claudia pandolfi

“GUAI A CHI MI TOGLIE IL SET: PER ME È FONTE DI GIOIA, CREATIVITÀ, DENARO, SENNÒ DE CHE CAMPO, DE ARIA?” – MENO MALE CHE C’È CLAUDIA PANDOLFI CHE, IN UN MONDO DI ATTORI E ATTORUCOLI CHE SI SENTONO ’STO CAZZO, NON METTE FILTRI. AD ALESSANDRO FERRUCCI AMMETTE: “HO UNA VITA MOSSA, NON SOVVERSIVA, E FORSE RISULTO PUNK ALL’INTERNO DI UN MONDO STEREOTIPATO, CONFORMISTA E CONFORME A REGOLE DOVE È NECESSARIO, A VOLTE, ALZARE LA TESTA” – LA FRECCIATA ALLA MOGLIE DI LUCA ARGENTERO, CRISTINA MARINO, PERCHÉ LAMENTAVA LA FATISCENZA DELLE ROULOTTE SUI SET: “NON VOLEVO METTERLA IN CATTIVA LUCE, PERÒ È LÌ CHE VENIAMO COCCOLATI, IN QUEI MOMENTI HO TUTTO, ANCHE L’AUTISTA CHE MI PREPARA LA MACEDONIA…” – “CHI SONO IO? ‘STO CAZZO” – VIDEO

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Estratto dell’articolo di Alessandro Ferucci per “il Fatto Quotidiano”

 

un tranquillo funerale di famiglia

Piccole certezze tra colleghi-attori: “Claudia è molto simpatica”.

“A me piace più empatica. La simpatia è una conseguenza”

 

Secondo aggettivo, per lei.

Pragmatica. Ci tengo, ne vado fiera.

 

Innato o educato?

“Credo innato; (pausa) venire intervistata non è semplice, mica ho una scheda con le risposte corrette: se mi chiede del pragmatismo, io ci devo pensare, per questo mi serve”.

 

Giusto.

claudia pandolfi

“Però credo di esserlo sempre stata, sin dai tempi della scuola, quando dovevo costruire degli schemi grafici per sintetizzare ciò che studiavo: disegnavo palazzi, non paesaggi”.

 

Ordine.

“Una passione per le proporzioni; non amo i numeri, ma le linee”.

 

Casa ordinata.

“Ne vorrei una nella quale non sembra abitare nessuno”.

 

C’è un ma.

“È impossibile con due figli: ho giocattoli ovunque, gli darei fuoco; (silenzio) con due maschi ho palloni disseminati, però la mia casa rispecchia come sono: non ha un unico stile, ma vari e messi insieme, quindi è un po’ volubile e versatile”.

 

(I toni sono importanti, le sfumature anche di più. La linea è sottile, vibra tra ego e realtà, tra goliardia e necessità di essere disallineati. Claudia Pandolfi ci gioca, a volte azzarda, altre provoca, con garbo, lascia il piede sull’acceleratore anche solo per vedere lo strano effetto che fa. Volubile. Versatile. Pragmatica.

 

E sotto queste tre stelle è protagonista in due film opposti per toni, sfumature, necessità: “Un tranquillo funerale di famiglia” di Massimiliano Bruno e “Il rumore delle cose nuove” di Paolo Genovese. Il primo è una commedia famigliare-scorretta, dai colori accesi, dalla battuta grassa, dall’esagerazione ricercata; il secondo è un dramma dove la bugia, l’avrei voluto essere, la fuga appaiono inevitabili. L’unica finta salvezza è tradire)

 

un tranquillo funerale di famiglia

Insomma, è volubile.

“Ma subisco il fascino del disadorno”.

 

[…]

 

Cosa, in particolare?

“Non amo raccontarmi, preferisco parlare con i miei personaggi, anche se ti esprimi con parole e concetti pensati da altri e utilizzi vestiti che non sono nel tuo armadio. Però attraverso il ruolo qualcosa di te passa; (cambia tono) in definitiva non capisco perché devo portare in giro il mio film: non sono una sarta che vende il vestito”.

 

claudia pandolfi Marco De Angelis

E chi si sente?

“Proprio una sarta che fa parte di un grande ingranaggio”.

 

Ha mai pensato di lasciare?

“Guai a chi mi toglie il set: per me è fonte di gioia, creatività, denaro; (ride) sennò de che campo, de aria?”

 

Qualche giorno fa sui social ha preso in giro la moglie di Luca Argentero perché lamentava la fatiscenza delle roulotte sui set.

“Non volevo metterla in cattiva luce, avevo il sorriso sulle labbra; però è lì che veniamo coccolati, in quei momenti ho tutto, anche l’autista che mi prepara la macedonia o qualcuno che la mattina alle 5 ti accoglie con il sorriso e l’aria calda”.

 

Sempre pragmatica.

claudia pandolfi

“In camerino non ci sto mai, se posso sono sul set. Lì godo. Amo vedere. E continuo a imparare anche solo nel guardare.

Cortellesi sostiene che lei riserva sempre belle sorprese”.

Davvero? Sono felice; forse perché sono sempre in ascolto e se davanti ho un partner super intelligente come Paola, magari è più facile far nascere delle piccole proposte; forse è sorprendente quanto sia disciplinata”.

 

Perché sorprendente?

“Magari non se lo aspettano da me: sono puntuale, preparata, mentre c’è chi si aspetta atteggiamenti punk”.

 

Invece?

“Nun me freghi; (silenzio) per favore specifichi che sto ridendo”.

claudia pandolfi 4

 

È stata mai punk?

“No, pariolina”.

 

Ahi.

“Era il mio essere punk perché in realtà vivevo a Montesacro, non a Parioli (Montesacro è più popolare). Ma avevo solo 15 anni”.

 

In qualche modo viene percepita punk

Ho una vita mossa, non sovversiva, e forse risulto punk all’interno di un mondo stereotipato, conformista e conforme a regole dove è necessario, a volte, alzare la testa.

 

[…]

 

Ha iniziato presto.

“A 17 anni, poi ero una primogenita carina e allegra, esaltata in maniera sana dalla famiglia”

 

Nel film di Bruno il suo personaggio ripete “dobbiamo essere noi stessi”.

“Non lo sono stata per molto tempo, eppure ero a posto, ma poco lucida. Poi lo sono diventata dopo aver affrontato scelte importanti dove la prima la sbagli, la seconda a metà, la terza nun c’hai capito niente, la quarta stai male e lì capisci che qualcosa non va. E allora aggiusti il tiro, cresci un po’ più forte, e inizia a dire di ‘no’”

 

Fondamentali.

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Per fortuna i miei no e sì non sono stati catastrofici.

 

Dei suoi primi dieci film quanti ne salva?

“Tutti. Ogni esperienza è stata necessaria, ogni set rappresenta un pezzetto del puzzle: una volta ho imparato a stare dritta, un’altra a parlare in italiano, poi ad aderire a un personaggio in maniera più intima, a stare lontana da casa senza essere devastata dalla solitudine; (silenzio) oggi guai a chi me la toglie”.

 

Cosa?

“La solitudine; dopo trenta e passa anni sul set la mia vita è molto il mio lavoro, ma nel frattempo sono riuscita a costruire una famiglia”.

 

[…]

 

Sul set cosa la imbarazza?

“La prevaricazione, ma per fortuna non accade quasi mai; (silenzio) mi disturba ogni forma di abuso e se possibile intervengo, per il resto il pudore l’ho abbandonato sin dal primo set”.

 

Con Michele Placido.

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“Mi disse, subito: ‘Hai una borsa? Ecco, mettici dentro il pudore’.

Iniziare con Placido non è semplice”.

 

Come per i bambini quando devono imparare a stare a galla: li lanciano in acqua.

“Erano ancora i tempi del vero divismo Per fortuna poi è scivolato via grazie anche all’olio con cui mi sono cosparsa; oggi la mia vita è molto più ritirata, preferisco accogliere gli amici a casa”.

 

Nel film di Bruno c’è una super Sandrelli.

“È stupefacente e l’avevo già incontrata nel film di Paolo (Virzì, La prima cosa bella). In entrambi i casi è mia madre e in entrambi i casi sono stati momenti preziosi: lei è una, a modo suo, sovversiva, perché è angelica e ironica, e crea un mix strabiliante; poi ha i suoi vezzi, le sue morbidezze ed è di una bellezza unica. Con lei, sul set, tutti ridono e quando finisce la scena spesso si applaude”.

 

claudia pandolfi Marco De Angelis

Girerebbe un film erotico a 50 anni?

“Ma quando mai; (ci ripensa) dipende dal racconto, bisogna capire che film è; nel film di Paolo sono completamente nuda, e anche Accorsi lo è, ma è tutto composto, sembra un quadro di Hopper.

Accorsi stacanovista del cinema”.

 

Attore incredibilmente generoso, sa stare sul set. È accogliente, simpatico. Anzi, è di una simpatia travolgente.

 

Più simpatico Accorsi o Sermonti?

“(Alza di un tono) È come chiedere: vuoi più bene a mamma o papà”.

 

Addirittura.

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“Sermonti ha una simpatia più inquieta e più inquietante. Una mitraglia di cose belle. Durante le riprese del film il set è stato complicato”.

 

Scene ripetute.

“Tutte, il resto è stato il completo caos. Il film di Bruno è un rarissimo esempio di umorismo scorretto. Era ora che tornasse: almeno nella finzione possiamo risultare un po’ scorretti? Visto che la politica non dà un grande esempio…”

 

È cattolica?

“(Sconfortata) Come posso esserlo? No, non lo sono”.

 

Ha reagito come se le avessi chiesto: è laziale?

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“Avrebbe ottenuto la stessa risposta. Differenze dal lavorare con Genovese e con Bruno. Sono molte; vorrei vedere Genovese in un film dove si muore di risate e Bruno in una storia drammatica, intima. Forse le differenze sarebbero minori; Paolo questa volta si è un po’ isolato come se realmente volesse cogliere il rumore del film, mentre Massimiliano è stato costretto a diventare un domatore all’interno di un Cirque du Soleil, senza animali: ridanciano, senza deragliare”.

 

Quindi?

“Due grandi autori, perché quello che abbiamo girato è ciò che hanno pure scritto. Nel contesto attoriale, dove si inserisce.

Tra le attempate”.

 

È nel Gotha.

“Alcuni lo definiscono ‘circoletto’. In realtà sono una che si impegna, che sta zitta, lavora e si guadagna i soldi. Sono una rispettosa”.

 

Le dispiace non aver frequentato un’accademia?

“La mia accademia è stata il set”.

 

Sindrome dell’impostore?

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“No, e ogni volta che mi sono rivista ho mantenuto un certo sguardo pragmatico che mi ha permesso di aggiustare il tiro. I suoi colleghi, di solito, sostengono di non riguardarsi. (Silenzio, prolungato) Forse perché sono tra le più autentiche; forse lo fanno anche gli altri, solo che non lo ammettono”.

 

Chi è lei?

“Davvero me lo sta domandando”.

 

Sì.

“Allora: ’sto cazzo”.

 

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