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“GLI IRANIANI HANNO AVUTO ANNI PER PREPARARSI E HANNO CREATO TUNNEL DOVE NASCONDERE MISSILI E LANCIATORI” – NEL REPORT SEGRETO SULLE ARMI DEI PASDARAN, GLI 007 ITALIANI SPENGONO GLI ENTUSIASMI DEI COMANDANTI AMERICANI E ISRAELIANI, CONVINTI DI AVER PORTATO A CASA GRANDI SUCCESSI NEI BOMBARDAMENTI DEI TUNNEL: GLI ARSENALI DI TEHERAN SONO STATI RIEMPITI ALL'INVEROSIMILE E L'IRAN DISPORREBBE DI ALMENO 3000 MISSILI A MEDIO-CORTO RAGGIO E 2000 MISSILI A LUNGO RAGGIO. L’INTELLIGENCE ITALIANA: “NON SONO IN GRADO DI REAGIRE DIRETTAMENTE CONTRO LA POTENZA AMERICANA E ISRAELIANA. RISPONDONO COLPO SU COLPO, MA INDIRETTAMENTE. COLPISCONO I PAESI DEL GOLFO PER...”
Estratto dell’articolo di Francesco Grignetti per "la Stampa"
«In Occidente l'opinione pubblica non ha idea di che cosa sta succedendo in Iran, di quanto siano intensi i bombardamenti aerei. Razzi, missili e munizioni vengono usati in quantità eccezionale. E ovviamente vanno reintegrati». Così parlavano ambienti della nostra intelligence, due giorni fa, a margine della conferenza stampa per la Relazione annuale sulla sicurezza.
«Quest'intensità nei bombardamenti sta costringendo gli iraniani a dosare la loro risposta. Però si stanno muovendo in maniera molto abile e i loro lanciatori di missili non sono stati del tutto neutralizzati».
Premessa indispensabile: le nostre agenzie di intelligence avevano previsto l'attacco israelo-americano all'Iran. Con l'enorme dispositivo aeronavale dispiegato da Trump in Medio Oriente non ci si poteva fare illusioni. E ora prevedono che non sarà un conflitto breve.
Alla base c'è una analisi approfondita degli 007 su come gli iraniani si sono attrezzati sul terreno. Sempre le fonti di intelligence: «Hanno avuto anni di tempo per prepararsi e hanno creato tunnel dove nascondere missili e lanciatori.
Fanno uscire un lanciatore, scagliano il missile, e immediatamente tornano sotto». In fondo è la stessa strategia vista con Hamas o con Hezbollah, l'ampio ricorso ai tunnel sotterranei.
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Americani e israeliani lo sanno. Per questo motivo sembra che abbiano concentrato i raid sui famosi tunnel. E nei briefing quotidiani, i comandanti vantano grandi successi su questo versante. Sembra di capire che invece gli italiani siano molto più prudenti nelle loro valutazioni. Anche perché gli arsenali di Teheran sono stati riempiti all'inverosimile in vista di quel che poi è successo.
L'Iran disporrebbe quindi di almeno 3000 missili a medio-corto raggio e 2000 missili a lungo raggio. I primi sono del tipo scaraventato contro i Paesi vicini; i secondi colpiscono Israele e hanno tentato di raggiungere anche la base statunitense di Incirlik, in Turchia. E nel mirino potrebbe finire di nuovo Cipro, che però sarebbe stata colpita non con missili, ma con droni decollati dal Libano. L'Italia invece è fuori dalla loro portata.
La strategia degli iraniani pare chiara alla nostra intelligence. Ed è obiettivamente lucida. «Non sono in grado di reagire direttamente contro la potenza americana e israeliana. Rispondono colpo su colpo, ma indirettamente. Colpiscono i Paesi del Golfo e l'Arabia Saudita (ma anche la Giordania e ieri l'Azerbajan, ndr) perché cercano di creare il caos. Cercano cioè di strangolare il commercio di petrolio, o quantomeno di portare i Paesi arabi all'esasperazione. L'obiettivo è che siano l'Arabia saudita, gli Emirati, il Qatar o il Kuwait a chiedere a Trump di finire la guerra».
Infine gli 007 annotano un elemento drammatico tutto interno alle dinamiche dell'Iran. La fulminea successione a Guida suprema del giovane Khamenei, Mojtaba, è interpretato dall'intelligence italiana come la definitiva presa del potere da parte dei Pasdaran.
La previsione a questo punto è di una guerra di medio periodo.
E palazzo Chigi sa che cosa deve attendersi.
Le nostre forze armate sono in allerta, come spiegato in Parlamento dal ministro Guido Crosetto: stanno andando via quasi tutti i militari non indispensabili dai Paesi del Golfo e si valuta se tenere ancora in Libano i soldati della missione Unifil che dipende dall'Onu. Non si esclude un ripiegamento rapido in caso di ulteriore escalation. Nel frattempo il Palazzo di Vetro ha deciso l'evacuazione del suo personale civile dal Libano.
I nostri avevano messo in conto il riaccendersi del conflitto nel Libano meridionale. «Quando Teheran chiama, Hezbollah non può sottrarsi. Hanno dovuto riaprire le ostilità lanciando i razzi verso Israele anche a costo di riaccendere un conflitto suicida». Stessa cosa si attendono a breve all'imboccatura del Mar Rosso, sulla rotta per il Canale di Suez. «Ma sarà sempre Teheran a decidere quando attivare gli Houthi».
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