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“NON HO MAI CREDUTO CHE VOLESSERO UCCIDERMI” – GIANNI DI VITA, MARITO E PADRE DELLE DUE DONNE MORTE PER AVVELENAMENTO DA RICINA, SI SBOTTONA: “NON HO MAI PENSATO NEMMENO CHE VOLESSERO UCCIDERE MIA FIGLIA E MIA MOGLIE. GLI INVESTIGATORI SANNO MOLTE PIÙ COSE DI QUELLO CHE IMMAGINIAMO” – DIECI MESI DOPO, I DUE DECESSI RESTANO SENZA UN COLPEVOLE. SI CONTINUA A CERCARE NEI PC DELLE SCUOLE DELLA PROVINCIA DI CAMPOBASSO DOVE LAVORAVANO L’AMICA MONIA E IL MARITO, LA CUGINA E DOVE STUDIAVANO LE DUE FIGLIE DI GIANNI. QUALCUNO, SPACCIANDOSI PER UN SCRITTORE, CERCAVA ONLINE: “STO CERCANDO DI CAPIRE SE LA VITTIMA FINIREBBE IL PASTO O SPUTEREBBE TUTTO AL PRIMO BOCCONE DAL SAPORE TROPPO AMARO. È IMPORTANTE PER LA TRAMA DEL ROMANZO...”
1 - GIANNI DI VITA - RICINA, L’EX SINDACO: «IO IL BERSAGLIO? NO, E NEPPURE SARA E ANTONELLA»
Estratto dell’articolo di Alessandro Fulloni per il “Corriere della Sera”
«Buongiorno» dice lui per primo, appena sceso dalla sua Alfa 159 bianca. «Buongiorno a lei, Gianni». Un incontro del tutto casuale. [...]
Gianni Di Vita, 55 anni, marito e papà di Sara e Antonella, uccise nei giorni successivi allo scorso Natale dalla ricina ingerita chissà come, arriva in auto per un saluto alle tombe della moglie e della figlia [...] «no, non posso parlare, non ho nulla da dichiarare». Ma insistiamo: sarebbe solo per un saluto o poco più... «Se accetto è solo perché siamo qui, in questo luogo...» replica cortese, incamminandosi verso l’esterno del cimitero.
[...] A una domanda brutale sull’inchiesta, però, non si sottrae: Gianni, ha mai pensato che potesse essere lei il bersaglio della ricina? È tassativo, nella risposta: «No.
Non ho mai creduto che volessero uccidermi». Si ferma un istante, poi aggiunge: «Così come non ho mai pensato che volessero uccidere mia figlia e mia moglie». Ma allora che è successo?... L’ultima puntualizzazione arriva dopo un respiro, lungo e stanco: «Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo».
Stavolta il colloquio è davvero finito. Gianni si accomiata. Al ricordo di Sara e Antonella, si è visibilmente commosso, piange. Rientra nel camposanto, da lontano lo vediamo riempire una brocca da una fontanella. Mentre innaffia l’aiuola, a 38 chilometri di distanza, a Campobasso, è in corso una «perquisizione informatica» al liceo classico «Pagano», quello frequentato dalle due figlie. Sara, 15 anni, frequentava il secondo anno.
Alice, la primogenita 19enne, si è diplomata a luglio con il massimo dei voti.
antonella di ielsi con il marito gianni di vita e le figlie
Quella di ieri è la terza delle 4 verifiche degli inquirenti nelle scuole in cui insegnano, lavorano e studiano persone ascoltate nel corso dell’inchiesta. Dai computer, gli investigatori vogliono capire, tra l’altro, chi abbia digitato la parola «ricina» sul web. L’impressione è che si punti, pure, a escludere alcune piste inevitabilmente seguite sinora. Secondo Giovanni D’Alfonso, consulente di Di Vita («parte lesa con Alice» ripete il suo avvocato Vittorino Facciolla) «è possibile risalire all’autore delle ricerche solo se l’utente è entrato con un suo Id nei pc». I tempi? «Un paio di mesi».
Si segue soprattutto il movente passionale, il passato di Gianni, le sue relazioni, le sue amiche: tra queste Monia, prof allo scientifico di Riccia (perquisito mercoledì, dopo che martedì era stato setacciato l’Agrario in cui lavora il marito) e la cugina Laura, insegnante di sostegno in una scuola a Casacalenda, che sarà controllata oggi. [...]
2 - UCCISE DALLA RICINA, IL RISIKO DEI MOVENTI L’ULTIMA PISTA PORTA AGLI STUDENTI DEL LICEO
Estratto dell’articolo di Niccolò Zancan per “la Stampa”
Così, in una mattina di sole, la polizia arriva anche a scuola della figlie di Gianni Di Vita. Gli investigatori entrano e escono dal liceo Classico Pagano di Campobasso [...] sono venuti a sequestrare tutti i dati di navigazione dei 64 computer dell'istituto per trovare o per escludere che proprio da qui siano partite le ricerche sull'avvelenamento che ha causato la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, morte entrambe a Natale del 2025, dopo una lunga agonia. Avvelenate dalla ricina. Ma da chi? Perché?
[...] Dieci mesi dopo tutte queste domande restano senza risposta. Al punto che nel terribile gioco delle deduzioni giudiziarie, di gran moda nell'Italia del 2026, davanti a questa scuola si ipotizza che questa sia «la pista dei giovani studenti». Quella dei compagni di Sara Di Vita, 15 anni, morta avvelenata. E quelli di sua sorella, Alice, scampata assieme al padre all'avvelenamento. Le due sorelle studiavano entrambe qui.
L'unico punto fermo delle indagini è che nei giorni precedenti al delitto sono state fatte delle ricerche in rete dalla provincia di Campobasso. Alcune delle quali avanzate da un falso scrittore di gialli. «L'acquisto di grandi quantità di semi di ricino on line è tracciato? Può essere segnalato alle autorità doganali?».
Oppure: «Sto cercando di capire se la vittima finirebbe il pasto o sputerebbe tutto al primo boccone dal sapore troppo amaro. È importante per la trama del romanzo». Altra frase: «Esiste qualcosa che agisca sul sistema nervoso centrale in modo da impedire anche un solo grido? Qualcosa che sembri solo un collasso improvviso». Per cercare chi ha scritto queste parole, gli investigatori le stanno tentando tutte.
Hanno sequestrato ogni supporto informatico, prima di arrivare alle perquisizioni nelle scuole. Le prime due nel comune dI Riccia, lo Scientifico e l'Istituto Agrario dove lavorano «l'amica Monia» e il marito di Monia. E fino a qui siamo alla pista passionale, se così si può dire: perché proprio «l'amica Monia» è indicata come molto legata a Gianni Di Vita. Insomma, saremmo di fronte al caso di un tradimento che ingenera una vendetta, oppure al piano criminale di una donna che vuole eliminare la moglie dell'uomo che ama.
Ma la terza scuola, questo liceo di Campobasso, sembra aprire scenari completamente diversi: una follia fra studenti. Oppure qualcosa che non si riesce neppure a immaginare.
Sarebbe già abbastanza, se non fosse che oggi - il quarto giorno - sarà quello della quarta scuola. La polizia varcherà i cancelli del liceo «Silvio di Lalla» di Casacalenda, lì dove insegna Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita. E cosa dicono le voci sulla cugina? Di quanto fosse legata a Gianni, di quanto poco andasse d'accordo con la moglie di lui Antonella Di Ielsi. Poveri noi.
Dieci mesi di indagine, duecento testimoni: neanche un indagato.
[...] Siamo di fronte a scenari diversissimi.
Nemmeno si può escludere quello che forse sembrerebbe, per logica, il caso più ovvio: l'avvelenamento accidentale. Perché in questa campagna la ricina si è sempre usata come veleno per i topi. La ricina esiste in natura. E non si può escludere che sia finita dentro a un alimento.
Ma la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, è stata categorica: «È l'ipotesi più improbabile».
[...]
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