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LO STALLO SUL NEGOZIATO TRA USA E IRAN FA CONTENTO SOLO NETANYAHU – NATHALIE TOCCI: “È ISRAELE SPINGERE PER IL RIAVVIO DELLE OSTILITÀ CONTRO L'IRAN. LE REALI INTENZIONI SONO EMERSE IN TUTTA LA LORO OSCENA IMPUNITÀ IN LIBANO: ISRAELE HA FATTO OLTRE 350 MORTI CIVILI, CON IL SOLO SCOPO DI PROVOCARE UNA RISPOSTA IRANIANA A SOSTEGNO DI HEZBOLLAH, CHE A SUA VOLTA AVREBBE DOVUTO RITRASCINARE UN RILUTTANTE DONALD TRUMP A RIPRENDERE I BOMBARDAMENTI SULL'IRAN” - “LA CRISI DI HORMUZ POTREBBE RAPPRESENTARE IL TRAMONTO DELLA (NON-)PAX AMERICANA NELLA REGIONE. NON A CASO IERI A ISLAMABAD È GIUNTA ANCHE UNA DELEGAZIONE CINESE, PER SOSTENERE I MEDIATORI PAKISTANI E POSSIBILMENTE FORNIRE GARANZIE DI SICUREZZA...”
GHALIBAF, 'GLI USA NON HANNO CONQUISTATO LA NOSTRA FIDUCIA'
(ANSA) - "La controparte non è riuscita a conquistare la fiducia della delegazione iraniana in questo ciclo di negoziati". Lo dichiara Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo della delegazione negoziale con gli Stati Uniti, su X.
MEDIA, 'HORMUZ, URANIO E ASSET CONGELATI SONO STATI I NODI DELLA TRATTATIVA'
(ANSA) - La riapertura dello Stretto di Hormuz, il destino di quasi 900 libbre (408 kg) di uranio altamente arricchito e la richiesta iraniana di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di asset congelati all'estero sono stati i punti critici che hanno fatto deragliare la trattativa tra Iran e Usa.
cartelloni sui negoziati tra usa e iran in pakistan
Lo scrive il New York Times che cita due funzionari iraniani a conoscenza dei colloqui. Gli Stati Uniti avevano chiesto all'Iran di riaprire immediatamente lo stretto a tutto il traffico marittimo, ma l'Iran si è rifiutato di rinunciare alla sua influenza su questo punto strategico per le petroliere, affermando che lo avrebbe fatto solo dopo un accordo di pace definitivo.
L'Iran ha anche chiesto un risarcimento per i danni causati da sei settimane di raid aerei e lo sblocco delle entrate petrolifere congelate in Iraq, Lussemburgo, Bahrein, Giappone, Qatar, Turchia e Germania per la ricostruzione, hanno aggiunto i funzionari, ma gli americani hanno respinto tali richieste.
raid israeliano in libano foto lapresse 7
Un altro punto di contesa è stata la richiesta del presidente Trump che l'Iran consegnasse o vendesse l'intero stock di uranio arricchito di grado quasi nucleare. L'Iran ha presentato una controproposta, ma le parti non sono riuscite a raggiungere un compromesso, hanno affermato i funzionari.
"Abbiamo chiarito in modo inequivocabile quali sono le nostre linee rosse, su quali punti siamo disposti a cedere e su quali no", ha dichiarato il vicepresidente JD Vance dopo 21 ore di incontri con alti funzionari iraniani presso l'hotel Serena di Islamabad, senza specificare quali fossero le linee rosse.
I PASDARAN PRONTI A CEDERE SUL NUCLEARE MA IL POTERE SULLO STRETTO RESTA ALLIRAN
Estratto dell’articolo di Nathalie Tocci per “La Stampa”
I negoziati tra Iran e Usa, iniziati ieri a Islamabad sullo sfondo di una fragile tregua in Medio Oriente – infranta da Israele in Libano, e con lo Stretto di Hormuz ancora chiuso da Teheran –, potrebbero fallire, protrarsi oltre le due settimane previste, o concludersi con un accordo.
Le tre parti direttamente coinvolte nella guerra (Israele, Iran e Usa) spingono in direzioni opposte, rendendo possibili scenari radicalmente diversi, accomunati però da un unico denominatore: la probabile fine della (non-)Pax americana in Medio Oriente.
ambasciata usa a baghdad colpita da un drone iraniano
Dei tre Paesi coinvolti nel conflitto, è Israele – e in particolare il primo ministro Benjamin Netanyahu – a spingere per il riavvio delle ostilità contro l'Iran. Le reali intenzioni israeliane sono emerse in tutta la loro oscena impunità in Libano, all'indomani dell'accordo Usa-Iran sul cessate il fuoco: Israele ha fatto oltre 350 morti civili libanesi, con il solo scopo di provocare una risposta iraniana a sostegno di Hezbollah, che a sua volta avrebbe dovuto ritrascinare un riluttante Donald Trump a riprendere i bombardamenti sull'Iran.
Così come Teheran ha trasformato il conflitto da uno scontro militare bilaterale contro Usa e Israele - che avrebbe perso nettamente - in un conflitto asimmetrico, espandendolo geograficamente ai Paesi del Golfo ed economicamente al resto del pianeta attraverso la chiusura dello Stretto di Hormuz, uscendo per ora vincitrice sul piano strategico, allo stesso modo Israele cerca adesso di ritrascinare Washington in guerra attraverso la triangolazione con il Libano.
BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP
Se Netanyahu riuscisse nel suo intento, i negoziati di Islamabad fallirebbero. E la guerra riprenderebbe con gli Stati Uniti che ricadrebbero nella trappola dell'escalation, tesa da Israele e sfruttata dall'Iran.
Se così non fosse, si aprirebbero due alternative. La prima vedrebbe il prolungarsi dei negoziati. È impossibile immaginare che in due settimane si riesca a trovare la quadra di un accordo [...]. A oggi, 440 chili di uranio arricchito al 60% (un livello per cui non c'è applicazione civile) si trovano ancora in Iran; il programma missilistico iraniano è stato certamente degradato, ma conserva la capacità di colpire Israele e i Paesi del Golfo; le milizie filoiraniane sono indebolite ma non dissolte, e gruppi come Hezbollah in Libano e gli Houthi nello Yemen [...] sono intervenuti a sostegno dell'Iran perché un eventuale crollo della Repubblica islamica sarebbe per loro una minaccia esistenziale.
A tutto ciò si aggiunge il controllo dello Stretto di Hormuz, che ha permesso all'Iran di destabilizzare l'economia mondiale, e che si sta trasformando in una leva strategica ed economica di straordinario valore, attraverso un sistema di pedaggio di fatto già operativo.
Va considerato, infine, che il regime iraniano si è radicalizzato ed è sempre più saldamente nelle mani delle Guardie rivoluzionarie, e non ha fretta di giungere a un accordo né intenzione di scendere a compromessi al ribasso. Più di chiunque altro, Teheran è probabilmente disposta a trascinare le trattative sine die.
[...] Ogni accordo implica un compromesso: qualora se ne raggiungesse uno, questo comporterebbe senz'altro concessioni significative da entrambe le parti.
usa e israele attaccano l iran 9
Gli americani possono ottenere garanzie significative sul fronte nucleare, ironicamente non molto diverse da quelle che l'Iran era pronto a dare prima della guerra. Da parte iraniana, è difficile immaginare che vi sia una rinuncia totale alla leva strategica acquisita sullo Stretto. E così, come settant'anni fa la crisi di Suez - con la nazionalizzazione del Canale da parte dell'Egitto di Gamal Abd el-Nasser - segnò la fine dell'era franco-britannica in Medio Oriente, la crisi di Hormuz potrebbe rappresentare il tramonto della (non-)Pax americana nella regione.
Non a caso ieri a Islamabad è giunta anche una delegazione cinese, per sostenere i mediatori pakistani e possibilmente fornire garanzie di sicurezza qualora si giungesse a un accordo.
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Mohammad Ghalibaf Shehbaz Sharif
usa e israele attaccano l iran 13
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