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IL METODO HAMAS: COLPIRNE UNO PER EDUCARNE CENTO – L’ORGANIZZAZIONE TERRORISTICA HA RAPITO, TORTURATO E AMMAZZATO IL 22ENNE PALESTINESE, ODAY NASSER AL RABAY, “COLPEVOLE” DI ESSERE SCESO IN STRADA A GAZA NELLE PROTESTE CONTRO HAMAS, PER CHIEDERE UN FUTURO DIVERSO PER LA SUA GENERAZIONE – IL CADAVERE DETURPATO DEL RAGAZZO È STATO LASCIATO DAVANTI ALLA CASA DEI SUOI GENITORI  C’È CHI SOSTIENE CHE ACCANTO AL CORPO CI FOSSE UN MESSAGGIO: “QUESTO È IL DESTINO DI CHI CRITICA HAMAS” – VIDEO

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Estratto dell’articolo di Daniele Castellani Perelli per “la Repubblica”

 

il palestinese Oday Nasser Al Rabay

Uccidere Oday per educarne cento. Oday Nasser Al Rabay, 22 anni, un sorriso gentile nelle foto che circolano ora online, era sceso in strada la settimana scorsa tra le macerie di Gaza per chiedere un futuro diverso per la sua generazione, un futuro senza Hamas.

 

Per questo Hamas ha deciso che doveva pagarla cara: lo ha rapito, torturato e ammazzato, e alla fine ha fatto ritrovare il cadavere davanti all’abitazione. Si tratterebbe del primo caso di palestinese ucciso per aver partecipato alla serie di sorprendenti proteste che si sono svolte nella Striscia la settimana scorsa, al grido di «Vogliamo vivere!» e «Via Hamas!», per tre giorni consecutivi.

 

Slogan contro l’organizzazione si sono uditi anche sabato al funerale del ragazzo, ed è la stessa famiglia che, in un video, punta il dito contro Hamas. Sui social girano immagini del corpo torturato di Oday e si dice che membri armati della sua famiglia abbiano attaccato un nascondiglio delle Brigate Al-Qassam, braccio armato di Hamas, chiedendo giustizia.

 

il cadavere del palestinese Oday Nasser Al Rabay

Oday viene descritto come uno dei leader della protesta, e c’è chi sostiene che accanto al cadavere ci fosse un messaggio: «Questo è il destino di chi critica Hamas». [...]

 

E intanto la guerra continua. Si è riaperta il 18 marzo, quando Israele ha rotto il cessate il fuoco ricominciando a bombardare e uccidendo quasi un migliaio di palestinesi. Ieri ne sono morti almeno 43, nel primo giorno dell’Eid, la festa di fine Ramadan. Tra loro, tre bambini che giocavano nel campo profughi di Mawasi e altri cinque colpiti nella notte.

 

E sempre ieri si è risolto come purtroppo ci si attendeva il caso del gruppo di 14 paramedici e soccorritori di Rafah, di cui non si avevano più notizie da sette giorni, da quando con le loro ambulanze e i loro mezzi erano stati attaccati dall’esercito israeliano. La Mezzaluna rossa palestinese ha comunicato che tutti i loro corpi sono stati ritrovati: otto paramedici, cinque membri del personale della protezione civile e un dipendente dell’agenzia delle Nazioni Unite. [...]

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