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“MIA SORELLA È STATA UCCISA DALL’IDF, MA NESSUNO VUOLE INDAGARE” - PARLA TONY, IL FRATELLO DI SHIREEN ABU AKLEH, LA REPORTER CON PASSAPORTO AMERICANO DI AL JAZEERA, UCCISA NEL 2022 A JENIN: “GLI ISRAELIANI HANNO CAMBIATO VERSIONE SEI VOLTE E NON HANNO CONDOTTO UNA INDAGINE. RIVOLGERSI A UN TRIBUNALE PALESTINESE È INUTILE PERCHÉ NON HA IL POTERE DI ESEGUIRLA. BLINKEN MI PROMISE CHE AVREBBE FATTO DI TUTTO PER ASSICURARE ALLA GIUSTIZIA IL COLPEVOLE. POI ALLA CASA BIANCA HANNO INSABBIATO TUTTO..."
Estratto dell'articolo di Fabio Tonacci per www.repubblica.it
Shireen Abu Akleh con il fratello tony
«Sono tre anni che cerco giustizia per mia sorella Shireen, uccisa a Jenin da un soldato israeliano. È morta con la scritta “Press” addosso. Sono tre anni che faccio di tutto, spendo un sacco di soldi e mi danno l’anima per scoprire chi ha premuto il grilletto e fargli assumere la responsabilità di ciò che ha fatto. […] non esiste neppure un processo a nome Shireen Abu Akleh. E dopo i funerali nessuno da Israele mi ha contattato, né un procuratore, né un giudice, né un poliziotto. Hanno ammazzato mia sorella e pretendono anche che me ne dimentichi».
la comunione di Shireen Abu Akleh
Parla a Repubblica Tony Abu Akleh, 62 anni, fratello di Shireen, la popolare reporter di Al Jazeera colpita a morte l’11 maggio 2022, mentre stava seguendo un raid delle Idf nel campo profughi. Quando è morta, la giornalista palestinese-americana aveva 52 anni.
Dopo l’uccisione è stata aperta un’inchiesta penale?
«Questo accade nei Paesi civili, non nella Cisgiordania occupata. Non è stata condotta alcuna indagine da una corte israeliana. Tutti gli avvocati con cui ho parlato mi hanno detto la stessa cosa: rivolgersi a un giudice israeliano è impraticabile, rivolgersi alle autorità palestinesi è inutile».
tony Abu Akleh chiede giustizia per la morte della sorella Shireen
Perché?
«Perché se anche un tribunale palestinese emettesse una sentenza, non avrebbe il potere per eseguirla. Inoltre, l’esercito israeliano ha provato a manipolare i fatti. Prima ha detto che erano stati i militanti palestinesi a sparare a mia sorella, poi che era morta per un proiettile vagante. Sei volte hanno cambiato versione.
L’allora premier Bennet pubblicò un video che doveva essere la prova che scagionava le Idf, poi si è scoperto che non era girato all’ingresso dove Shiriin è stata colpita. Ci hanno ingannato, fornendoci elementi fasulli».
la polizia israeliana carica il corteo funebre della giornalista shireen abu akleh 9
Né Israele, né l’Autorità palestinese: da chi spera di ottenere giustizia, quindi?
«Dagli Stati Uniti, mia sorella aveva il passaporto americano […]».
Hanno analizzato il proiettile?
« È stato consegnato agli americani dopo essere stato esaminato da militari canadesi a Tel Aviv. Dopo l’esame - era il 3 luglio 2022 - l’ambasciatore americano di allora, Tom Knight, mi disse che i fatti erano chiari e che sarei stato contento di leggere la relazione finale sul proiettile. Il 4 luglio mi ha richiamato e mi ha detto che la relazione era cambiata.
C’era scritto che il proiettile non combaciava con le dotazioni dell’esercito israeliano e che comunque non era possibile identificarne l’origine. Una palese bugia. Esperti forensi mi hanno detto che sui proiettili rimane sempre una sorta di “impronta digitale” per risalire all’arma».
A chi si è affidato negli Usa?
«Avevo trovato un’avvocata brava e molto potente. All’inizio era entusiasta di seguire il caso, dopo il 7 ottobre ci ha mollati».
Il caso è ancora aperto negli Stati Uniti?
«L’allora segretario di Stato Blinken mi promise che avrebbe fatto di tutto per assicurare alla giustizia il colpevole. Poi alla Casa Bianca hanno cambiato linea e hanno insabbiato tutto, volevano solo che smettessimo di parlare di Shireen. Mi hanno detto “caso chiuso”. […] Di recente ho scoperto che Biden, durante il viaggio in Medio Oriente organizzato tre mesi dopo l’uccisione di mia sorella, col governo isralieano non ha neppure sollevato la questione».
E Trump?
«Sono stato a Washington a maggio, ho scritto sia a Trump che a Rubio, nessuna risposta. Né questa, né la precedente amministrazione farebbero qualcosa che possa disturbare Israele. Ma io non mi arrendo, continuo a lottare, lo devo a Shireen».
I cinque giornalisti uccisi dall’Idf all’ospedale di Khan Younis. Cosa ha pensato?
«È il sistema per silenziare chi, con coraggio, documenta la realtà. Come mia sorella Shireen, colpita apposta per il lavoro che faceva. Non attaccano solo i giornalisti ma anche il diritto di tutti a sapere quel che sta accadendo in Palestina. È così triste e frustrante sapere che i soldati israeliani possono uccidere i reporter senza rischiare niente, rimanendo impuniti».
Ci sarà mai giustizia per i giornalisti uccisi a Gaza?
«Se anche solo uno di quei 246 cronisti, fotoreporter e cameraman avrà giustizia, se cioè qualcuno finirà in prigione per uno almeno di quegli omicidi, sarà sufficiente. Ne basta uno per svegliare il mondo. Dopo nessuno potrà eliminare con questa facilità chi tiene in mano una telecamera o impugna una penna».
la polizia israeliana carica il corteo funebre della giornalista shireen abu akleh 6
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Shireen Abu Aqleh reporter di Al Jazeera
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