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“NON ABBIAMO UN PRESIDENTE, UN PORTAVOCE DA INVITARE IN TV O UNA TESSERA DA VENDERE” – LE VOCI DALLA GALASSIA DEI RAGAZZINI SCESI IN PIAZZA A MILANO PER SPACCARE VETRINE E SACCHEGGIARE I NEGOZI: “ABBIAMO SEGUITO GLI AMICI, I FRATELLI. C'ERA CASINO, VOLEVAMO ESSERCI. NON CI IMPORTA DELLE CONSEGUENZE, TORNEREMO” – IN GRAN PARTE MARANZA, ITALIANI DI SECONDA GENERAZIONE, RIPRENDONO STROFE DEI TRAPPER COME: “NON FACCIO MAI LA SPIA ANCHE SE METTI UNA BOMBA E UNA MITRAGLIA” – SECONDO GLI INVESTIGATORI “SI MUOVONO COME SE FOSSE UN VIDEOGIOCO, COME GRAND THEFT AUTO. E CERCANO VISIBILITÀ SUI SOCIAL. UNO SCATTO CON UNA GIACCA FIRMATA PRESA COME BOTTINO ASSICURA MIGLIAIA DI LIKE E TI FORNISCE UNO STATUS” – L’INTELLIGENCE CERCA CI CAPIRE CHI CI SIA DIETRO AL PRIMO APPELLO SOCIAL PER IL PRIMO “RADUNO” DI SABATO SCORSO – VIDEO
Estratto dell’articolo di Irene Famà per “La Stampa”
«Non abbiamo un presidente, un segretario, un portavoce da invitare in tv, una sede da perquisire o una tessera da vendere». Ecco. Per raccontare le proteste di questi giorni, per raccontare questi ragazzi che scendono in piazza a devastare ogni cosa, a saccheggiare i negozi del lusso, ad attaccare la polizia per postare le prodezze sui social, bisogna partire da qui.
[…]
Ci sono le periferie e gli antagonisti alla ricerca di nuove leve per la lotta. «Non ci importa delle conseguenze, torneremo. Vogliamo farci sentire», rivendicano tre adolescenti protagonisti dei disordini di Milano.
proteste in piazza - manifesti della propaganda
«Abbiamo seguito gli amici, i fratelli. C'era casino, volevamo esserci», spiegano agli investigatori i coetanei di Torino. Altri ancora, sui profili social, ostentano il bottino delle razzie. Rigorosamente vestiti firmati. Rigorosamente con sottofondo trap.
La prima anima della protesta è quella dei baby casseurs. Sono giovani, alcuni giovanissimi. Hanno dai dodici ai venticinque anni, viaggiano in monopattino e indossano tuta, scarpe da ginnastica e borsello.
[…] C'è chi li definisce maranza, chi li liquida come teppisti: la realtà è più complessa. La maggior parte sono ragazzi di seconda generazione: nati in Italia e cresciuti in un Paese che, urlano, li fa sentire «stranieri».
Hanno storie simili: sfratti in arrivo o appartamenti di 40 metri quadrati in cui vivono in troppi, genitori che lavorano senza sosta, chi in fabbrica chi in panetteria chi nel settore delle pulizie, per mettere insieme il pranzo con la cena e assicurare ai propri figli un futuro.
assalto alla libreria feltrinelli TORINO
Guardano i coetanei più fortunati, «indossano imitazioni delle grandi marche, ma vogliono l'originale», osservano gli esperti. E così le griffe se le vanno a prendere.
Sono le banlieu che entrano nelle vie del lusso della città. «Nessuna ideologia o appartenenza politica», sottolineano gli investigatori che si occupano di disordini di piazza e che in queste ore stanno cercando di ricostruire l'analisi del fenomeno. «Si muovono come se fosse un videogioco» e il riferimento è a Gta, Grand Theft Auto.
«E cercano visibilità sui social: riprendono e postano tutto. Compresi i tafferugli, i saccheggi. Uno scatto con una giacca firmata presa come bottino assicura migliaia di like e ti fornisce uno status».
Scontri a Milano durante manifestazione contro il caro vita - foto lapresse
Imitano la gestualità dei trapper, dito medio e pistola, riprendono strofe come: «Non faccio mai la spia anche se polizia. Anche se metti una bomba e una mitraglia». Nei loro profili, uno slogan ricorrente: «Mi dan del delinquente. Siamo tutti delinquenti». Non sono esperti degli scontri di piazza e così, sempre sui social, condividono i video di altre proteste per imparare strategie. Si guarda a Parigi e all'Albania.
E proprio dai coetanei di Tirana imparano a sfruttare dei secchi per evitare i lacrimogeni. La realtà è variegata: c'è il mito della «riccanza» e la rabbia del divario sociale. C'è chi scende in piazza per spaccare tutto e fa rumore e si prende la scena.
Scontri a Milano durante manifestazione contro il caro vita - foto lapresse
Ma tra quei giovani c'è anche arriva in centro dalla periferia semplicemente per farsi sentire, nella speranza che qualcuno lo ascolti e prenda provvedimenti: «Vedo i miei genitori lavorare giorno e notte e non riuscire a pagare le bollette. Non è giusto».
Basta davvero poco per infiammare gli animi di questi ragazzi, anche un appello da rilanciare sui social. Il primo risale a circa sette giorni fa: «Il 17 ottobre 2026 tutti in piazza. Manifestazione nazionale contro il caro vita, caro benzina, caro affitti».
Realizzato con l'intelligenza artificiale, non ha né firme né sigle. L'intelligence e gli investigatori dell'Antiterrorismo stanno cercando di risalire agli autori. Quel che è certo è che quella chiamata alla mobilitazione è rimbalzata pure su Tik Tok ed Instagram. Il 17 ottobre, a Milano e Torino, le prime razzie.
minorenni e maranza saccheggiano negozio decathlon a milano 7 foto lapresse
E i baby casseurs tornano a chiamarsi a raccolta per il giorno dopo. Condividono nei loro canali le foto delle gazzelle dei carabinieri distrutte, dei lanci delle pietre con la polizia, dei saccheggi nei negozi con gli #riot #spacchiamotutto #acab: «Facciamoci sentire», «Oggi sarà di nuovo il caos», «Andiamo in piazza Duomo».
[…] A Torino, ad esempio, la saldatura tra il centro sociale Askatasuna, da sempre regia degli scontri di piazza e alla ricerca di nuove leve, e i giovani di seconda generazione in strada in questi giorni. L'altro giorno, su Instagram. nasce il Movimento17ottobre.
minorenni e maranza saccheggiano negozio decathlon a milano 10 foto lapresse
Anche qui nessuna sigla: «Siamo un processo, un movimento non strutturato nato per prendere iniziativa e far avanzare la coscienza politica dei giovani in Italia». L'obiettivo è quello di riuscire a coordinare le proteste.
I toni, i termini, l'iconografia, sono propri del mondo antagonista: «Non ci fidiamo delle istituzioni di questo governo, delle strutture politiche classiche». E ancora: «Ci tuteliamo dalla repressione dello Stato e dei fascisti».
Parlano di «fluidità come strategia», pubblicano riferimenti all'«Egitto del 2011, a Hong Kong e al Cile del 2019». Chiedono che la «piazza non sia solo protesta, ma anche discussione, dibattito e crescita politica». La dichiarazione di autonomia: «Non ci rappresenta nessuno. Ci rappresentiamo da soli». Poi l'appello alla mobilitazione permanente, ogni sabato alle 15, nelle principali città italiane. La galassia della protesta è variegata. E la furia dei ragazzini ne diventa centrale.
milano vandalizzata e saccheggiata manifestazioni e proteste contro il caro vita 34 foto lapresse
milano vandalizzata e saccheggiata manifestazioni e proteste contro il caro vita 30 foto lapresse
minorenni e maranza saccheggiano negozio decathlon a milano 13 foto lapresse
assalto alla libreria feltrinelli TORINO
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