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Lorenzo D’Albergo e Francesco Salvatore per ‘La Repubblica”
Quattro ferite, quattro tagli sul corpo di Daniele De Santis. Dopo la perizia del Racis dei carabinieri che ha rimescolato le carte in mano alla procura di Roma sulla sparatoria di viale di Tor di Quinto dove lo scorso 3 maggio venne ferito il tifoso napoletano Ciro Esposito, è giallo sulle cartelle cliniche dell’ultrà romanista indagato per omicidio volontario e accusato di aver ucciso il 29enne di Scampia, morto dopo un’agonia di 53 giorni al policlinicoGemelli.
È lo stesso ospedale dove, subito dopo gli scontri, venne portato De Santis. Ma nella diagnosi stilata quella notte non si fa alcun cenno alle quattro coltellate inferte dai tifosi del Napoli sul corpo dell’ultrà romanista. A certificarne la presenza sono stati i medici del Belcolle di Viterbo, la terza struttura in cui l’ultrà romanista è stato ricoverato dopo due mesi e in cui si trova ancora oggi.
Anche se qui c’è un’altra stranezza: il referto sarebbe stato compilato solo dieci giorni fa. In procura, per sciogliere il rebus, si attende il deposito delle cartelle stilate dall’ospedale in cui De Santis lotta per non perdere la gamba maciullata durante gli scontri. E non è escluso che i pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio chiedano di sentire i chirurghi che il 3 maggio medicarono l’ultrà romanista nel pronto soccorso del Gemelli per poi vederselo requisire dalla polizia.
Dopo poche ore dagli scontri di Tor di Quinto, infatti, De Santis viene trasferito in una struttura protetta per evitare il contatto con i tifosi del Napoli, che in massa attendono notizie su Ciro Esposito fuori dall’ospedale di Roma nord. Nel cuore della notte, “Gastone” finisce al policlinico Umberto I. Lì l’ultrà romanista resterà fino alla morte di Ciro Esposito. Il 25 giugno, per motivi di sicurezza, la penitenziaria lo porta via in sedia a rotelle e lo trasferisce nel reparto bunker del Belcolle di Viterbo, dove il primario che lo ha in cura individua le quattro ferite.
I pm non escludono che i medici del policlinico Gemelli, presi dal continuo arrivo di feriti da Tor di Quinto, si siano semplicemente dimenticati di mettere a referto i tagli sul corpo di De Santis. Difficile ipotizzare un’omissione intenzionale.
I primi in assoluto a segnalare i tagli sul corpo di “Gastone” sono stati i suoi legali: «Il nostro assistito - spiegano gli avvocati Tommaso Politi e Michele D’Urso - è stato colpito da quattro coltellate. Ce lo hanno segnalato il nostro medico e lo confermano anche i medici del Belcolle. Lo abbiamo comunicato noi ai periti, visto che non ne erano a conoscenza ». In ogni caso, la procura non sembrerebbe orientata a dare troppo peso a ciò che potrebbe trovare nella nuova cartella clinica. Anche in presenza delle ferite, il referto medico non chiarirebbe l’esatta dinamica dei fatti di Tor di Quinto.
Il vero nodo da sciogliere rimane quello degli spari: i proiettili sono stati esplosi prima che De Santis venisse aggredito (e, a questo punto, accoltellato) o dopo? Nella perizia consegnata al gip Giacomo Ebner in vista dell’incidente probatorio del 24 settembre, i tecnici del Racis propendono per la prima pista.
Una tesi che ha aperto uno spiraglio per la legittima difesa ed è stata rafforzata dal ritrovamento del sangue di “Gastone” sul cappellino di Ciro Esposito. Il legale della famiglia del tifoso napoletano, però, continua a raccogliere elementi che confermerebbero la seconda dinamica: «Stanno emergendo troppe stranezza controbatte l’avvocato Angelo Pisani - per chi ha ucciso Ciro non si può invocare assolutamente la legittima difesa.
Abbiamo in mano il racconto della signora Baglivo, che era presente al momento degli scontri. Assicura di aver visto De Santis coinvolto in tre scontri solo dopo gli spari». L’unica certezza è che a ferirlo sia stato il coltello a serramanico trovato sul luogo della sparatoria.
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