti e riti si ripetono. […] La loro ripetizione è la prova che siamo all'interno di un circuito in cui la ripetitività non è difetto. Ma è funzione.
Ed ecco perché nessuna istruttoria, analisi documentale o verdetto possono mettere fine a Medjugorje. Perché forse Medjugorje è soprattutto questo: un luogo dove il bisogno di soprannaturale escogita un modo e una forma così potenti e originali da diventare un sistema.
In questo meccanismo non è richiesto a tutti di credere a tutto. Al contrario. Viene richiesto qualcosa di molto sottile. Cioè di posizionarsi. Come le lancette di un grande orologio.
+Chi ci crede, deve difendere la verità. Chi dubita, deve smontare questa illusione. Chi sta nel mezzo, deve scegliere. In questo modo si crea appartenenza, linguaggio. E soprattutto identità. Che a sua volta genera opposizione.
Ecco che allora su Medjugorje più volte si è giocata una partita pericolosissima all'interno della Chiesa cattolica. Quella di uno scisma. Di una divisione profonda tra i fedeli.
Chi è stato a Medjugorje molte volte negli ultimi anni sa bene che questo luogo non dà solo risposte a domande religiose. Ma offre una sofisticata struttura emotiva, in grado di regalare un prima e un dopo. Offre giustificazione per leggere il dolore. Offre un vocabolario per definire l'indicibile. Offre un luogo sacro per le proprie esperienze, in cui imparare una grammatica per la sofferenza e per la speranza. E nessuna chiusura burocratica può spegnerlo davvero.
Questa è la vera differenza tra l'esperienza del fenomeno iniziato nel 1981 in Bosnia-Erzegovina e tutte le precedenti manifestazioni soprannaturali mariane. Il «caso Medjugorje», quindi, non è affatto chiuso. E non lo sarà mai. D'altronde, questo luogo di apparizioni si configura come dispositivo privilegiato: rende efficace l'idea che il sacro, l'invisibile, possa essere non soltanto pensato, ma percepito.
In un contesto di frammentazione religiosa come il nostro, caratterizzato dalla presenza di «credenti intermittenti»!, va da sé che diventa più soddisfacente la ricerca di una religione come esperienza piuttosto che come sola adesione dottrinale.
Alla proposta sapere che occorre oramai anche aggiungere sentire che. In fin dei conti lo affermavano i cultori della filosofia scolastica: nibil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu (niente è nell'intelletto che prima non sia stato nei sensi). Perché il punto centrale è che l'esperienza religiosa oggi non si affida più principalmente al registro delle argomentazioni, ma a quello della sensorialità e dell'interpretazione.
Diviene sacro tutto l'invisibile che sento e percepisco in modo significativo come tale e non quello che mi viene indicato o suggerito.
È esattamente quello che promette Medjugorje: la possibilità di «toccare con mano» il soprannaturale, l'invisibile o almeno di vivere un contesto in cui il soprannaturale è percepito come prossimo e attuale.
La questione non è soltanto quella di essere presenti nel luogo, nell'ora e nel giorno dell'apparizione accanto al veggente. Si tratta di compartecipare a una scena sociale in cui l'eccezionale è atteso come evento e soprattutto dove è possibile - in qualche modo - personalizzare la trascendenza. Come dire: ciò che qui accade riguarda anche me come fedele, ha a che fare con la mia vita. Contribuendo chiaramente così a creare anche una differenza simbolica tra chi è, come me, dentro il sacro e chi invece ne resta fuori.
statue della madonna imbrattate a medjugorje 5
La figura del veggente qui diventa autorità carismatica: non è solo un individuo dotato di leadership, ma una figura con poteri divini, che organizza la temporalità dell'attesa perché depositario di messaggi celesti e soprattutto di segreti.
Diventa decisiva la dimensione sensoriale. Come pellegrino, ho finalmente la possibilità di vedere qualcosa - il sole che rotea, le nuvole che prendono forme anomale – o di sentire odori particolari e percepire suoni inusuali. E se l'intelletto si nutre di sensi, allora tutto questo è capace di moltiplicare stimoli, emozioni, segni. La mia fede viene continuamente alimentata da microevidenze percettive su cui posso costruire convinzioni, narrazioni, decisioni esistenziali.
Da qui si comprende anche il confronto con Lourdes, il luogo che, nell'immaginario devozionale, è un'esperienza umana e religiosa molto forte: roccia, acqua, corpi, gesti. Un sacro che si beve, si tocca, si porta via, si racconta. Ma Medjugorje aggiunge qualcosa in più, un fattore determinante a questa esperienza: la contemporaneità dell'evento. E questo adesso è la trasformazione del trascendente da memoria e simbolo a esperienza in atto.
Non solo consolazione o appartenenza, ma evidenza.
Non soltanto dottrina, ma presenza. Non soltanto tradizione, ma evento.
medjugorje 5
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Medjugorje - fedeli
MEDJUGORJE
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statue della madonna imbrattate a medjugorje 6
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Bus diretto a Medjugorje esce di strada
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